Aquila e Priscilla negli Atti degli Apostoli

16/04/2011 | Diakonía del Vangelo

Aquila e Priscilla negli Atti degli Apostoli

          Negli Atti, al cap. 18, la coppia compare quando Paolo arriva a Corinto.  Poi assieme a lui essa si trasferisce ad Efeso, dove sarà attiva, mentre Paolo prosegue il suo viaggio per Gerusalemme.   Ma vediamo subito il contesto in cui si svolge  l’incontro e questa attività di Paolo.  L’Apostolo ha iniziato il secondo viaggio: partendo da Antiochia, raggiunge l’Europa attraversando tutte le regioni in mezzo, e cioè la Turchia /Anatolia. Arrivato a Tròade, si imbarca per Filippi e, lungo la strada romana, chiamata “via Ignatia” – la quale, collegandosi all’Appia, da Durazzo  raggiunge Bisanzio/ Costantinopoli. Sulla via Ignatia Paolo raggiunge Tessalonica, poi scende a Perèa e ad Atene. Da qui raggiunge Corinto, dove si fermerà un anno e mezzo. Corinto diventerà un punto di riferimento centrale per l’attività missionaria nella Grecia (chiamata allora Acaia). Filippi invece era nella provincia romana di Macedonia. Erano province distinte con amministratori – proconsoli – romani diversi. E’ a Corinto che Paolo incontra per la prima volta la coppia Aquila e Priscilla. Tornerà poi più volte a Corinto per visitare quella comunità.  Noi conosciamo due lettere delle quattro che Paolo ha spedito a quella chiesa.  Egli passerà un periodo anche ad Efeso. Così abbiamo due centri nei quali è presente questa coppia che, in qualche maniera, fa da riferimento all’attività di Paolo: Corinto ed Efeso. Lì egli tornerà nel terzo viaggio, attraversando nuovamente tutte le regioni centrali dell’Anatolia, passando dalle porte della Cilicia (che è a nord di Tarso, la sua città natale, dove ha vissuto da ragazzo e dove ha lasciato la sua famiglia). La  coppia Aquila e Priscilla è importante per noi. Di Timoteo e Tito  si sa poco o nulla. Timoteo è assunto a pieno tempo da Paolo e lo accompagna. Forse è giovane e non si è sposato. Lo stesso vale per Tito: forse questi aveva una famiglia ad Antiochia, ma non lo sappiamo.

            Nel caso invece di  Aquila e Priscilla sappiamo che vivono in coppia e proprio in quanto coppia danno una mano a Paolo, anche se vedremo che la preminenza nel ruolo è di lei, rispetto ad Aquila che sta sullo sfondo. Luca ad un certo punto  parlerà di Priscilla ed Aquila, soprattutto a proposito di Apollo che viene evangelizzato. Il primo testo proposto riporta l’esperienza dell’attività missionaria di Paolo a Corinto e sono interessanti le notizie dateci da Luca per ricostruire il profilo umano, la situazione, il contesto ed anche il metodo della missione.  Paolo si sposta con gli aiuti che ha ricevuto in partenza, ma per sopravvivere deve cercarsi un lavoro. Va dunque nel quartiere dove ci sono i costruttori di tende con gli attrezzi che probabilmente  porta con sé (qualcosa per tagliare il cuoio). Le città antiche erano suddivise in quartieri: ognuno con mestieri diversi.

            Così Paolo ha il primo contatto con un insediamento ebraico di Corinto. Non c’è albergo a disposizione. O ci sono i parenti e amici, oppure si va a cercare lavoro. Lì ha contatto con una coppia ebraica cristiana.  Si insiste sul termine “ebraica”, perchè non si dimentichi che per un paio di secoli il cristianesimo è stato un movimento ebraico: di ebrei che avevano la fede in Gesù Messia, ma dentro il grande movimento ebraico.

            Luca scrive che Paolo trova lavoro presso la coppia Aquila e Priscilla. Leggiamo il testo che è molto chiaro ed anche affascinante nel dramma.  Paolo vive a Corinto  il suo momento di crisi, poi si riprende, rischia di essere linciato e probabilmente anche condannato.  Lì la coppia è molto importante: essa offre lavoro, ospitalità ed anche un punto di riferimento. Si ricordi la difficoltà di quelle persone che viaggiavano: dovevano avere qualcuno sicuro a cui affidarsi. Lì egli arriva da solo perchè i suoi due amici sono mandati uno a Filippi ed uno a Tessalonica per avere notizie di cosa era successo in quelle comunità.

At 18,1 : 1 Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Ad Atene egli parla davanti al collegio o Consiglio dei Magistrati chiamato”Aeròpago” (corte suprema per i diritti dell’ordine pubblico  e le religioni), che non si riunisce sulla collina, ma nell’Agorà (= piazza), in uno dei portici. Paolo vi fa il grande discorso sulla ricerca di Dio che si manifesta nella creazione. Poi Dio ha inviato un uomo accreditandolo con la resurrezione. Ma molti ascoltatori se ne vanno, dicendo che lo avrebbero ascoltato un’altra volta. Altri ridacchiano, perchè sono convinti che con la morte finisca tutto. Per Paolo la resurrezione interessa non solo l’anima, ma tutta la persona che ha la pienezza di vita. I Greci infatti credevano solo ad un’anima immortale. La resurrezione interessa invece tutto l’essere e non solo lo spirito. Egli dunque va a piedi a Corinto, impiegando probabilmente una settimana, passando per posti celebri della storia greca. Arriva al porto orientale di Corinto: a Cencre dove una signora (Fede) che conosceremo meglio in seguito, gli fa da garante. Così egli ottiene una specie di permesso di soggiorno. Lei svolge un ruolo importante come diaconessa di Cencre.

At 18,2-4 :  Qui trovò un giudeo di nome Aquila, (Come si vede, la presentazione parte dall’uomo: lui è il referente.) nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei.  Paolo si recò da loro 3e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava.  Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. 4Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Così conosciamo il primo contatto ed anche il tipo di organizzazione materiale: Paolo può svolgere l’attività missionaria solo di sabato, perchè negli altri giorni lavora. Gli è utile il lavoro per mantenersi ed anche per incontrare la comunità ebraica. A Corinto c’è una sinagoga dall’epoca romana, perchè è un grande centro di 300-500 mila abitanti. E’ città famosa per gli sport (giochi panellenici), il cantiere navale, la lavorazione del bronzo, i vasi di Corinto, ma soprattutto per i porti. Da Corinto si controlla il Mar Egeo e lo Ionio, e l’unico modo per raggiungere via terra il Peloponneso è passare per Corinto. Denaro, ricchezza e vita gaudente imperavano come si addiceva ad una città importante per il commercio e la cultura. Lì si ferma Paolo. La città è multietnica. Gli amministratori sono romani; le scritte sono in gran parte in latino. Ci sono i greci autoctoni che lavorano e poi gli asiatici, egiziani ed ebrei. Quelli che lavorano nei cantieri e nell’edilizia sono in gran parte schiavi. I liberti curano le banche e le “agenzie” turistiche. I signori hanno un’unica preoccupazione: quella di organizzare le cene. Paolo ha scelto una città gaudente per comunicare il Vangelo. Atene invece era un piccolo centro che viveva del ricordo del passato. A Corinto, rifondata da Giulio Cesare, c’è invece  la vita nuova. Quando Aquila e Priscilla lasciano Roma, non vanno ad Atene, ma a Corinto, che è più facile da raggiungere via mare.

            Essi sono due profughi, cacciati da Roma. Lui è originario dell’Anatolia, infatti il Ponto è una regione che si trova sotto il Mar Nero. Il suo nome richiama il mondo ebraico: Aquilas è un traduttore ebreo , spostato a Roma, che tradurrà la Bibbia in greco. Riguardo al nome Priscilla, lei sembra più romana. Ma entrambi sono Giudei, cacciati da Roma perchè l’imperatore Claudio nel 49 ha emanato un editto che espelle dalla città tutti gli Ebrei – come narra Suetonio. La motivazione era data da un tumulto in città a causa di un certo Cresto. Sembra che il movimento cristiano, arrivato a Roma, abbia suscitato tensioni nella comunità ebraica, finchè la polizia non ha allontanato i capi (non certo la comunità intera. Non si dimentichi che a Roma potevano essere 25 o 30 mila ebrei, dislocati lungo il Tevere. Sono cacciati fuori dal centro storico perchè sono stranieri.  Non erano persone ricche, ma ex-schiavi riscattati).  Aquila e Priscilla sono probabilmente due responsabili della chiesa di Roma. Se non facessimo un anacronismo, diremmo che sono due parroci, una coppia responsabile della chiesa di Roma. Non erano semplici fedeli, ma persone in vista. Essi vanno a Corinto anche perchè hanno un certo potere economico, che permette loro di viaggiare, di avere un proprio atélier o laboratorio, di avere operai, di assumere Paolo che è ebreo.  E lui va proprio nel quartiere ebraico da quelli che fanno il suo lavoro. E viene a sapere che sono cristiani. E’ possibile che essi abbiano già fatto una certa attività di conversione a Corinto, ma, essendo stati cacciati da Roma per problemi legati alla loro attività missionaria, forse non vogliono mettersi troppo in vista, perchè la città è colonia romana. Essi accolgono Paolo e lui può dedicarsi all’attività missionaria con una certa libertà perchè viene dal di fuori, non ha “precedenti penali” col governo imperiale ed inoltre è cittadino romano. Non sceglie Atene, perchè essa non è città romana. Invece a Corinto può parlare il greco e muoversi come cittadino romano.        Lì  lavorano i fabbricanti di tende, fatte con  tessuto ruvido (chiamato “cilicium”), prodotto con peli di capra. Non essendo morbido, è usato poi per indicare una cintura per i penitenti nel medioevo.  Può darsi dunque che Paolo avesse imparato il mestiere a Tarso, città famosa per l’attività tessile specie con la lana.  Le tende fatte a Corinto erano probabilmente quelle di cuoio che servivano all’esercito romano. Comunque le tende servivano solo per i soldati.

            Riprendendo in mano il testo, leggiamo di come si muove Paolo e l’importanza di questo riferimento domestico, che gli dà da vivere ed è anche un punto di accoglienza e di conforto umano, prima degli aiuti che arriveranno dai due delegati andati a Tessalonica e Filippi.

At 18, 5-6: Quando Sila e Timoteo giunsero dalla Macedonia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Dalla Macedonia potevano giungere da Filippi e da Tessalonica (oggi Salonicco). Se Paolo si dedicò poi tutto alla Parola, vuol dire che prima doveva mantenersi.  Ora può dedicarsi alla gente anche fuori dal tempo “liturgico” ebraico.  La sua attività è dunque prevalentemente nella comunità ebraica dove lui è residente ed ha modo di muoversi liberamente, anche perchè non vincolato dal lavoro. 6Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse:”Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani.”  “Il vostro sangue ricada..” è tipica espressione idiomatica ebraica. Deluso per la non accoglienza, Paolo promette di rivolgersi ai non ebrei, alle genti. (La traduzione “pagani” non è corretta).

At 18, 7-8: Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga.  Tizio Giusto è un  nome  romano.  Se la sua casa non è lontana dalla sinagoga, significa che Paolo non si allontana dal quartiere ebraico. E infatti poi apre una scuola in una casa privata:  8Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia (iniziazione cristiana domestica) e molti dei Corinzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

            Forse Paolo subisce una piccola crisi, perchè incontra ostilità e non molti progressi. Sente pesante l’ostilità della sinagoga, al punto che probabilmente prega anche molto.

 At 18, 9-10. 9Una notte, in visione, il Signore disse a Paolo:”Non avere paura; continua a parlare e non tacere, 10perchè io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso.”          “Io sono con te” è una frase che si ritrova in Geremia. Probabilmente Paolo ha rotto con la sinagoga ed anzi ha aperto attività nelle sue vicinanze. C’è da pensare che i Giudei osservanti si siano scagliati contro di lui. Paolo riflette e pregando ritrova la fiducia. Starà pregando anche Pietro, quando dovrà accogliere o meno gli inviati di Cornelio. E’ un modo narrativo per dire esperienza di fede. A noi interessa relativamente se Paolo ha avuto anche esperienze visive, ma certo è che egli nella preghiera si è unito profondamente al Signore.

At 18,11: Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio. Paolo dunque ha un’attività prolungata non poco.

            Abbiamo ora il famoso episodio, importante anche per collocare cronologicamente l’attività di Paolo a Corinto. Certamente Luca è ben informato: ha fatto ricerche accurate ed usa una nomenclatura molto precisa sui magistrati e sui diversi personaggi.

At 18,12-17: Mentre Gallione era proconsole dell’Acaia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale 13dicendo:”Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge.” 14 Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei:”Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. 15Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice in queste faccende.”  16E li fece cacciare dal tribunale. 17Allora tutti afferrarono Sostene, capo della sinagoga (E’ stato lui ad organizzare la denuncia pubblica contro Paolo davanti al tribunale del proconsole, rappresentante dell’impero) e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo.

            Il magistrato romano era fratello di un grande personaggio, conosciuto nella storia della filosofia, chiamato Seneca. Entrambi erano dunque originari della Spagna (di Cordoba), figli del poeta e scrittore Lucano. Il ruolo di proconsole è molto importante, dura un anno: da una primavera alla seguente. Gallione non ha potuto compiere l’anno di proconsole, perchè era ammalato. Noi sappiamo queste cose perchè abbiamo le lettere scritte fra i due fratelli. Interessante è anche che si trova il nome di Gallione in una lastra di pietra, rinvenuta casualmente nei sotterranei di Delfi, dove è citata la lettera che l’imperatore Claudio manda agli abitanti di Delfi per sovvenzionare il santuario dell’oracolo. In essa l’imperatore menziona “il mio amico Gallione, proconsole, mi ha informato che avete questi problemi.” Grazie a questa lettera si viene a sapere quando Gallione era a Corinto e quando Paolo è stato denunciato davanti al tribunale romano. Gallione è stato proconsole nel 50-51 e dunque Paolo può essere arrivato a Corinto nel 49, giusto in tempo per trovare lavoro, rompere con la sinagoga e aprire una scuola. Si può pensare dunque che egli si sia trattenuto fino al 52. E questa è una data fondamentale per tutta l’attività di Paolo.

            Dopo un anno e mezzo Paolo decide di lasciare Corinto, restando sempre legato a questa comunità. Essa gli darà molte soddisfazioni, ma anche molti problemi. Parte così per Efeso, accompagnato ed anche finanziato dalla coppia Aquila e Priscilla. Evidentemente queste sono persone importanti e benestanti se possono trasferirsi da Roma a Corinto e poi andare a Efeso, dove aprono un laboratorio e quindi anche ritornare a Roma: hanno decisamente un commercio internazionale! Hanno mezzi e cultura che mettono a disposizione di Paolo.  Leggiamo il testo della partenza da Corinto e poi scopriamo come lei svolgela sua attività di catechista. E’ un ruolo inimmaginabile nel mondo antico, dove l’attività di formazione, educazione e cultura era prettamente maschile.

            Dopo la denuncia e la sentenza di Gallione, che sapeva benissimo che le comunità ebraiche avevano “diritto di arbitrato” e potevano risolvere questioni civili in forma breve, senza andare al tribunale pubblico, Paolo stesso nella 1 Cor propone il ricorso all’arbitrato per risolvere beghe civili.

At 18, 18- 20  : Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, (cioè ad Antiochia di Siria, che attualmente è in Turchia) in compagnia di Priscilla e Aquila.  I due benestanti cristiani lo accompagnano e probabilmente gli pagano anche il viaggio. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto. E’ il voto di nazireato. Consisteva nel farsi crescere i capelli e tagliarli per portarli a Gerusalemme e fare un’offerta di consacrazione al Signore. Dunque Paolo, a detta di Luca, era osservante anche delle tradizioni ebraiche. Arriva a Cencre, nel porto orientale, dove c’era un santuario ed anche una comunità. Lì c’è una signora che guida la comunità.

19Giunsero a Efeso, dove lasciò i due coniugi e, entrato nella sinagoga, si mise a discutere con i Giudei.  20Questi lo pregavano di fermarsi più a lungo, ma non acconsentì.  Paolo aveva dunque premura di andare a Gerusalemme, dove doveva risolvere l’impegno che aveva preso.

At 18, 21- 23 : 21Tuttavia congedandosi disse: “Ritornerò di nuovo da voi, se Dio vorrà”; quindi partì da Efeso.  Così a Efeso rimane la coppia quasi come un avamposto. 22Sbarcato a Cesarea, salì a Gerusalemme a salutare la Chiesa e poi scese ad Antiochia.  Come si vede l’Apostolo, quando può, viaggia con la nave. Arrivato a Cesarea Marittima, percorre 70 Km a piedi ed arriva a Gerusalemme dove incontra la chiesa storica e poi raggiunge la comunità ecumenica e missionaria di Antiochia.   23Trascorso là un po’ di tempo, partì: percorreva di seguito la regione della Galazia e la Frigia, confermando tutti i discepoli. In quelle regioni egli visita le comunità cristiane fondate nel viaggio precedente. Mentre sta viaggiando per mesi, Luca parla del suo viaggio di 1500 Km. in due righe. (A cavallo viaggiavano soltanto i soldati e la posta imperiale. Non a caso sulla via Ignatia c’era una località che si chiamava Càvala, dove si cambiavano i cavalli).

At 18, 24-27:  24Arrivò a Efeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture.  Per Luca “giudeo” significava anche “cristiano”. E’ il linguaggio comune. Non si parlava ancora di “cristiani”. Ad Antiochia la polizia parlava dei “seguaci di Cristòs” per indicare i cristiani. Invece per gli ebrei i cristiani si chiamavano semplicemente “giudei” o “fratelli”.        Alessandria era un centro culturale famoso anche per la sua grandiosa biblioteca. Il primo centro e scuola di scienze religiose sorse  ad Alessandria per iniziativa di Pantene e soprattutto di Origene. E’ in quella città che è stata tradotta tutta la Bibbia ebraica (E’ la famosa traduzione in greco dei Settanta). Avvalendosi della sua preparazione biblica e dell’abilità retorica, Apollo discute con i giudei della sinagoga.   Apollo, 25 era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni.  E’ uno che ha ricevuto il battesimo dal Battista. Il movimento di Giovanni si era dunque diffuso nel Nord Africa ed a Efeso. Di esso si parla nel IV Vangelo, in cui i discepoli di Gesù e quelli di Giovanni discutono su quale sia il vero battesimo. Egli segue il battesimo penitenziale e di iniziazione, che non è della fede in  Gesù. Evidentemente è esistito il battesimo di Giovanni per un certo tempo. La catechesi cristiana viene fatta poi dalla coppia Priscilla ed Aquila:

  26Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggior accuratezza la via di Dio. In alcuni codici viene riportato l’ordine gerarchico: prima lui e dopo lei, perché non era scontato che fosse lei a prendere l’iniziativa. La “via di Dio” è l’esperienza cristiana. Essi dunque sono i catechisti di Apollo.  Ciò significa che essi non sono solo due commercianti danarosi, ma hanno una buona preparazione teologica e possono  tenere testa  a  quell’esperto  di  Scrittura.        Nel mondo  antico  era l’uomo in genere che

coltivava la sua cultura. Se la donna non era di alto rango, non aveva cultura. Questa notizia di Luca sarà confermata da Paolo, quando parlerà della chiesa che i due commercianti aprono a casa loro.      27Poichè egli desiderava passare in Acaia –  Per Acaia si intende il Peloponneso, la cui capitale era Corinto. – i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza.             Già prima di Paolo esisteva dunque una comunità di “fratelli”, credenti. La chiesa di Efeso dà le credenziali ad Apollo per la chiesa di Corinto. Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti. 

At 18, 28: Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo. Ora Apollo dimostra di avere anche una buona preparazione cristiana.  E’ interessante la sua attività missionaria con le credenziali della coppia dei due”parroci” romani, che conoscono la comunità di Corinto, fondata da Paolo. Il ruolo che hanno i due cristiani come coppia, con prevalenza di lei, è quello di sostenere economicamente, materialmente e umanamente Paolo e poi di dedicarsi in modo autonomo all’attività di evangelizzazione. Essi hanno “preparato il terreno” prima a Corinto e poi a Efeso con una comunità minima. Paolo arriva a sistemare le cose e ad allargare il gruppo, e può contare su questa coppia di cristiani che collaborano con lui.  Sono ancora loro quelli che affitteranno poi a Roma quella casa dove l’Apostolo passerà due anni agli “arresti domiciliari”, in attesa del processo davanti all’imperatore.  

 

09 aprile 2011                                                                                                                             (continua)