“Tempo di Avvento 2013: il Vangelo di Matteo – Anno A”

05/12/2013 | Cooperatori paolini

Il Vangelo di Matteo è il primo Vangelo canonico, dopo avere avuto per tutto il 2013 quello di Luca (Anno C). Il ciclo triennale considera i Vangeli sinottici: Matteo, Marco e Luca. Per i tempi forti si utilizza ancora qualcosa di Luca (Vangelo delle origini, Annuncio, incontro delle Madri) ed il Vangelo di Giovanni (in Quaresima). L’incontro di Samaria (cap. 4), il cieco nato (cap.9) e la resurrezione dell’amico Lazzaro (cap.11) sono i tre Vangeli della Quaresima. Ma tutto l’anno – il così detto “tempo ordinario”  dopo Natale e prima della Quaresima – è dedicato a Matteo. Dopo la Pasqua (in cui si usa ancora Gv e la Pentecoste – che segna la fine del tempo pasquale – ancora tutto Matteo fino alla prima domenica di Avvento del prossimo anno, la quale inizia con Marco.   Questo è un po’ il quadro liturgico. La liturgia domenicale è una grande scuola e ascolto della parola, anche se qualche volta il testo viene adattato – nel senso che si taglia qualche pagina.

Diamo ora uno sguardo panoramico:

La prima domenica riporta soprattutto Mt 24, dedicato al discorso di addio. Si usa parlare della fine (della storia, del mondo), ma in realtà si dovrebbe parlare della venuta. In greco per venuta si usa il termine “parousìa” che significa presenza. Cristo si manifesta: la sua è una “presenza” o “venuta” (nel senso che viene dal mondo di Dio). Parlando della parousia, Mt inizia con la domanda fatta dai discepoli: «Quando accadranno queste cose?» I discepoli sono seduti sul monte degli ulivi, oggi  davanti alla spianata delle moschee con la cupola d’oro e quella di Omar. Sullo sfondo si intravvede la cupola della basilica del Santo Sepolcro. Da lì si vedeva lo splendore del tempio. E i discepoli invitano Gesù ad ammirare lo splendore delle costruzioni. Ma egli ribatte: «Non resterà pietra su pietra». E infatti il tempio sarà distrutto e non resterà quasi nulla: solo il muro di recinzione, la parte occidentale – il così detto “muro del pianto” – dove gli ebrei vanno da secoli a pregare ed a piangere.

Gesù risponde alla domanda «Qual è il segno della tua venuta e del compimento di tutte queste cose?», parlando degli sconvolgimenti, di fronte ai quali bisogna rimanere saldi, non lasciarsi travolgere o turbare o ingannare. La storia umana è fatta sempre di crisi sociali, politiche, catastrofiche (naturali) che fanno parte della condizione umana.  Nell’attesa operosa, vigile, attiva, non sedentaria, Mt parlerà poi dei talenti o di avere la riserva dell’olio per i tempi lunghi. Non basta avere la fede: serve avere la fede pratica. Il brano evangelico è preceduto con un bellissimo testo sul pellegrinaggio dei popoli (citando Isaia e Michea). La lettera ai Romani è uno “svegliarino” o un “allarme” che si sente nella notte: è ora di svegliarsi!

Nella seconda domenica è sempre Isaia che fa da guida (come anche nelle domeniche successive). Nel Vangelo si riporta sempre Mt (Infatti non serve “scomodare” Luca, perchè Mt ha tutto): il discorso sulla fine.

L’Immacolata quest’anno si sovrappone alla seconda domenica di Avvento. Così si leggeranno i testi liturgici dell’Immacolata, perchè la solennità prevale sulle feste domenicali. Le letture saranno quindi Gen 3,  Gal., e l’annuncio (“Missus” – un canto che inizia proprio alla festa dell’Immacolata e prosegue per nove giorni, fino a Natale).

Nella terza domenica troviamo la “piccola apocalisse di Isaia”, seguita da Giacomo, che parla della parousìa ed invita ad aspettare con magnanimità o perseveranza, come il contadino che attende la pioggia  d’autunno. Se dopo la semina non scende l’acqua, non serve a nulla seminare! La pioggia di primavera serve a far maturare.

Nella quarta domenica troviamo il testo famoso di Isaia all’incredulo Acaz sulla vergine che partorirà un figlio. Siamo alla vigilia di Natale. Il Vangelo riporta l’annuncio fatto a Giuseppe in sogno, in cui egli viene rincuorato a restare accanto alla Madre che partorirà un figlio non suo, ma della potenza dello Spirito di Dio. La lettera ai Romani torna nella quarta domenica con il prologo o intestazione “Paolo schiavo di Cristo Gesù, nato dal seno di Davide, ma costituito figlio di Dio a partire dalla resurrezione dai morti, secondo la potenza… per annunciare il Vangelo a tutte le genti…” E’ il famoso prologo molto solenne della Rm. in cui emerge tutta l’abilità di Paolo come grande comunicatore, che conosce lo sviluppo della lettera come si usava nella Bibbia. C’è un’intestazione, poi un saluto.

Ricapitolando, ecco uno schema delle domeniche di Avvento 2013:

1a Is 2,1-5 Sal 121 (122) Rm 13, 11-14a Mt 24, 37-44
2a* Gen 3, 9-15.20 Sal 71 (72) Rm 15, 4-9 Mt 3,1-12
3a Is 35,1-6.8-10 Sal 145 (146) Gc 5, 7-10 Mt 11,2-11
4a Is 7,10-14 Sal 23 (24) Rm 1,1-7 Mt 1,18-24

* Immacolata Concezione della B.V. Maria – Solennità

Il Vangelo secondo Matteo

Tutto l’anno ci accompagnerà la lettura del primo libro canònico, che ha avuto una grande fortuna, perchè ha raccolto le parole di Gesù in 5 libretti, sullo stile o modello del Pentatéuco (che significa “5 astucci con i rotoli”). Mt ha copiato in qualche modo tale modello letterario che si trova anche in altri testi giudaici per raccogliere la parola di Gesù. Il discorso del monte, programmatico, che inizia con “Beati, beati, beati…”; poi il discorso del cap. 10 della missione, il cap. 13 col discorso in parabole – partendo dal linguaggio metaforico del seme o del piccolo pugno di lievito per la farina, e poi la rete gettata in mare. Solo Mt riporta la parabola della rete. Poi abbiamo il discorso della comunità – che tutte le comunità religiose dovrebbero meditare! – “Chi è il più grande nel regno dei cieli?” “Il più piccolo!” e va avanti sul perdono e la correzione. E giungiamo al quinto: seduto sul monte degli ulivi, contemplando il santuario di Gerusalemme, Gesù fa il discorso sulla fine, meglio sulla venuta/ parousia: Mt cap. 23, 24 e 25, con lo sfondo delle parabole delle 10 vergini, dei talenti, ed il giudizio delle pecore e dei capri (a destra ed a sinistra). Nel giudizio di Dio si decide in base alla carità e non  secondo i privilegi.

Il secondo aspetto del Vangelo di Matteo, è che ha fatto la fortuna dei predicatori perchè in 5 capitoli e 5 grossi temi ha dato lo spunto a commentatori e teologi per fare grandi discorsi. Invece il Vangelo di Mc è povero, con pochi discorsi e molti racconti. Il Vangelo di Matteo è il più commentato, mentre quello di Marco non ha molti commenti. Bisogna aspettare l’epoca moderna, per “riscoprire” Marco.

Il terzo Vangelo – quello di Luca – ha avuto fortuna perchè legato al secondo volume (Atti degli Apostoli) con la sua visione strutturale della Chiesa.

Matteo è l’unico che riporta discorsi su Pietro/”roccia”, col primato – che non si trova in nessun altro evangelista: «Tu sei Pietro e su questa roccia fonderò la mia chiesa…» si trova solo in Matteo.

Il primato si ritrova anche in Mc, Luca e nel IV Vangelo, ma non nella forma che tutti conoscono, riportata da Matteo e scritta in caratteri cubitali, enormi,  in greco e latino sul cornicione che corre sotto il soffitto della basilica di S. Pietro. Matteo è quello che per 11 volte introduce un testo della Scrittura in greco o adattando l’ebraico o l’aramaico. Egli è uno scrittore sistematico, ordinato e facile da ricordare (7 parabole, 9 beatitudini, 3 sentenze), preciso, conosce molto bene il greco. Il suo Vangelo è il compimento della Parola di Dio intesa come profezia.  Tutta la Bibbia – e non solo i Profeti – è profezia, anche i Salmi e lui per 11 volte introduce le citazioni in greco dicendo «Questo avvenne perchè si compisse…» L’idea del compimento: c’è una storia che arriva al suo compimento. L’idea di pienezza è fondamentale in Mt: per 11 volte. Anche Gv userà questa espressione parlando della passione, ma Mt è uno specialista. Fin dall’inizio della vita di Gesù, narrando l’apparizione dell’angelo che lo rassicura, riferisce dell’accettazione di Giuseppe: «Questo avvenne perchè si adempisse…, come aveva detto il profeta Isaia…» Così anche quando narra il ritorno dall’Egitto, scrive: «Questo avvenne perchè si compisse quanto è stato detto dal profeta Osea…»

Per Mt tutto avviene nell’ambito della profezia che si compie. E Gesù è il compimento delle promesse di Dio. Anche Agostino, nel suo Trattato di ermeneutica, afferma  che l’AT nasconde il nuovo e nel nuovo si manifesta il Vecchio :”In vetere novum latet, in novo vetus patet”.

Agostino era un rétore ed era abituato ai giochi di parole!

Per concludere:

Il primo vangelo canonico è stato scritto da un cristiano della seconda generazione, esperto della Bibbia e conoscitore delle tradizioni giudaiche, nell’ambiente di Antiochia di Siria per i cristiani di lingua greca, con un intento missionario aperto anche al popolo di Israele.

Matteo è un anonimo, non ha nome come tutti gli altri evangelisti. Solo che nei codici si cominciò a scrivere “secondo Marco, secondo Matteo, ecc.”, attribuendo il Vangelo a Matteo, del gruppo dei 12 Apostoli. Ma chi ha scritto, non è dei Dodici, perchè erano tutti morti! Negli anni 80, quando l’autore scrive in greco, era ad Antiochia di Siria, dove si parlava anche ebraico, aramaico, siriaco e greco. In quegli anni gli ebrei erano in gran parte fuori dalla Palestina: per questo egli scrive per i cristiani di lingua greca, forse anche di origine ebraica, che avevano rotto con la sinagoga. Per questo Matteo parlerà delle “loro sinagoghe, della loro legge”.  Egli scrive per i cristiani che sono fuori dal mondo ebraico. Solo Mt commenterà la parabola dei vignaioli ribelli che uccidono gli inviati del padrone e poi addirittura suo figlio, concludendo con la domanda «Cosa farà quel padrone con quei ribelli?»… «Toglierà il regno e lo darà ad un popolo che lo farà fruttificare..» – Per cui il regno strappato alla sinagoga sarà dato ad un popolo che non è più ebraico.

Nell’ultimo capitolo, poi, sul monte della Galilea Gesù si presenta e comincia a dire «Mi è stato dato ogni potere in cielo ed in terra. Andate dunque e fate discepoli tutte le nazioni…» (Mt 28, 19). E Israele? Non è più un  popolo! Il messaggio finale è missionario ed universale.

Mt era indubbiamente un esperto della Bibbia e conoscitore delle tradizioni giudaiche. Forse era uno scriba diventato discepolo che a conclusione delle sue parabole “trae fuori dal suo tesoro cose vecchie e cose nuove” comparandole.  Ma perchè scrive ad Antiochia di Siria?  Perchè lì è stato trovato un catechismo, chiamato “Didaché” che riporta il “Padre nostro” come in Mt.  E la forma del Battesimo è uguale in Mt e nella Didaché: «Battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo». (Mt 28,19).  Nel libro della Didaché si  parla delle cose da fare per vivere da cristiani…. degli anni 90. E dunque è probabile che Mt sia nato nell’ambiente in cui è sorta anche la Didaché: ad Antiochia di Siria, per i cristiani di lingua greca. Mt scrive con un intento missionario aperto anche al popolo di Israele, ma non ai capi, a cui dirà “Guai a voi, scribi e farisei…” per 7 volte.

Per un’esercitazione sulla lectio si propongono le letture della 1a domenica di Avvento 2013. Nella prima lettura si riporta il sogno di Isaia, cittadino di Gerusalemme.

1) Dal libro del profeta Isaia (Is 2, 1-5)

1Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme (allora capitale del regno del Sud) 2Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore (si tratta del monte Sion di quasi 800 m., simbolo del potere politico) sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli e ad esso affluiranno tutte le genti. 3Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte (Sion) del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perchè ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri» (E’ chiaramente il linguaggio dei profeti!). Poichè da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore (legge – Torah – e parola del Signore sono la stessa cosa).  4Egli sarà giudice fra le genti ed arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci (Questa bella immagine, che si trova anche in Michea, indica che il ferro non sarà più usato per uccidere, ma per coltivare la terra e per la pace); una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra.(E non si dimentichi che Isaia scrive in tempo di guerra!) 5Casa di Giacobbe (Israele), venite, camminiamo nella luce del Signore.

Israele è un popolo come gli altri che conduce verso il monte, non perchè sia un luogo santo, ma per udire la parola di Dio, la quale finalmente mette pace nei conflitti. E’ un sogno ancora aperto, soprattutto se si considera cosa avviene oggi in quella regione! Quello che è cambiato è che le spade si sono trasformate in esplosivi (anche di grande energia, come la bomba atomica!). Bisogna assolutamente che i popoli camminino alla luce della parola del Signore. Israele ha la parola, come i poveri cristiani.

Il papa afferma che egli non può immaginare un Medio Oriente senza cristiani o che questi  combattano contro altri cristiani! E che i cristiani restino implicati in conflitti politici, militari, pseudo-religiosi (perchè il vero problema non è la religione, ma le risorse, l’economia, il controllo del territorio).

Da 20 secoli c’è un conflitto permanente nel Mediterraneo Orientale e sulle coste del Nord-Africa.

Nella finale della parte esortativa, prima di affrontare questioni interne alla comunità, Paolo scrive

che siamo al compimento della legge dell’amore.

2) Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani (Rm 13,11-14)

11 E questo voi farete, consapevoli del momento (<kairòs = appuntamento): è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perchè adesso la nostra salvezza è più vicina di quando eravamo credenti.  (Per Paolo tutto il tempo che passa è un avvicinamento al compimento/parousìa) 12La notte è avanzata (E’  il cammino dell’umanità), il giorno (cioè Gesù) è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. (Paolo è affascinato dall’immagine dell’armatura del legionario romano che, per lui, ha l’attrezzatura del credente: l’elmo della speranza, la spada è la parola di Dio, lo scudo è la fede).  13Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie (Sono 6 difetti o peccati che riassumono il decalogo).  14Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo (perché l’armatura è Lui!) e non lasciatevi prendere dai desideri della carne. (La carne non indica solo la lussuria, ma tutti i desideri che nascono dal nostro limite e fragilità umana).

E così siamo arrivati al Vangelo:

3) Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24, 37-44)

37 Come furono   giorni di Noé, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.  38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noé entrò nell’arca,  39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.  40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.  42Vegliate dunque, perchè non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.  43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.  44Perciò anche voi tenetevi pronti perchè, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

E’ un testo molto chiaro e stimolante, non dà informazioni, ma invita a restare vigili, coscienti, attivi e responsabili. Un’attesa che nasce dalla depressione, dalla crisi, dalla tristezza che porta alla morte sono – per Mt – indizi che preludono la venuta. Il testo è diviso in tre momenti:un confronto col tempo del diluvio (prima del quale nessuno si è reso conto che stava per prepararsi una catastrofe; la vita va avanti nell’indifferenza);poi ci sono due esempi dell’intervento di Dio che distingue fra l’uno e l’altro: 2 uomini nel campo e 2 donne. Poi viene la parabola del padrone di casa: qui la venuta del Figlio dell’uomo è paragonata a quella poco simpatica del ladro-scassinatore. Questo è un tema che si trova in Paolo nel primo scritto cristiano: 1 Ts 5: “Del giorno del Signore nessuno sa nulla, perchè…viene come un ladro”. E’ un’immagine molto efficace. E’ una piccola parabola che attraversa tutto il canone cristiano: dalla lettera di Paolo – anni 49 –  fino all’Apocalisse – anni 85-90. I cristiani di allora vivevano in questo clima di allerta e di attesa, non di paura.

Facciamo ora un confronto con la generazione del diluvio: con un testo classico per indicare l’intervento di Dio che tenta di purificare la terra corrotta dalla violenza e le fa fare un grande bagno, salvando però un giusto: Noé. Certo poi il mondo va ciclicamente avanti, tanto che “nulla è nuovo sotto il sole”: nella totale indifferenza a possibili modifiche.  L’unica modifica è la morte – che oggi viene occultata, perchè si muore nelle strutture ospedaliere. Non si muore più in casa dove c’è tanto da fare e non si ha tempo per pensare anche alla morte. Sembra quasi che noi siamo padroni del mondo e della vita.  La parabola dei due uomini, dove uno è preso e l’altro no, è un po’ misteriosa. In realtà Dio conosce quello che c’è nel cuore di ognuno.  Apparentemente sembra tutto uguale, ma il destino di ognuno davanti a Dio è deciso dall’attitudine profonda. Questa, la ricerca di Dio ed i giusti rapporti con gli altri sono ciò che distinguono un cristiano dagli altri. Il giudizio di Dio avviene fuori dalla superficie della storia o dello spettacolo e della cronaca. Infine è la parabola molto bella del vegliare [gregoréite,in greco, da cui il nome Gregorio].

La vigilanza non implica solo il sistema di allarme delle case. La vigilanza è la coscienza che non si lascia narcotizzare dalle cose e dal consumo e vive nell’attesa dell’incontro col Signore nei fatti della vita.  Ci sono alcuni momenti di fatica, di lacerazione, ma la vita non è un processo all’infinito senza mutazioni. Sono tutti segnali per vivere l’incontro – che non è solo quello ultimo!

Spunti per la riflessione sull’attesa /speranza:

*  Su che cosa si fonda la mia speranza?Alla speranza è dedicato l’anno pastorale della diocesi di Udine. E’ un argomento difficile da trattare, perchè sembra un argomento un po’ astratto e lontano dai problemi della gente. Che cosa vuol dire alfine “sperare”?  Parlare di fede è più facile. Ma la speranza è difficile!

* L’attesa del Signore della sua venuta nella vita quotidiana, della liturgia e nella preghiera, nel compimento dei giorni segna l’orientamento della mia vita?C’è un’apertura all’incontro con Dio?Dà il tono alla nostra preghiera  e soprattutto alla vita quotidiana?  Oppure viviamo come quelli del tempo del diluvio, come se nulla fosse?

23 novembre 2013