Sila e gli altri collaboratori di Paolo

29/09/2011 | Diakonía del Vangelo

Il tema della meditazione di oggi è molto ampio, perchè cosnsideriamo almeno un’ottantina di persone menzionate nelle lettere e negli Atti degli Apostoli.
Sila o Séila in aramaico, Silvanus in latino è dunque menzionato in due fonti letterarie convergenti. Egli accompagna Paolo dopo il Concilio di Gerusalemme nella missione verso l’Europa. La prima missione parte da Antiochia, punta su Cipro, patria di Barnaba, poi nell’altopiano anatolico – attuale Turchia – e precisamente nelle regioni della Frigia, Pisidia e nelle città di Antiochia, Iconio, Listra e Derbe. Poi l’Apostolo torna indietro, passando per le località dove esistono gruppi di cristiani, organizzandoli con responsabili: presbiteroi (o presbiteri), scelti dalla comunità ed incaricati da lui per la preghiera. Infine ritorna ad Antiochia di Siria.
Dopo il Concilio, avvenuto a Gerusalemme per decidere come accogliere i convertiti non ebraici, l’assemblea concorda con Pietro di non imporre né la circoncisione né le osservanze ebraiche. Sono cristiani a pieno titolo unicamente sulla base della fede nel Battesimo “per la Grazia di Dio saremo salvati loro e noi” – dirà Pietro riprendendo un pensiero paolino (At 15).
A partire da questa decisione del Concilio, comunicata con una lettera-documento riportata nel cap. 15 degli Atti, viene risolta la questione sorta ad Antiochia di Siria dove erano rientrati i due missionari raccontando la meravigliosa opera di Dio che ha offerto la via della salvezza alle genti mediante il Vangelo. Grazie al lavoro di Paolo e Barnaba, la comunità di Antiochia trova la pace. Assieme a Paolo e Barnaba viaggiano anche due cristiani di Gerusalemme: uno si chiama Sila (o Silvano) e l’altro Giuda. (Giuda è un nome tipicamente ebraico. Non dimentichiamo che uno dei figli di Giacobbe si chiamava Giuda: da lui deriva il nome di Giudea, a Sud. Purtroppo per noi Giuda è diventato un nome infame a causa del tradimento a Gesù. Nel mondo cristiano alla figura negativa di Giuda Iscariote si lega il nome spregiativo di “Giudei”).
Il primo documento, predisposto per la nostra meditazione, è preso dagli Atti degli Apostoli (At 15, 22-23). Poi vedremo qualche frammento disperso nelle lettere di Paolo, in modo particolare la 2 Cor che menzionerà espressamente Sila nell’opera missionaria a Corinto. Paolo ricorderà nella 1 Ts e 2 Ts che Sila è co-mittente della lettera assieme a lui ed a Timoteo (collaboratore che ha preso con sé a Listra proprio nel primo viaggio missionario). Con Timoteo Paolo proseguirà verso Troade, dove si imbarcherà per Neàpolis e raggiungerà Filippi dopo 15 Km di via Ignatia. Ecco dunque il testo:
At 15, 22 : Agli Apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiochia insieme a Paolo e Barnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità fra i fratelli. Qui troviamo dunque per la prima volta il nome di Sila, assieme a Giuda (Bar- significa “figlio”). Da Sila deriva il nome latino “Silvanus” (< Selvis), il dio dei boschi, venerato soprattutto a Filippi. Ed ecco la lettera-documento, che sta alla base del racconto di Luca: At 15, 23 : (E inviarono tramite loro questo scritto:) "Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia, che provengono dai pagani, salute!... Tipico inizio di una lettera con indicazione dei destinatari : cioè i cristiani di Antiochia di Siria, soprattutto. Oggi la città fa parte della Turchia. In quella città si era formata una comunità di ebrei e non ebrei (che potevano essere Greci, Romani, siriaci, ecc.). At 15, 24 : Abbiamo saputo che alcuni di noi, (cioè venuti da Gerusalemme. Luca li chiamerà farisei) ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Essi sostenevano che bisognasse diventare prima ebrei per essere salvati. Ma per il cristiano non c'è bisogno di diventare ebreo - come i proseliti - perché la salvezza dopo Cristo è aperta a tutti i popoli, a qualsiasi etnia o cultura essi appartengano. Dio non fa distinzione fra un popolo o l'altro. Luca, che ha fatto ricerche accurate, forse ha trovato qualche documento originario come questo. At 15, 25 : Ci è parso bene perciò, tutti d'accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi assieme ai nostri carissimi Barnaba e Paolo, 26 uomini che hanno rischiato la vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. E così si riassume la missione di tre anni in Anatolia, dove Paolo ha rischiato veramente la vita, quando è stato lapidato a Listra. 27 Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi, a voce, queste stesse cose. Evidentemente il documento veniva letto e commentato. Giuda e Sila erano due persone autorevoli. At 15, 28 : E' parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi... E' la consapevolezza che l'assemblea di Gerusalemme, - chiamata sinodo o concilio - è una riunione in cui parla lo Spirito. Pietro interpreta la sua esperienza con Cornelio come modello per accogliere i non ebrei. Dio stesso - o, meglio, l'azione dello Spirito - fa capire a Pietro che non si possono rifiutare quelli che Egli ha accolto, né chiamare impuro quello che Dio ha purificato. Così Pietro si rende conto che se è disceso lo Spirito a Cesarea su quelli che lo ascoltano, non si può impedire che siano battezzati con acqua quelli che hanno ricevuto lo Spirito. Allora dirà ai discepoli di Gerusalemme che è lo Spirito che purifica i cuori, non l'acqua! E' lo Spirito - potenza di Dio accolta nella fede - Colui che ispira e guida i Concili della Chiesa. 28 E' parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: 29 astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue,...(Poiché il sangue è "vita" e appartiene a Dio, non bisogna mangiarlo. Per questo gli animali dovevano essere dissanguati, prima di essere cucinati. E questa peraltro è anche una regola alimentare mussulmana!) dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime... (cioè dai matrimoni fra parenti). Sono regole non dettate da ragioni igieniche, ma per rispettare i legami familiari. Qui si richiama la proposta di Giacomo, fratello del Signore, di un compromesso col mondo ebraico: non rompere totalmente con la tradizione ebraica, soprattutto nelle comunità miste. Perchè tali comunità non entrino in crisi, si tratta di osservare quattro regole riguardo soprattutto la mensa... Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!" La lettera è dunque molto essenziale: raccomanda di non rompere con la tradizione. La morale non c'entra! 30 Quelli allora si congedarono e scesero ad Antiochia; riunita l'assemblea, consegnarono la lettera. 31 Quando l'ebbero letta, si rallegrarono per l'incoraggiamento che infondeva. 32 Giuda e Sila, essendo anch'essi profeti con un lungo discorso incoraggiarono i fratelli e li fortificarono. Giuda continuerà poi la missione per conto suo, mentre Sila e Timoteo andranno assieme a Paolo in Europa. E qui si comprende che cos'è la profezia nel linguaggio di Luca: non è chiaroveggenza o predire il futuro, ma è un discorso di esortazione, ispirato, per aiutare i cristiani a capire che cos'è la fede cristiana. Paolo dirà che la profezia è catechesi, insegnamento, ma anche esortazione e incoraggiamento. 33 Dopo un certo tempo i fratelli li congedarono con il saluto di pace, perchè tornassero da quelli che li avevano inviati. Luca prosegue gli Atti (15, 34-35 e segg.) con la proposta di Barnaba di andare a visitare i nuovi cristiani che avevano incontrato nella prima missione. Barnaba vorrebbe prendere con sé anche Giovanni Marco, ma Paolo si oppone risolutamente. Così Barnaba va per conto suo col cugino Marco a Cipro, mentre Paolo si mette in viaggio con Sila. Costui fa parte dell'équipe dei missionari creati da Paolo. Sila è una persona carismatica, capace di pregare ed insegnare nello Spirito. E' lui il grande compagno di viaggio di Paolo per raggiungere l'Europa: da Tessalonica ad Atene e Corinto. La prima lettera ai Tessalonicesi (1 Ts) è il primo documento cristiano, anche se nel cànone cristiano non è messa al primo posto. Essa inizia con : 1,1: Paolo, Silvano (o Sila) e Timoteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre... Questa intestazione viene ripresa anche nella 2 Ts. La menzione a Silvano è più significativa nella 2 Cor, dove Paolo rievoca la sua missione presso i Corinti, cercando di spiegare perchè non ha mantenuto la sua promessa di andarli a trovare (2 Cor 1, 15-18). Poi dice: 2 Cor 1, 19: :Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, io, Silvano e Timoteo... Paolo presenta la sua équipe, facendo precedere Silvano a Timoteo. Questo è il testo più chiaro sulla figura di Silvano e la sua attività missionaria. Terminiamo la presentazione di Silvano, citando la prima lettera di Pietro: lo scritto è impregnato dal pensiero paolino, anche se scritto da un discepolo di Pietro. Alla conclusione di questa lettera, viene menzionato Silvano: 1 Pt 5,12: Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, fratello fedele... Vi saluta la comunità... e anche Marco mio figlio. Sembra dunque che Silvano sia legato anche all'ambiente di Pietro, perchè ne è il segretario-estensore della lettera. In questo testo si trovano assieme due collaboratori di Paolo, menzionati sia negli Atti che nelle lettere: Sila e Marco (o Giovanni Marco). Paolo è stato attorniato da una rete fittissima di collaboratori con i quali ha creato una rete di comunità, come ha fatto anche Gesù: dietro al nucleo del suo progetto, rappresentato dai 12 Apostoli, aveva numerose persone che lo accompagnavano. Altri collaboratori di Paolo sono menzionati in ordine alfabetico nello schema seguente: Acaico 1 Cor 16, 17 Apollo 1 Cor 1,2; 3,4-6.22; 4,6; 16,12; cfr. At 18,24; 19,1; Tt 3,13 Barnaba Gal 2,1.9.13; 1 Cor 9,6; cfr. Col 4,10 Fortunato 1 Cor 16,18 Epafrodito Fil 2,25-30; 4,18 Clemente Fil 4,2 Luca Fm 24; Col 4,14; 2Tm 4,11 Marco Fm 24; Col 4,10; 2 Tm 4,11; cfr. At 12,12.25; 13,5; 15,37.39 Sostene 1Cor 1,1; cfr. At 18,17 Stefanàs 1Cor 16, 15-17 Non tutti sono dello stesso livello; alcuni vivono sul posto, altri sono collaboratori itineranti e altri diventano - come Timoteo - ambasciatori di Paolo. Tito, per esempio, è il collaboratore per le cause difficili (da risolvere a Corinto). I primi 10 sono menzionati anche negli Atti assieme a Marco - che è un personaggio conosciuto, come Giovanni. Acàico viene dall'Acàia, figlio forse di Stefanàs. Quest'ultimo è menzionato assieme a Fortunato nella 1 Cor 16, 15-17: lì, dopo aver dato disposizioni pratiche su come vivere da cristiani, e dopo aver parlato dei suoi progetti di viaggio, Paolo menziona Stefanàs, Fortunato e Acàico, che sono i primi cristiani dell'Acaia (o Grecia) ed hanno dedicato se stessi alla diaconìa dei santi (cioè al servizio dei cristiani). Nella Bibbia attuale il nome "Stefana" è stato espresso col nome maschile "Stefanàs", per evitare che si pensasse che si trattasse di una donna. 1 Cor 16,17: Io mi rallegro della visita di Stefanàs, di Fortunato e di Acaio...- Questi due potrebbero essere i figli o forse familiari aiutanti, o liberti. - Essi hanno allietato il mio spirito e allieteranno anche il vostro. Apprezzate persone come queste. Paolo non si stancherà mai di esortare a stimare le persone che si dedicano alla comunità senza chiedere alcun compenso. Anche Apollo è molto citato nelle lettere ed anche negli Atti. Di lui abbiamo già parlato in una puntata precedente. Barnaba era un levita (cioè della casta sacerdotale), proveniente da Cipro dove aveva venduto i suoi campi. Egli è una specie di uomo di fiducia degli Apostoli sia ad Antiochia, sia anche a Cipro. Epafrodìto viene citato nella lettera ai Filippesi, in un testo carico di pathos e di riconoscenza per gli aiuti ricevuti attraverso di lui. Lì Paolo raccomanda anche Timoteo. Epafrodito è forse il nome di uno schiavo o liberto: Fil 2, 25 : Ho creduto necessario mandarvi Epafrodito, fratello (= cristiano) mio, mio compagno di lavoro e di lotta (perchè condivide il carcere con Paolo e lo sostiene nella missione), vostro inviato (= apostolo) per aiutarmi nelle mie necessità. Forse Epafrodito fa parte del gruppo degli "episkopoi" e "diakonoi". "Episcopi" sono i sovrintendenti, mentre i diaconi sono gli aiutanti. Uno di questi ultimi è probabilmente Epafrodito. Fil 2, 26 : Aveva un grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perchè eravate a conoscenza della sua malattia... Evidentemente, durante la prigionia egli si era ammalato, forse perchè un po' fragile. E' un testo molto umano e delicato. Fil 2, 27: E' stato grave, infatti, e aveva rischiato di morire. Ma Dio ha avuto misericordia di lui, e non di lui solo ma anche di me, perchè non avessi dolore su dolore. Paolo soffriva perchè da prigioniero non poteva diffondere il Vangelo e poi per la salute del carissimo collaboratore. Fil 2, 28-30: Lo mando quindi con tanta premura perchè vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia più preoccupato. (Si noti l'affanno umano dell'Apostolo per Epafrodito). 29 Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia ed abbiate grande stima verso persone come lui, 30 perchè ha sfiorato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita per supplire a ciò che mancava al vostro servizio verso di me. Qui Paolo adopera lo stesso stile quando si riferisce a Gesù che fu umiliato fino alla morte ed alla morte di croce (Fil 2,8). Quel cristiano inviato a Paolo da quelli di Filippi, è stato "fermato" dalla malattia, che in fondo fa parte della vita. Paolo raccomanda di accoglierlo, stimarlo, di non farlo star male. Epafrodito sarà menzionato ancora (Fil 4,18), quando Paolo ricorda la collaborazione e generosità dei Filippesi: Fil 4, 18: Ho il necessario ed anche il superfluo - Paolo è il credente che nella vita sa affrontare anche le difficoltà materiali - sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodito...che Dio vi ripagherà. Clemente è citato assieme a due donne che collaborano con Paolo. Clemente ha un nome romano perchè è di Filippi, colonia romana, ed è invitato ad aiutare le due signore Evòdia e Sìntiche. In Fm (24) - una piccola lettera che sta in 30 righe, in un foglio di papiro - Paolo menziona sette personaggi. La lettera è entrata nel Cànone non si sa come, perchè non affronta problemi di fede o di morale, ma solo il problema di uno schiavo cristiano che l'Apostolo raccomanda a Filemone di accogliere come un fratello. Siamo alla fine della lettera: Paolo si prenota un posto presso Filemone, personaggio importante che accoglie la comunità nella sua casa, assieme alla sorella Appia e ad Archippo. Fm 22-24: Al tempo stesso preparami un alloggio perchè grazie alle vostre preghiere, spero di essere restituito a voi. Ti saluta Épafra (che è un missionario di Colossi), mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, insieme con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori. I collaboratori annunciano il Vangelo e partecipano alla attività itinerante di Paolo. Poi sul posto lavorano altri, come Acàico e Stefanàs. Sostene è co-mittente assieme a Paolo nella 1 Cor (1,1). Dopo la lettera ai Filemone, vediamo che in quella ai Colossesi sarà ripreso l'elenco di nomi di collaboratori (Col 4, 7-17). 7 Tutto quanto mi riguarda ve lo riferirà Tìchico, il caro fratello e ministro (in greco: diàkonos) di fede, mio compagno nel servizio del Signore, 8 che io mando a voi perchè conosciate le nostre condizioni e perchè rechi conforto ai vostri cuori. Tìchico è collaboratore presso la comunità di Colossi anche se non è stata fondata dall'Apostolo, ma da Épafra. Colossi e Laodicèa sono due località che distano da Efeso circa 150-200 Km. Paolo è stato due o tre anni ad Efeso ed ha evangelizzato quelle località attraverso i suoi collaboratori. 9 Con lui verrà anche Onèsimo (che è il "famoso" schiavo, diventato cristiano, che Paolo manda a Filemone), il fedele e carissimo fratello che è dei vostri. Essi vi informeranno su tutte le cose di qui. 10 Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Barnaba (solo da qui veniamo a sapere che Marco è parente di Barnaba) , riguardo al quale avete ricevuto istruzioni - se verrà da voi, fategli buona accoglienza - 11 e Gesù, chiamato Giusto. Gesù è un diffuso nome ebraico dell'epoca. Di coloro che vengono dalla circoncisione (cioè ebrei) questi soli hanno collaborato con me per il regno di Dio e mi sono stati di conforto. (Si tratta dunque di collaboratori di origine ebraica). 12 Vi saluta Épafra, servo di Cristo Gesù, che è dei vostri, il quale non smette di lottare per voi nelle sue preghiere, perchè siate saldi, perfetti e aderenti a tutti i voleri di Dio. Ecco dunque menzionato che Épafra è fondatore della comunità e, assieme a Paolo, continua a pregare perchè essa resti salda. 13 Io do testimonianza che egli si dà molto da fare per voi e per quelli di Laodicéa e di Geràpoli. (Oggi Geràpoli è una località termale). 14 Vi salutano Luca, il caro medico ...e Dema. Così veniamo a sapere che Luca è medico di professione! Nella lettera a Filemone Luca, Dema e Marco sono collaboratori di Paolo. 15 Salutate i fratelli di Laodicea (località vicina), Ninfa (che non si sa se sia vedova o sposata) e la Chiesa che si raduna nella sua casa.16 E quando questa lettera sarà letta da voi, fate che venga letta anche dalla Chiesa dei Laodicesi e anche voi leggete quella inviata ai Laodicesi. C'è quindi uno scambio di lettere fra gruppi cristiani. 17 Dite ad Archippo (che conosciamo dalla lettera a Filemone, e che è diacono e animatore della comunità di Colossi): Fai il ministero che hai ricevuto nel Signore, e vedi di compierlo bene. Ricapitolando, vediamo un elenco di personaggi che sono entrati in contatto con Paolo: alcuni l'hanno tradito - come Figélo e Ermògene - e abbandonato. Non invece Onìforo di Efeso: questi ha aiutato l'Apostolo, andando anche a Roma a trovarlo in carcere. Il testo 2Tm 4, 9-15 è un testo ricco di indicazioni sui collaboratori di Paolo e fa un po' il punto della sua situazione di carcerato in attesa di processo: 9 Cerca di venire da me, 10 perchè Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo ed è partito per Tessalonica...Evidentemente non tutti sono perseveranti nella collaborazione. Ci sono anche quelli che lasciano, soprattutto nei momenti di crisi e di difficoltà dell'Apostolo. Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. 11 Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perchè mi sarà utile per il ministero (= per la diaconia). 12 Ho inviato Tìchico a Efeso. 13 Venendo portami il mantello che ho lasciato a Tròade in casa di Carpo e i libri, soprattutto le pergamene.14 Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni (Probabilmente si tratta di un altro cristiano che lo ha tradito). Il Signore gli renderà secondo le sue opere; 15 anche tu guardati da lui, perchè si è accanito contro la nostra predicazione. I saluti finali della 2 Tm sono molto ricchi di informazioni: 2 Tm 4, 19-21 : Saluta Prisca e Aquila (che conosciamo) e la famiglia di Onesìforo. 20 Eràsto (personaggio importante di Corinto), Tròfimo (che abbiamo conosciuto in Col) ho lasciato ammalato a Mileto. 21Affrettati a venire prima dell'inverno. Ti salutano Eubùlo, Pudènte, Lino, Claudia e tutti i fratelli. Anche nella lettera a Tito, nei saluti finali, si trova un elenco di altri collaboratori di Paolo: Tt 3,12: Quando ti avrò mandato Àrtema o Tìchico, cerca di venire subito da me a Nicòpoli (nell'Epiro), perchè là ho deciso di passare l'inverno. 13 Provvedi con cura al viaggio di Zena, il giurista, e di Apollo, perchè non manchi loro nulla. Nel cap. 16 della lettera ai Romani, dopo aver raccomandato Febe, diaconessa di Cencre, porto orientale di Corinto, Paolo manda a salutare numerose persone, fra cui otto donne (di cui parleremo nella prossima puntata): sono quasi 30 nomi di singoli o coppie che hanno lavorato con lui. In alcuni casi Paolo dirà espressamente "Hanno faticato e si sono impegnati nel servizio del Vangelo". Alla chiesa di Roma Paolo pensava di arrivare da persona libera. In realtà poi vi giungerà da carcerato, perchè accusato di minacciare l'ordine pubblico ed il tempio di Gerusalemme. Per sottrarsi al linciaggio da parte dei Giudei, si appellò all'imperatore. La lettera che egli invia forse era per la chiesa di Efeso. Ma al di là dei destinatari, è interessante l'elenco dei collaboratori paolini. Rm 16, 3- 15: Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù, per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa....5 Salutate il mio amatissimo Epèneto che è stato il primo a credere in Cristo nella provincia dell'Asia. Salutate Maria che ha faticato molto per voi. 7 Salutate Andrònico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia, sono insigni fra gli apostoli che erano in Cristo già prima di me .(Interessante questo titolo di "apostoli" dato ad una coppia, perchè inviati ufficiali delle chiese.) 8 Salutate Ampliato che mi è molto caro nel Signore. 9 Salutate Urbano, nostro collaboratore in Cristo ed il mio carissimo Stachi.10 Salutate Apelle che ha dato buona prova in Cristo. Salutate i familiari di Aristòbulo (che forse più che un collaboratore è un simpatizzante che offre la sua casa per gli incontri dei cristiani). 11 Salutate Erodione, mio parente. Salutate quelli della casa di Narciso che sono nel Signore. Narciso (o Narcisso) forse è solo colui che mette a disposizione la casa. Ma è più facile pensare ad un cristiano che è responsabile di una comunità domestica. 12 Salutate Trifèna e Trifòsa che hanno faticato per il Signore. Salutate la carissima Pèrside... 13 Salutare Rufo, eletto nel Signore e la madre anche per me. Forse questi era il fratellastro di Paolo, nato dallo stesso padre, ma di madre diversa. Fra i vari nomi citati ci saranno stati anche dei parenti di Paolo: di sangue o quelli coi quali egli ha avuto dei rapporti per organizzare l'attività itinerante missionaria. 14 Salutate Asìncrito, Flegònte, Erme, Pàtroba, Erma e i fratelli (cristiani) che sono con loro. 15 Salutate Filòlogo e Giulia, Nereo e sua sorella e Olimpas e tutti i santi che sono con loro... Paolo stabilisce contatti con le comunità e li mantiene grazie alla sua rete di collaboratori, alcuni dei quali sono anche parenti. Il legame di parentela ed affettivo è un modo per stabilire la rete di collaboratori. L'elenco delle persone salutate si completa con l'elenco di quelli che salutano. Paolo detta la lettera a Terzo, scrivano e segretario. Alla fine della lettera tutti vogliono mettere il loro nome. Così sappiamo che l'Apostolo è a Corinto, ospite di Gaio. Infatti scrive: Rm 16,21-23: Vi saluta Timoteo, mio collaboratore., e con lui Lucio, Giasòne, Sosìpatro. Vi saluto anch'io, Terzo, che vi ho scritto la lettera nel Signore. Vi saluta Gaio che ospita me e tutta la comunità. Vi salutano Eràsto, tesoriere della città. Costui potrebbe essere un assessore. Sulla strada lastricata di Corinto si trova inciso il nome di Eràsto. Essendo Corinto una colonia romana, i funzionari erano tutti romani. Terminiamo con la lettura di un documento preso dagli Atti degli Apostoli. In At 11, 19-26 si parla di Barnaba il quale, originario di Cipro, è un levita divenuto cristiano. E' un collaboratore di Paolo e da lui molto stimato. Partecipa anche al Concilio di Gerusalemme. Ha però un momento di contrasto su come vivere i rapporti con la comunità mista. Infatti Barnaba abbandona Paolo quando si tratta di condividere la mensa ad Antiochia quando vi giungono i discepoli di Giacomo e Pietro (Cefa) e comincia ad abbandonare la comunità di lingua greca. Così Paolo affronta Pietro e gli fa notare la sua incoerenza con quello che era stato deciso a Gerusalemme. At 11, 19: Intanto quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano, erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorchè ai Giudei. 20 Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirene, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. 21 E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore. 22 Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Barnaba (uomo di fiducia) ad Antiochia. 23 Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, 24 da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore. 25 Barnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo (Questi si era ritirato là dopo la conversione perchè i giudei osservanti non gli credevano): lo trovò e lo condusse ad Antiochia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani. E' interessante che ad Antiochia c'era una chiesa "ecumenica" e rappresentava il "campo base" per la missione di Paolo. La prima attività di formazione della comunità di Antiochia fu fatta dalla coppia Paolo e Barnaba. Questi, inviato da Gerusalemme, era il collegamento con la "chiesa madre". Dopo un anno di attività ad Antiochia i due cominceranno la loro missione, assieme a Giovanni Marco, presso i Giudei della diaspora. L'ultimo testo che vogliamo prendere in considerazione riguardo al nostro tema, è anch'esso preso dagli Atti (At 20, 1-4): vi si fa un elenco di 7 nomi. Che Paolo non solo annunci il Vangelo attraverso una équipe di collaboratori, non viene riportato solo nelle lettere "di prima mano" e di quelle della Tradizione (Colossesi, Efesini, lettere pastorali), ma viene documentato dal primo biografo dell'Apostolo (Luca). Nel cap. 20 leggiamo di una precisa metodologia collaborativa: il Vangelo veniva annunciato da una coppia di amici o fratelli (si pensi ad esempio a Cirillo e Metodio nei Balcani e poi in Russia) assieme. At 20, 1: Cessato il tumulto, Paolo (che ha rischiato il linciaggio perchè rifiutava il culto alla dea Artèmide) mandò a chiamare i discepoli e, dopo averli esortati, li salutò e si mise in viaggio per la Macedonia. (Siamo ad Efeso ed egli andrà a Nord, verso Pergamo, Tròade - dove sperava di trovare Tito, ma invano - fino a Filippi in Macedonia. Lì trova Tito che gli porta buone notizie da Corinto). At 20, 2: Dopo aver attraversato quelle regioni, esortando i discepoli con molti discorsi, arrivò in Grecia. (Luca semplifica le cose!) 3 Trascorsi tre mesi, poichè vi fu un complotto dei Giudei contro di lui mentre si apprestava a salpare per la Siria, decise di far ritorno attraverso la Macedonia (non via mare, ma via terra, attraverso Tessalonica e Filippi). 4 Lo accompagnavano Sòpatro di Berea (in Macedonia), figlio di Pirro, Aristarco e Secondo di Tessalonica, Gaio di Derbe (ora in Turchia) e Timoteo (di Listra), e gli asiatici Tìchico e Tròfimo (gli stessi menzionati in Colossesi). La grande abilità di Paolo, oltre ad un indubbio spirito missionario, fu quella di riuscire a coinvolgere persone che hanno annunciato il Vangelo accanto a lui e poi quelle che sul posto hanno continuato la sua opera. Il segreto del carisma di Paolo fu la passione per Gesù, la sua capacità comunicativa e il coinvolgimento di altre persone. Egli propone un modello di apostolo, di stare assieme. Certo ha incontrato anche incomprensioni (si pensi ad Apollo) e contrasti, ma egli stima e apprezza quelli che lavorano con lui. Per loro ha anche parole di incoraggiamento quando hanno momenti di crisi. (03 settembre 2011) (Continua)