Timoteo

03/03/2011 | Diakonía del Vangelo

 

La diakonía del Vangelo: Timoteo 

         Il primo personaggio che compare negli Atti degli Apostoli e nelle lettere di Paolo è Timoteo. La presentazione del personaggio, collaboratore di Paolo, sarà fatta attraverso due fonti:

Atti degli Apostoli, attribuiti a Luca, autore anche del terzo Vangelo. Egli delinea un percorso interessante del compagno della missione di Paolo. Timoteo viene da Listra, dov’è nato, e lo accompagna in tutti i viaggi, soprattutto in Europa: nella Macedonia, in Tessaglia ed in Acaia.

Lettere di Paolo: le così dette Lettere storiche o”autentiche” , considerate da tutti come “Lettere paoline”, dettate da lui al suo segretario. Esse ci danno le informazioni di prima mano.

Poi abbiamo un altro gruppo di Lettere che dipendono dal mondo della Tradizione paolina: in particolare due lettere indirizzate proprio a Timoteo. Queste, insieme alla lettera a Tito, formano il corpus, la raccolta, delle così dette lettere pastorali. In quei testi si traccia il profilo del pastore o animatore di comunità, responsabile che prolunga il ruolo dell’Apostolo nel garantire l’ortodossia, la verità del Vangelo ed anche la compattezza della comunità cristiana, minacciata da tendenze divergenti – non chiamiamole “eresie”, ma forme di dissidenza – rappresentate dai falsi profeti o falsi maestri.

            Iniziamo subito dal profilo biografico, che è molto semplice perchè non abbiamo molti dati, desunti dagli Atti degli Apostoli, dalle Lettere autentiche ed anche da quelle attribuite a Paolo, ma che dipendono dalla tradizione (cioè da coloro che ammirano Paolo), cercando di aggiornare il suo messaggio adattandolo a situazioni che sono della seconda o addirittura terza generazione (ca. anni 80 d. C.). Paolo muore negli anni 50-60. Poi seguono una seconda (30 anni dopo) ed una terza generazione di cristiani (anni 80-90). Certo c’è una continuità nel ricordo passando da una generazione all’altra.

            Il nome greco  Timoteo significa “Adoratore di Dio” (< timé = rispetto, onore) e ricorre 24 volte nel Nuovo Testamento (Atti degli Apostoli e Lettere di Paolo). Egli è uno dei primi, più stretti e carissimi collaboratori di Paolo, che lo chiama mio figlio carissimo, autentico sia nelle Lettere a lui indirizzate, sia negli altri scritti (1 Cor e Fil). Sono testi in cui fa l’elogio e raccomanda Timoteo in modo molto sincero.  Certamente Paolo è affezionato a questo giovane che egli ha preso dalla sua famiglia a Listra, nel centro della Turchia attuale. Vedremo quale è stato l’impegno di Timoteo nel suo ambiente e nelle sue chiese. In quasi tutte le lettere Timoteo è associato a Paolo nel saluto (1 e 2 Cor, Fil ed anche in Col; e poi anche in un biglietto aggiunto ad un’omelia conosciuta come Lettera agli Ebrei , ma che non è di Paolo. Essa fu per lungo tempo attribuita all’Apostolo proprio in virtù di quel biglietto – fino agli anni recenti, cioè fino al Concilio Vaticano II. Ma già nel IV e V secolo si discuteva della autenticità della lettera, perchè il linguaggio, lo stile ed anche il pensiero sono diversi).  Ma vediamo subito la famiglia e formazione di Timoteo.           

            Di molti personaggi della Bibbia non sappiamo cosa hanno fatto da piccoli, chi è il padre e la madre; per Timoteo, grazie ad un’informazione incrociata di Atti, Lettere autentiche e della Tradizione – abbiamo un possibile profilo. Egli dunque è figlio di una donna cristiana, ma di origine giudaica. E’ nato nella diaspora, non in Palestina. Conosciamo anche il nome della madre e della nonna. Il padre è un greco, cioè non ebreo. Timoteo nasce dunque da un matrimonio misto (cosa assai frequente quando gli ebrei erano all’estero). Anche la nonna era ebrea. Timoteo ebbe dunque essenzialmente un’educazione ebraica e poi cristiana. La madre a la nonna hanno un nome greco (la prima si chiamava Eunìce e la nonna Loide). Paolo lo conosce, durante il secondo viaggio, a Listra, città che si trovava sull’altopiano, fra il Mediterraneo e l’attuale Ankara (vedi cartina).

 

Listra si trovava sulla strada – costruita dai Romani – che collegava Efeso sul mar Egeo ad Antiochia (di Pisidia). Proseguendo oltre l’altopiano, si raggiungeva l’Eufrate. Era una strada molto importante per il commercio e soprattutto per lo spostamento delle truppe.

            Timoteo viene ordinato da Paolo con l’imposizione delle mani. Nella prima Lettera a Timoteo c’è una piccola nota a proposito della condizione di salute di questo collaboratore: 

1 Tm 5, 23: Ti scongiuro, non bere soltanto acqua, ma anche un po’ di vino a causa dello stomaco e dei tuoi frequenti disturbi. Probabilmente Paolo si riferisce qui ad una situazione che si creava nelle comunità dove alcuni volevano proibire il matrimonio, l’uso della carne e del vino. Contro questi falsi maestri, che condannano tutto quello che è buono e fatto da Dio (matrimonio, carne, vino ed altre cose), raccomanda di bere vino senza scrupoli! Così avrà un giovamento anche per lo stomaco!  

            La prima informazione su Timoteo riguarda la chiamata o investitura (Paolo aveva intrapreso un nuovo viaggio dopo il Concilio di Gerusalemme. Avendo rotto con Barnaba per la questione del cugino Giovanni Marco, che li aveva abbandonati sul più bello, Paolo parte per conto suo assieme a Sila, mentre Barnaba e Giovanni Marco vanno a Cipro) :

At 16, 1-4: 1Paolo si recò anche a Derbe e a Listra.(Partono dal porto della Cilicia e vanno verso l’interno, percorrendo però 1200 Km.) – Vi era qui un discepolo (cioè un cristiano) chiamato Timoteo, figlio di una donna giudea credente e di padre greco (anche se di matrimonio misto, pare che il giovane sia stato educato nella religione della madre e della nonna – cioè della linea materna. Uno era considerato ebreo solo se figlio di madre ebrea. Il padre non aveva importanza, in termini giuridici): 2era assai stimato dai fratelli di Listra e di Icònio (famoso centro che dista parecchi Km dalla città natale di Timoteo). Questi era stimato nel suo ambiente e Paolo – che era un buon conoscitore dell’animo umano e di vocazioni – sapeva che il giovane era già stato “collaudato” e quindi poteva associarsi all’équipe missionaria itinerante). 3Paolo volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circoncidere a motivo dei Giudei che si trovavano in quelle regioni: tutti infatti sapevano che suo padre era greco.( Ecco il motivo per cui Timoteo non era stato circonciso!)  4Percorrendo le città, trasmettevano loro le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani di Gerusalemme, perchè le osservassero. 5Le Chiese intanto andavano fortificandosi e crescevano di numero ogni giorno.

            Da quel momento dunque il giovane si unisce alla comitiva che si avviava prima verso Occidente e poi verso Nord: verso la Tòade. Là un’imbarcazione li doveva portare verso Filippi e la Macedonia. E così inizia l’avventura europea. Per la prima volta il Vangelo passa in Europa con Paolo e Timoteo al suo fianco. Alcuni vorrebbero attribuire a Timoteo una specie di diario o composizione, per cui giunti a Tròade si comincia a raccontare in prima persona. Forse Timoteo tiene una specie di diario: certo è lui che terrà poi i contatti con Tessalonica, con Filippi, cioè con le chiese nate sulla traiettoria Roma-Bisanzio. Tale traiettoria è segnata dalla famosa strada Ignazia (che partiva da Brindisi – dove terminava la via Appia proveniente da Roma – e proseguiva con Durazzo e poi alcune grandi città, quali Tessalonica, Filippi. Questo è il percorso fatto da Paolo accompagnato da Timoteo).

            Riguardo alla formazione ed alla famiglia leggiamo quello che Paolo scrive nella seconda Lettera, a lui attribuita, indirizzata a Timoteo. Essa è molto più personale – una specie di testamento, più che un insieme di istruzioni e norme sulla guida delle comunità. Inizialmente Paolo ricorda come ha conosciuto Timoteo: 2 Tm 1, 1-8.

 1Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, 2a Timoteo, figlio carissimo (chiaramente il linguaggio è metaforico; “figlio” vuol dire “discepolo”. E’ un modo di esprimersi della Bibbia, come “Ascolta, figlio!” E’ una metafora per dire che un figlio deve essere istruito dal padre) : grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Gesù Cristo Signore nostro. (Fin qui è l’intestazione o indirizzo. Poi inizia la preghiera di ringraziamento, come in tutte le Lettere)   3Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei  antenati, (Paolo è ebreo “puro sangue” perchè è figlio di padre e madre ebrei) con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. (Tipico modo di pensare di Paolo: la preghiera è quando ricorda le persone che gli stanno a cuore) 4Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia.        5Mi ricordo infatti della tua schietta fede,che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.     (Qui non è semplicemente la fede ebraica, anche se Paolo da cristiano serve il Dio dei Padri. La fede cristiana infatti non è abbandono dell’ebraismo, ma il compimento della esperienza religiosa ebraica. Dunque Timoteo ha ricevuto la fede dalla nonna e dalla mamma. Paolo prosegue parlando dell’impegno per il Vangelo e del suo desiderio di coinvolgere anche Timoteo. Emerge il carattere del discepolo: timido, un po’ fragile, di uno che vive all’ombra di Paolo. Ma è anche tenace ed appassionato, sa affrontare pericoli – perchè i viaggi dell’epoca esigevano soprattutto  salute, un po’ di gusto per l’avventura e poi una grande passione per il servizio al Vangelo. Naturalmente il viaggio in gruppo comportava anche dei litigi: abbiamo già visto la separazione di Barnaba e Paolo).      6Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. (Qui Paolo fa riferimento al rito tipicamente ebraico e ripreso dai cristiani per trasmettere lo Spirito: imponendo le mani. E il dono è il càrisma, cioè un dono permanente – come l’ordinazione sacerdotale. Non esistono altri testi così chiari! Paolo lo ha scelto come facevano i rabbini, ha invocato lo Spirito per ordinarlo). 7Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, (Qui forse è un accenno a Timoteo, che è un po’ preoccupato e pauroso) ma di forza, di carità e di prudenza. 8Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

            Paolo scrive dal carcere: questo è il contesto in cui è maturata la tradizione dell’Apostolo prigioniero per il Vangelo. Di questo ne parla ancora nel capitolo 3 della seconda Lettera a Timoteo (2 Tm 3, 10-17): è una pagina altrettanto ricca di riferimenti per la biografia ed il profilo spirituale di Timoteo. Questa lettera alterna esortazioni, messa in guardia e profilo ideale del pastore. In questo passo, dopo aver denunciato i falsi maestri che propagano una dottrina che non corrisponde al Vangelo, Paolo si rivolge direttamente a Timoteo:

10Tu invece mi hai seguito da vicino nell’insegnamento, nel modo di vivere, nei progetti, nella fede, nella magnanimità, nella carità, nella pazienza, 11nelle persecuzioni, nelle sofferenze. (Ecco che torna fuori il tema delle difficoltà che bisogna mettere in conto in un cammino di fede. Emerge dunque l’immagine del maestro che trasmette il messaggio certo con le parole, ma soprattutto con lo stile di vita: tipico modo di Gesù e di Paolo. Condividendo insieme, Timoteo ha imparato a vivere la fede, la carità, la grandezza d’animo, la forza nel sopportare le prove e le sofferenze).   

Quali cose mi accaddero ad Antiòchia (di Pisidia.  Era antica colonia romana. Oggi è riportata alla luce da inglesi e americani), a Icònio e a Listra! (Senza leggere gli Atti degli Apostoli, si comprende che Timoteo ha seguito Paolo nelle sue regioni) Quali persecuzioni ho sofferto!  Ma da tutte mi ha liberato il Signore! 12E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati. (Siamo all’inizio del cristianesimo, quando l’essere cristiani costava un prezzo alto! Oggi si torna ad apprezzare la fede cristiana perchè essa richiede impegno e non solo applauso e consensi). 13Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannando gli altri e ingannati essi stessi. (Paolo condanna i pseudo-maestri che non hanno imparato il Vangelo al seguito di Paolo).  14Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente.  Conosci coloro da cui lo hai appreso e 15conosci le sacre Scritture (cioè l’AT) fin dall’infanzia (cioè dalla nonna e dalla mamma. Secondo alcuni, gli ebrei hanno il più alto tasso di alfabetizzazione grazie alla lettura costante, familiare della Bibbia. Noi cattolici, invece, per oltre 200 anni abbiamo avuto la censura della Bibbia; questo ha favorito l’analfabetismo rispetto al resto dell’Europa): queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. (La salvezza è data da Dio tramite Gesù, ma le Scritture possono avviarti alla fede.)      Segue l’unico testo sull’ispirazione: 

2 Tim 16:  Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, 17perchè l’uomo di Dio (che è il cristiano e non solo il pastore) sia completo e ben preparato per ogni opera buona.  Lo scopo finale non è il sapere, ma il fare opere buone. La Scrittura è efficace per essere un buon “atleta”, equipaggiato per fare una scalata che si chiama “opere buone”.

            Dopo questo quadro sulle radici e la formazione, il profilo umano diventa un po’ più preciso, come si può leggere nel primo testo in assoluto del cànone cristiano: la prima Lettera alla Chiesa di Tessalonica. Paolo scrive da Corinto, dopo aver avuto l’incontro-scontro con l’intelligentia greca ad Atene, in attesa dell’arrivo di Timoteo da Tessalonica (da lì l’Apostolo ha dovuto fuggire di notte, perchè minacciato dalla comunità ebraica – che non gli perdonava di aver sottratto molti aderenti della sinagoga per formare la prima comunità cristiana): 

Prima Lettera ai Tessalonicesi 3, 1-10

1Per questo, non potendo più resistere, abbiamo deciso di restare soli ad Atene 2e abbiamo inviato Timoteo (c’è anche Silvano o Sila, che è un personaggio carismatico e viene dal Concilio di Gerusalemme, ma Paolo preferisce Timoteo), nostro fratello (cristiano) e collaboratore di Dio (come tutti i Cooperatori cristiani, anche Paolini sono prima di tutto collaboratori di Dio!) nel Vangelo di Cristo, per confermarvi ed esortarvi nella vostra fede (Evidentemente Timoteo non aveva dato nell’occhio ed era riuscito a non farsi notare dagli ebrei di Tessalonica. Così era successo anche a Filippi, dove egli non era andato in carcere) 3perchè nessuno si lasci turbare in queste prove. Voi stessi, infatti, sapete che questa è la nostra sorte; 4infatti, quando eravamo tra voi, dicevamo già che avremmo subìto delle prove, come in realtà è accaduto e voi ben sapete. 5Per questo, non potendo più resistere, mandai a prendere notizie della vostra fede, temendo che il tentatore (cioè l’avversario delle opere di Dio) vi avesse messo alla prova e che la nostra fatica non fosse servita a nulla. 6Ma, ora che Timoteo è tornato, ci ha portato buone notizie della vostra fede, della vostra carità e del ricordo sempre vivo che conservate di noi, desiderosi di vederci, come noi lo siamo di vedere voi. 

 E perciò, fratelli, in mezzo a tutte le nostre necessità e tribolazioni, 7ci sentiamo consolasti a vostro riguardo, a motivo della vostra fede.  8Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore.  9Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio, 10che con viva insistenza, notte e giorno, chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ciò che manca alla vostra fede?

            E’ lo stile tipico di Paolo: qui c’è tutta la sua umanità che si impregna della dimensione spirituale-religiosa. Quanto egli parla dei cristiani, della fede in Gesù, ci mette tutta la sua passione. I desideri, le emozioni di Paolo – gioia, tristezza, entusiasmo, depressione – sono legati allo spirito religioso. Così il legame affettivo è inseparabile dal suo impegno per il Vangelo. Quello che spesso non avviene nelle nostre comunicazioni religiose – si parla di Dio, come di un’entità astratta. Poi si parla dell’amicizia e dei rapporti umani. Per Paolo le due “cose” sono inseparabili. E Timoteo è dentro questo circuito, questa rete fra Paolo e le comunità e si fa da tramite, condividendo la passione di Paolo. Proviamo leggere un altro testo in cui abbiamo la presentazione del delegato con termini molto encomiastici. Ma non è pro-forma. Paolo stima quel giovane e gli vuole bene, solo che deve raccomandarlo a quelli che leggono la lettera. Mentre a Tessalonica la comunità è affezionata e non ha problemi se non esterni, a Corinto gli animi sono un po’ più sofisticati. La città è ricca e potente grazie al commercio ed al turismo. I cristiani di Corinto si sono montati un po’ la testa, sentendo predicatori che girano, che parlano in modo diverso da Paolo e sono infatuati di Apollo. L’Apostolo deve intervenire in una comunità che tende a dividersi in chiese domestiche, dove c’è il gruppo di Paolo, quello di Apollo, eccetera. Paolo fa una tirata di ben quattro capitoli per dire che il Vangelo non è teoria, concorrenza fra le case, ma è fede in Gesù crocifisso che ci ama e ci rivela il volto di Dio. Così, come padre fondatore e maestro, ha il diritto di intervenire con forza:

1 Corinzi 4, 14-17 : 14Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. 15Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi (non in senso moderno, ma tutori) in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo. (Bella questa immagine di Paolo che genera come padre spirituale e fa rinascere) 16Vi prego, dunque: diventate miei imitatori! (I figli, infatti devono imitare il padre nel modo di attuare il Vangelo)  17Per questo vi ho mandato Timoteo (che poi è lo stesso che recapita la lettera e che la spiega alla comunità ricevente), che è mio figlio carissimo (se voi siete figli carissimi nel Vangelo, lui lo è in modo speciale! Si nota il rapporto affettivo umano e la sintonia spirituale nel lavorare assieme per il Vangelo.) e fedele nel Signore (Ci sono due rapporti: uno di collaborazione con l’Apostolo e – davanti a Dio accreditato, affidabile): egli vi richiamerà alla memoria il mio modo di vivere in Cristo, come insegno dappertutto in ogni Chiesa… Timoteo è un secondo Paolo, la sua copia nello stile di vita: votato alle sofferenze più atroci, come di quelli che nello stadio aspettano di essere divorati dalle bestie feroci. Timoteo è il delegato, l’ambasciatore di Paolo. Egli richiamerà non tanto la teoria, la dottrina – che certo è importante – ma il conseguente stile di vita. Nella comunità di Corinto ci sono disordini, legati alla mentalità anarcoide, ad un entusiasmo fasullo, vuoto. La pratica religiosa è intesa come concorrenza, tanto per fare bella figura. Il cristianesimo non è per essere ammirati. La fede cristiana è un’altra cosa! Paolo corregge questa credenza di servirsi della fede come trampolino per fare carriera.            

Verso la fine della 1 Cor, Paolo dà le indicazioni per il viaggio, la raccolta di fondi per i poveri di Gerusalemme e dice quali sono i suoi progetti. Poi presenta il “postino”: colui che porta la lettera, Timoteo:

10Se verrà Timoteo, fate che non si trovi in soggezione presso di voi (Non si dimentichi che Corinto è una comunità sofisticata, turbolenta. Per questo Paolo mette in guardia a trattare bene il suo delegato, del quale traccia il ritratto più preciso nelle parole seguenti): anche lui infatti lavora come me per l’opera del Signore. 11Nessuno dunque gli manchi di rispetto (Probabilmente Timoteo è un po’ timido, non ha il carattere volitivo e irruente di Paolo, che sa intervenire con molta autorevolezza); al contrario, congedatelo in pace,  (Dategli la possibilità di fare un buon viaggio. Paolo si trova a Efeso, sull’altra sponda del mar Egeo, a circa 2-3 giorni di navigazione) perchè ritorni presso di me: io lo aspetto con i fratelli. (Tutta la comunità lo aspetta, non solo l’Apostolo! Con Timoteo doveva viaggiare anche Apollo, conosciuto dai Corinzi. E’ un rètore alessandrino che parla in maniera forbita, molto dotto nelle Scritture).      12Riguardo al fratello Apollo, l’ho pregato vivamente di venire da voi con i fratelli (Probabilmente con Timoteo viaggia tutto un gruppo di discepoli cristiani), ma non ha voluto assolutamente saperne di partire ora (Evidentemente Apollo non obbedisce sempre a Paolo! Non collabora in modo così sinfonico come fa Timoteo!); verrà tuttavia quando ne avrà l’occasione.

            Chiudiamo con un altro testo molto “caldo”, rivolto alla carissima chiesa di Filippi, dove non ci sono turbolenze, ma piena armonia e intesa; dove i rapporti sono cordialissimi, alimentati anche da aiuti che da quella città arrivano a Tessalonica ed anche a Corinto. Sono aiuti che permettono a Paolo di pagare il noleggio delle navi, sbarcare il lunario e muoversi senza preoccupazioni. Sono le signore di Filippi soprattutto, quelle che aiutano l’Apostolo. Ma c’è anche un aiutante di Paolo di nome Epafrodìto.              Dopo aver parlato dei suoi progetti, Paolo invia la sua comunicazione epistolare:

Fil 2, 19-22 : 19Spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timoteo, per essere anch’io confortato nel ricevere vostre notizie. (Evidentemente Timoteo fa la spola con Corinto, conosce tutte le comunità cristiane e può muoversi con disinvoltura. Ecco il tratto più preciso e raffinato che Paolo ci dà del suo rapporto umano, religioso e profondo con Timoteo) 20Infatti, non ho nessuno che condivida come lui i miei sentimenti (E’ difficile trovare una persona con cui collaborare non solo in termini funzionali, ma anche affettivi. Senza calda amicizia ed affetto, è difficile lavorare per la Chiesa, per Gesù Cristo, per il Vangelo. Non basta la competenza, il saper far bene il proprio dovere. L’amicizia è un elemento decisivo perchè fruttifichi l’esperienza apostolica) e prenda sinceramente a cuore ciò che vi riguarda: 21tutti in realtà cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo.(E’ una nota un po’ pessimistica, ma è comprensibile, perchè Paolo è in carcere!) 22Voi conoscete la buona prova da lui data, poichè ha servito il Vangelo insieme con me, come un figlio con il padre. Il rapporto fra Timoteo ed il suo maestro non è di dipendenza, ma di collaborazione paritetica.

            Anche gli Atti degli Apostoli – che sono una fonte, ma non diretta – e le lettere “pastorali” – parlano della collaborazione di Timoteo, ma qui il documento è di “prima mano”, cioè di chi ha vissuto assieme a lui. E Paolo è sincero, come in tutte le sue lettere e  nella tradizione.

                       Concludiamo col profilo ideale del pastore. Timoteo è modello dei pastori e dei cristiani.1 Tim 4, 6.11-16 : 6Proponendo queste cose ai fratelli, sarai un buon ministro (diacono) di Cristo Gesù, nutrito dalle parole della fede e della buona dottrina che hai seguito… 11Tu prescrivi queste cose ed inségnale. 12Nessuna disprezzi la tua giovane età ( certo il discepolo di Paolo è più giovane, ma l’autorevolezza non dipende dall’età ma dallo stile di vita), ma sii di esempio ai fedeli del parlare, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza (= integrità)  13In attesa del mio arrivo,(e Paolo è sempre in arrivo, come oggi, perchè le comunità sono sempre in attesa di presbitero. Viviamo nella situazione tipica della seconda e terza generazione di cristiani, quando mancavano i presbiteri)  dédicati alla lettura (della Bibbia), all’esortazione (omelia) e all’insegnamento (catechesi).  14Non trascurare il dono che è in te (cioè il carisma) e che ti è stato conferito, mediante una parola profetica, con l’imposizione delle mani da parte dei presbiteri.  15Abbi cura di queste cose, dèdicati ad esse interamente, perchè tutti vedano il tuo progresso. (Ecco come si fa la pastorale: con la vita!  E’ camminare avanti dando il buon esempio!) 16Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: così facendo salverai te stesso e quelli che ti ascoltano. Come fa Paolo: per essere salvo, si dedica a tutti: giudeo con i Giudei, ebreo con gli ebrei.

            Timoteo è decisamente il personaggio più rilevante nelle lettere paoline e nei documenti che gravitano attorno alla figura di Paolo.

26 febbraio 2011

(continua)