Don Alberione e la Famiglia Paolina

02/04/2015 | Cooperatori paolini

Prendiamo lo spunto dall’incontro di Gesù con la Samaritana  (Gv 4,5-52) per sottolineare come lei stessa, alla fine del suo percorso di fede, diventi una collaboratrice del Vangelo. Questa narrazione guida il programma di formazione dei Cooperatori per l’anno 2015: come Gesù, così Paolo e tutta la Famiglia Paolina hanno la necessità di collaboratrici e di collaboratori.

Tutti i Cooperatori paolini fanno parte a pieno titolo della Famiglia carismatica paolina.

Spesso il Papa parla dei laici che “condividono ideali, spirito, missione” degli Istituti religiosi ai quali sono legati. In particolare afferma:

«Attorno ad ogni famiglia religiosa di vita apostolica è presente una famiglia più grande: quella carismatica che comprende più istituti che si riconoscono nella medesima vocazione. Sono cristiani laici che incoraggio a vivere quest’anno dedicato alla vita consacrata, come una grazia che può rendervi più consapevoli del dono ricevuto. Quando i consacrati di diversi Istituti si incontreranno fra loro, fate in modo di essere presenti anche voi come espressione dell’unico dono di Dio».

L’anno della vita consacrata non riguarda dunque soltanto le persone consacrate, ma la Chiesa inte-ra. «Mi rivolgo a tutto il popolo cristiano – continua il Papa – perché prenda sempre più consapevo-lezza del dono della presenza di tanti consacrati e consacrate come eredi di grandi santi che hanno fatto la storia del Cristianesimo».

I Cooperatori sono un ramo della Famiglia Paolina (FP).  Sono stati pensati dal fondatore, don Alberione, come distributori dei beni del Signore, un ponte fra Dio e la società, che tendono a realizzare nella società civile con l’apostolato, la spiritualità ed il carisma della Famiglia Paolina: vivere e dare al mondo Gesù Cristo ad imitazione di S. Paolo, sotto la protezione di Maria, Regina degli Apostoli.

Come associazione di “laici”, i Cooperatori appartengono alla grande area del volontariato cattolico e sono soggetti agli specifici orientamenti della Chiesa.

Il Cooperatore sa di essere  corresponsabileattraverso i “pulpiti” paolini – dell’evangeliz-zazione nel mondo contemporaneo, utilizzando tutte le moderne invenzioni, aperto alle necessità del mondo contemporaneo per dare testimonianza nello specifico impegno apostolico.

Bisogna premettere che i Cooperatori sono stati pensati da don Alberione prima ancora di fondare gli Istituti religiosi della FP. Nella notte dal 31 dicembre 1900 al 1 gennaio 1901 il chierico Alberione nel duomo di Alba si chiedeva: “Signore, cosa posso fare io per gli uomini del mio tempo?”  Papa Leone XIII aveva detto di unire le forze per diffondere il bene del Vangelo con gli stessi strumenti che usano il “nemici”. Il mezzo allora più diffuso per propagare idee atee era la stampa.  Nel 1908 don Alberione pensa a collaboratori laici ma non può ancora organizzarli.

Allora immagina una grande schiera di consacrati, con istituti maschili e femminili, e fonda nel 1914 la Soc. San Paolo e nel 1915 le Figlie di San Paolo.

Nel 1918 nasce l’associazione dei Cooperatori.

Quali sono, allora, le forme di cooperazione che immagina Alberione?

* la preghiera. Innanzitutto la dimensione spirituale. Il Cooperatore coltiva la preghiera e la promuove nel proprio ambiente, offre il proprio impegno quotidiano in riparazione del male per il cattivo uso dei media.

* le opere;

* le offerte. Perché offerte? Al tempo di Alberione le famiglie era molto povere e avevano tanti figli. Se nascevano delle vocazioni, a volte le famiglie non potevano far studiare i ragazzi. Così don Alberione chiedeva alle famiglie “che potevano” una borsa di studio per i giovani che diversamente non avrebbero avuto la possibilità di studiare. Successivamente le offerte furono finalizzate a sostenere le opere dell’Istituto, soprattutto per l’edificazione del santuario della Regina Apostolorum di Roma. Infatti durante la 2° guerra mondiale egli aveva fatto una promessa alla Madonna: se non fosse morto nessun paolino e nessuna paolina a causa della guerra, egli avrebbe eretto un santuario.

Per la formazione del CP ci sono testi fondamentali quali lo Statuto, gli scritti fondanti di don Alberione e la rivista “Il Cooperatore Paolino” – mensile che vuol essere di formazione ed informazione.

Formazione Paolina. Un testo fondamentale è L’Apostolato Stampa, che nel tempo è stato aggiornato in Apostolato delle Edizioni” e con la sua terza edizione (1955) – comprendente  i capitoli riguardanti la stampa, la radio e il cinema – fu definito “Apostolato dell’edizione“, al singolare perché unico è l’apostolato.

Don Alberione ha sempre ritenuto questo testo come un “manuale direttivo di formazione e di apostolato” per tutta la Famiglia Paolina. In realtà dà lo spunto per una rielaborazione globale, che comprenda la stampa e tutti gli altri mezzi moderni di comunicazione, ai fini di una nuova evange-lizzazione.

Don Alberione ha scritto: “Oggi – l’oggi di ogni tempo – dobbiamo condurre sempre le ani-me al paradiso; dobbiamo guidarle ad incontrare Cristo, prendendo gli uomini come sono oggi.  Le librerie sono pulpiti di evangelizzazione. Chi vi opera, assurge alla dignità di apostolo…”  Le nostre case sono “povere” nello spirito, per il voto di povertà, mentre la libreria dev’essere bella, perché pulpito da dove è predicato il Vangelo.  L’apostolato delle FSP è diverso da quello di una suora  di altra congregazione.

Una delle cose più importanti del carisma pastorale del paolino è come don Alberione ha visto la donna, che ha associato all’apostolato pastorale nella Chiesa e nella società. E’ stato all’avanguardia o no? Come dev’essere la donna oggi nella società?

Siamo lieti di celebrare il centenario delle Figlie di San Paolo che, aperto il 5 febbraio 2015, sarà chiuso il 15 giugno 2016, giorno anniversario della nascita dell’Istituto.

Alla chiusura forse avrà luogo anche l’udienza dal Papa.

(24  gennaio 2015)

Dipinto da Annamaria Fanzutto