don Angelo Colacrai: La nuova evangelizzazione (parte seconda)

02/09/2013 | Cooperatori paolini

Un rabbino una volta disse: “Dio è giusto. Ma che cos’è la giustizia? Ci sono almeno quattro gradi di giustizia:

  1. C’è la giustizia di chi dice “Quello che è mio è mio; quello che è tuo, è tuo. Ognuno si tiene il suo. Questa è la giustizia di Sodoma e Gomorra. Tu non hai niente, io ho tutto, ma non ti aiuto. Io difendo la mia proprietà privata perchè è mia.
  2. Il secondo grado di giustizia è di chi dice : “Quello che è mio è mio; quello che è tuo è anche mio almeno in parte. Questa è la giustizia del fisco: per essere cittadino devi pagare le tasse! Ma questa è anche la giustizia della mafia.
  3. Terzo grado di giustizia è di chi dice:  Quello che è mio lo do a te; quello che è tuo tu lo devi dare a me”. E’ il commercio che si basa sul “do ut des“. E qui entra in ballo la parola pace, che deriva da “pagare”: cioè “chiudere i conti”. E’ la pace commerciale.
  4. Quarto grado di giustizia  è: “Quello che è tuo, è tuo;  quello che è mio è tutto tuo”. E’ la giustizia del padre e della madre col figlio. La giustizia è amore. Cosa fanno i genitori, quando un bimbo nasce? Si prendono cura, gli danno tutto quello che hanno e possono: lì sono tutte le opere di misericordia. I genitori vivono per far vivere.

Il padre non condanna nessuno dei suoi figli. Così Gesù non è venuto per giudicare o per condannare, ma per portare la vita a tutti. Ci dona la sua Parola. Sta a noi accoglierla o meno. Noi non saremo condannati per il male che facciamo, ma per il bene che rifiutiamo di fare. “Avevo fame e non mi avete dato da mangiare, avevo sete…“. Ecco: saremo giudicati sull’amore.

Madre Teresa ha evangelizzato e come! Non ha fatto proselitismo di nessun tipo: Non ha detto agli Indù di diventare cristiani… Ha detto solo “Ti amo!” e basta. Hai fame e ti do da mangiare, hai sete e ti do da bere… Sono le sette opere di misericordia spirituali.  Ve le ricordate? Ecco: se non riusciamo a fare opere di misericordia corporali, magari possiamo fare quelle di misericordia spirituali: “Consigliare i dubbiosi; insegnare agli ignoranti; ammonire i peccatori; consolare gli afflitti; perdonare le offese; sopportare pazientemente le persone moleste; pregare Dio per i vivi e per i morti“.

foto: Don Angelo Colacrai
Don Angelo Colacrai

Le opere di misericordia potrebbero essere un buon punto di partenza per un convegno…

Connettere le lingue fra di loro è connettere il mondo. E noi Paolini partiamo dalla Bibbia, di cui stiamo curando una edizione per ogni lingua del mondo, per poter arrivare a quante più persone possibili. Le edizioni riportano sempre la lingua originale (greco) e inglese – che è la lingua moderna più nota. In una colonna parallela c’è il testo nella lingua del destinatario. Le parole sono allineate in frasi diverse, ma su colonne parallele. Attraverso la lingua si può arrivare a tutti.

Civiltà Cattolica – la rivista dei Gesuiti e del Papa – si sta modificando. I Gesuiti avevano a Roma la “casa degli scrittori”, dove si facevano anche studi di ricerca.

Noi Paolini abbiamo imparato molto dai Gesuiti, ma da noi non ha funzionato, perchè più che scrivere e pensare, noi Paolini riproduciamo e divulghiamo. Però per noi Civiltà Cattolica rimane sempre un punto di riferimento importante. La rivista si deve sempre rinnovare come il nostro modo di evangelizzare!

Il direttore di Civiltà Cattolica è un esperto di comunicazione, ma non scrive mai da solo. Così la rivista è più controllata, oltre che dalla Santa Sede.  Essa è uno strumento di civiltà cattolica e cristiana, esce già da oltre  160 anni ogni 15 giorni, con fascicoli di oltre 100 pagine.  Ed ha mantenuto sempre lo stesso formato. La continuità nella ricerca è una buona indicazione per noi. Ultimamente le edizioni sono messe anche on-line (dal 1850 ad oggi). E’ un patrimonio storico, culturale e civile.  La rivista ha avuto da subito un notevole successo: dal primo fascicolo, stampato in 4.200 copie.

E’ una rivista che fa opinione, che sta cambiando il modo di vedere le cose. Dopo 4 anni la tiratura era salita a 13.000 copie, numero veramente notevole per quell’epoca. Allora si acquistò in Inghilterra una macchina stampante ancora più veloce.  Ciò che la Civiltà Cattolica intende offrire ai lettori è la condivisione di un’ampia esperienza intellettuale, illuminata dalla fede cristiana e profondamente iniettata nella vita sociale, culturale, economica, politica dei nostri giorni.  Soprattutto la rivista vuole condividere le proprie impressioni non solamente con l’ambiente cattolico, ma con ogni uomo e con ogni donna, impegnati seriamente nel mondo.

La differenza non è fra chi crede e chi non crede, ma fra chi pensa e chi non pensa. E queste sono parole di 160 anni fa e vanno ancora benissimo.

Paolo VI così si espresse su Civiltà Cattolica: “Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili, nel crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, c’è il confronto fra le esigenze cruciali dell’uomo ed il perenne messaggio del Vangelo. Dove c’è da combattere e discutere, là ci sono i Gesuiti.”  Ma noi Paolini non dovremmo essere di meno. Il nostro Fondatore diceva: «Se S. Ignazio fosse stato più attento, avrebbe scelto S. Paolo, come guida spirituale, perchè egli portava a Cristo, Pastore, Via, Verità e Vita.»

S. Paolo era un gesuita ante litteram: dove si trattava di discutere, risolvere problemi insoluti, lì portava il Vangelo!   Benedetto XVI in un’udienza privata nel 2006, ci disse: «In questo nostro tempo in cui il Signore Gesù chiama la sua Chiesa ad annunciare con un nuovo slancio il Vangelo di salvezza, non ci si può dispensare dalla ricerca di nuovi approcci alla situazione storica, che oggi vivono gli uomini e le donne, per presentare ad essi in forme efficaci l’annuncio della nuova notizia.» Non siamo autoreferenziali, ma al servizio del mondo. Come evangelizzare oggi il mondo?? Civiltà Cattolica è un metodo. Noi possiamo farlo per esempio con le lingue!

Papa Francesco ai rappresentanti dei mezzi di comunicazione sociale, riuniti il 16 marzo scorso  nell’aula “Paolo VI”, disse: «Voi avete la capacità di raccogliere ed esprimere le attese e le esigenze del nostro tempo, – come affermava anche don Alberione – di offrire gli elementi per una lettura della realtà. Il vostro lavoro – e si rivolgeva ai giornalisti – necessita di studio, di sensibilità, di esperienza, come tante altre professioni, ma comporta una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza.” Il Bello, Buono e Vero è in tutto: nella creazione come in tutti gli uomini e donne.  La nostra verità si misura col nostro coraggio di affrontare la realtà, la vita quotidiana. Come possiamo allora evangelizzare il mondo d’oggi? Con la nostra presenza, col coraggio del vivere quotidiano, senza mollare mai, guardando il futuro della realtà che è di Dio.

Il cristianesimo non può essere ridotto ad una delle tante ideologie.

Il cristianesimo non è una dottrina, non una teoria di ciò che è stato e di ciò che sarà nell’animo umano, bensì è la descrizione di un evento reale della vita dell’uomo.

E’ quello che è espresso da 4 verbi fondamentali: Gesù è morto in croce per i peccati, a causa della Legge, secondo le Scritture; è morto ed è stato sepolto; il terzo giorno è risuscitato da morte secondo le Scritture ed è apparso a Cefa, ai Dodici, a cinquecento fratelli che l’hanno visto e alla fine – dice Paolo – l’ho visto anch’io, e perciò sono qui. Se non credessi nel Signore risorto, nulla sarebbe la nostra fede. Il pensiero non vale niente davanti all’evento. Dalla nostra fede nasce la voglia di comunicare il Vangelo.

Sull’Osservatore Romano del 28 aprile si legge “Il Talmud giorno per giorno“. (Il Talmud è per il mondo ebraico il testo più importante dopo la Bibbia. E’ come una Accademia teologica). Il Talmud è sbarcato anche sulla rete in versione italiana: www.Torah.it: così oggi è possibile studiare il testo sacro dell’Ebraismo assieme ad un professore ebreo che spiega ogni giorno la Gemalàh (= interpretazione del testo biblico). Sono 2.711 pagine in italiano e, per coprire l’intero lavoro, – una pagina al giorno – servono 7 anni e 5 mesi. Segue tutta la metodologia necessaria per studiare il Talmud. Le parole ed espressioni aramaiche vengono ripensate periodicamente. Di conseguenza si apprende anche l’aramaico.

Prendiamo ora in esame il Vademecum : un libro stampato alcuni anni fa (1992). E’ una raccolta di testi diversi, da cui si può apprendere la novità della vocazione paolina. Aiuta a crescere coi tempi. Nel 1915 (in Appunti di teologia pastorale) don Alberione scriveva: “Mostrarsi sempre amico del vero progresso anche materiale, favorendo le buone iniziative.” Quando scriveva questo testo (ben prima del 1915), don Alberione aveva 28 anni e non aveva ancora fondato la Società San Paolo. Le buone iniziative erano impianti telefonici, linee elettriche… e il sacerdote che assumeva una posizione contraria a queste buone novità, avrebbe perso la stima e l’affetto del popolo ed anche del ceto “colto”. Un sacerdote vero non guarda al passato, ma al futuro.

Nel 1941 scriveva: “Ogni giorno ripetersi «Finora non ho fatto niente. Ora incomincio».”

Dopo la guerra: «Un’idea quest’anno deve dominare in tutto: portare progresso. Occorre progredire ogni giorno, ogni anno. Per progredire e volare in alto ci vogliono due ali: l’umiltà e la fede. Progresso nella vita spirituale, nello studio, nell’apostolato, nella parte economica.» Queste sono le  ruote del carro paolino: per tutti l’umiltà, l’apostolato e la povertà. Per povertà intendeva “lavorare, mantenendosi con le proprie mani”, come faceva San Paolo.

Nel 1948: «I tempi camminano ed è inutile dire “Una volta questo non c’era; non si faceva così. Le anime di una volta sono già o in Paradiso o all’inferno“. Noi dobbiamo salvare le anime di oggi. Il vero principale lavoro del religioso è quello di progredire, cioè di perfezionarsi…»

Nel 1952: «Se gli altri Istituti devono aggiornarsi nel consiglio, noi dobbiamo essere aggiornati nel comando, per uniformarci alle Costituzioni, per non lasciarsi prendere dal torpore spirituale, dall’indifferenza… Il clero deve essere sempre giovane. La lettura del giornale fa parte della formazione. Vivere il proprio tempo nella pietà, nella preghiera… La Chiesa mai invecchia, ma rimane sempre giovane».  Perchè Gesù è eterno e quindi giovane. Ma è anche il presente, il vivente.

Al nr. 1.033 (1954) del Vademecum ricorda che solo se siamo Paolo oggi, siamo tutti assieme Paolini.  Noi invece viviamo di paura e di desiderio di essere al centro della scena. «Molte nazioni sono povere perchè mancano di Gesù Cristo. Nuove generazioni si affacciano alla vita. Il mondo sarà salvo solo se accoglierà Gesù com’è: tutta la sua dottrina, tutta la sua liturgia».

La novità è dunque data dal Vangelo: esso non invecchia mai. E chi sta con Cristo come discepolo e con Paolo come apostolo di Gesù Cristo, lo interpreta per il mondo di oggi e lo porta a tutte le nazioni. Questo è caricarsi della missione apostolica. Sta tutto qui: vivere Gesù Cristo Via, Verità e Vita e fare carità del Cristo a quelle popolazioni (non a “comunità” che invecchiano nei conventi!) che ne sono prive ed affamate insieme, dando di fatto il “Cristo totale, Via, Verità e Vita.”  Noi comunichiamo noi stessi: la vita del Figlio di Dio.

Essere Paolo oggi, significa essere moderni, attuali.

Nel 1.040 (1962): «Nell’apostolato delle edizioni il libro che dobbiamo particolarmente diffondere è la Bibbia, più di tutti e prima di tutti, e sempre». In quell’anno era nata in Italia l’iniziativa “Una Bibbia in ogni casa” a 1000 lire. Poi nacque in Cina, in Inghilterra e poi in tutto il mondo.

La Bibbia trasforma lo spirito, e la famiglia si trasforma in chiesa: in una chiesa domestica, in un’icona della Trinità. Leggere la Bibbia in casa vuol dire trasformarsi: insegna ad essere migliori come padre, madre, figli.  La Parola di Dio cambia le cose, fa crescere, fa nascere a nuove idee, a missioni, perchè la Parola di Dio è DIO. Comunicarsi con la Parola è comunicarsi col pane e col vino, è vivere la vita di relazione: la vita di Dio. La Parola di Dio è la massima autorità. Chi può opporsi a Dio? Lo dice anche il Salmo 119. Perciò quando portate la Parola di Dio, chi vi si potrà opporre? La Parola letta assieme è meditata e vissuta.

Nel 1961 don Alberione scriveva: «Come alla porta dei conventi in generale, nei tempi passati si distribuiva la minestra ed il pane, così alla porte dei conventi bisogna distribuire la Verità, quella di cui ognuno ha bisogno: conoscere Dio!  Noi dobbiamo dare il Vangelo, quello che serve alle anime, con i mezzi che il progresso fornisce ogni giorno». La cooperazione non è legata alla forma, ma al Vangelo, alla Chiesa,  a dimensioni reali. L’apostolato nostro è scrivere, pubblicare, conoscere la tecnica più avanzata. Arrivare a tutti con la Parola di Dio. Questa nostra missione dura fino alla fine dei secoli, fino a che ci saranno delle anime da salvare; non possiamo smettere, finché ci sarà bisogno di insegnare la strada del Paradiso…  Alcuni Istituti vengono a cessare perchè non hanno compiuto bene la loro missione. Se non lo facciamo bene, il Signore potrà sostituirci. Ci saranno sempre delle anime da salvare. Il vento può variare, ma la predicazione deve rimanere. Senza la carità della Verità il mondo rimane nelle tenebre. Ma la Verità è Gesù, Figlio di Dio.

Il nostro Fondatore diceva «Non leggete libri di spiritualità e di ascetica: il 98% di loro sono dannosi! Andate piuttosto alla fonte, al Vangelo».

Il nostro motto era il messaggio di Natale. Quando Gesù nasce, sulla capanna c’era il messaggio «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Dio ama». La gloria di Dio è la pace degli uomini: di tutti. Usando i mezzi più celeri ed efficaci che il progresso ci offre.

(28 aprile 2013)                                                         FINE