Maria di Nazaret

05/07/2014 | Donne e uomini della speranza

Dopo aver considerato la  mamma di Samuele, vediamo quella di Gesù, Maria di  Nazaret, “madre della speranza-Mater spei”(come si recita nelle litanie). Il nome Maria è molto frequente nella Bibbia: a partire dal nome della sorella di Aronne e di Mosè. E’ un nome che viene dall’egiziano, passato poi in ebraico, e significa “la bella, la splendida”. (Il nome però ha la stessa radice anche di “mar”, da cui l’italiano “amaro, amarezza”). I testi espliciti riferiti a Maria, la madre di Gesù, sono concentrati nei “Vangeli delle origini” di Mt (1-2) e di Lc (1-2). Un accenno alla “madre” di Gesù si trova in altri punti dei Vangeli sinottici, dove si parla dell’attività pubblica di Gesù.  Un maggior risalto ha la figura della “madre di Gesù” nel quarto Vangelo.

Per la redazione del documento conciliare più importante sulla Chiesa, la Lumen Gentium, i Padri Conciliari hanno discusso a lungo sul popolo di Dio, sui laici, la loro vocazione alla santità e sulla vita religiosa. La Madonna fa parte della Chiesa ed è giusto che l’ultimo capitolo del documento sia dedicato a Maria di Nazaret. Nella storia della Chiesa da sempre la Madre di Gesù è presentata come il prototipo della Chiesa. La Chiesa non è fonte di luce, ma è luce riflessa. Luca ha elaborato un pensiero più ampio su Maria di Nazaret, assieme al quarto Vangelo. In questo lei non è mai chiamata per nome, ma più volte “la Madre di Gesù” (mai solo Maria). Se non ci fosse il Vangelo di Marco che la menziona, non sapremmo mai come si chiamava la mamma del Messia!            Nella Lumen Gentium, dunque, si definiscono la natura ed il fondamento del culto della Beata Vergine nella Chiesa, in questi termini: (LG VIII, 4, § 442) «Maria, esaltata per la grazia di Dio, dopo suo Figlio, al di sopra di tutti gli angeli e gli uomini, perchè è la madre santissima di Dio, che ha preso parte ai misteri di Cristo, viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale.  In verità dai tempi più antichi la beata Vergine è onorata col titolo di “madre di Dio” sotto il cui presidio i fedeli pregandola si rifugiano in tutti i loro pericoli e le loro necessità».

Maria è theotòkos – come la definì il Concilio di Efeso del 431. In seguito a tale Concilio, sono sorte molte chiese dedicate a Maria. Ricordiamo qui non solo quella di Aquileia, ma anche S. Maria Maggiore a Roma. Nel quarto Vangelo la figura di Maria è presente all’inizio (per le nozze di Cana) ed alla fine durante la crocifissione.

1. Maria nei Vangeli sinottici

Nel Vangelo di Marco si parla di Maria solo nell’episodio del confronto fra Gesù ed i suoi compaesani a Nazaret, dopo che aveva lasciato la sua famiglia e vi era ritornato. I suoi compaesani, che non sanno spiegarsi l’origine della sua sapienza e del suo potere di compiere miracoli, si chiedono: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria (Nel mondo ebraico per presentare una persona, non si fa riferimento alla madre, ma sempre al padre), il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui con noi?» (Mc 6,3; cfr. Mt 13, 55; Lc 4,22).  Nel Vangelo di Marco non si dice nulla delle origini di Gesù, come invece avviene negli altri due sinottici, che premettono all’attività pubblica il racconto della nascita di Gesù da Maria “per opera dello Spirito Santo”. L’espressione di Marco per designare Gesù a Nazaret “il figlio di Maria”, potrebbe essere l’eco di una tradizione, in cui si conserva il ricordo dell’origine straordinaria di Gesù ad opera dello Spirito Santo. Giacomo (o Giacobbe), Giuda, Simone e Ioses sono tutti nomi di patriarchi: di tradizione ebraica e biblica. Se si parla delle sorelle, non si cita né il numero, né come si chiamano.

Marco riporta un episodio molto interessante dell’incontro di Gesù con i suoi parenti – ripreso poi anche da Matteo e da Luca.

Nel cap. 3 di Mc si dice che la folla è addosso a Gesù ed al gruppo dei discepoli. Dopo aver scelto i “Dodici” a Cafarnao, entra in una casa – probabilmente quella di Pietro – e trova una folla grande, tanto che non poteva neppure mangiare. «Allora i suoi pensarono di andarlo a prendere, perchè “era fuori di sé”». Poi «giunsero sua madre ed i suoi fratelli» (Mc 3,21). Nel seguito del racconto si dice che, dopo la controversia di Gesù con gli scribi venuti da Gerusalemme, i quali dicono che è posseduto da “uno spirito impuro”, arrivano «sua madre e i suoi fratelli». Attorno a lui era seduta una folla e gli dissero:  ” Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano” e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Lui però si domanda, guardando i discepoli:

«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?» Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui disse:«Ecco mia madre e i miei fratelli! 35 Perchè chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre». (Mc 3,31-35; cfr. Mt 12,49-50; Lc 8,21).

Si nota una certa tensione nel gruppo di Gesù, perchè Egli propone una sua famiglia che non è quella del sangue, dei rapporti più o meno interessati, ma “quella che fa la volontà di Dio”. Giuseppe non è menzionato perchè nelle famiglie ebraiche quando muore il padre, sono i fratelli che gestiscono il tutto. La madre è a carico dei fratelli. Marco dunque non parla molto della madre di Gesù: è conosciuta come Maria; c’è una famiglia allargata di “fratelli e sorelle”. Dopo la Pasqua – ma Marco non ne parla – Giacomo, il fratello di Gesù prende la direzione della famiglia, al posto del fratello morto. Giacomo è dunque uno della famiglia, non un Apostolo. Prende il posto di Pietro, quando questi deve lasciare Gerusalemme, perchè minacciato di morte. Giacomo rimane a Gerusalemme perchè è legato all’ambiente ebraico.

Consideriamo ora l’immagine che ci dà Luca di Maria. E’ lui che è presente in tutte le manifestazioni mariane. Matteo invece ha incentrato tutta la vicenda delle origini di Gesù sul padre, Giuseppe. L’annuncio del concepimento viene dato a Giuseppe e non alla madre; lui deve intervenire per dare un nome al ragazzo e poi strapparlo al potere politico di Erode il Grande, con la fuga in Egitto. Poi Giuseppe ritorna dopo che a lui è annunciata la morte di Erode con le parole “prendi la madre ed il bambino e ritorna in Israele, va in Giudea”.  E, visto che anche là c’erano turbolenze a causa di tasse, lascia la Giudea e va a Nazaret. Così Gesù sarà chiamato – da Nazaret – il Nazareno.

Di Luca leggiamo un paio di testi, perchè tutta la spiritualità che è alla base dell’Ave Maria e della Salve Regina, i misteri del Rosario, tutto parte da Luca. Per lui la nascita di Gesù è incentrata sulla madre, mentre Giovanni Battista ha come punto di riferimento della nascita il padre, sacerdote di Gerusalemme, nel tempio. Luca utilizza questo racconto di origini bibliche di nascite difficili (come quello da Sara ed Abramo – i due vecchietti). Così l’annuncio della nascita di Elisabetta viene dato non alla madre che sta a casa, ma a lui che sta nel tempio.

Le prime parole dell’annuncio fatto dall’angelo a Maria di Nazaret non nel tempio, ma nella sua casa, non ad un sacerdote, ma ad una semplice ragazza, sono state utilizzate per il canto del “Missus est”. Il primo annuncio è per la madre: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». E questo è il ritratto lucano di Maria. E’ madre per iniziativa di Dio Creatore, ma soprattutto è “credente”. L’annuncio, costruito secondo i modelli biblici, si conclude con «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga in me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Quando Maria esprime la sua sorpresa e stupore davanti all’annuncio dell’angelo, risponde: «Ma come mai? Se non sono sposata e non convivo?». (Un tempo c’era l’impegno per un mese e poi cominciava la convivenza. Oggi invece si comincia con la convivenza lunga e dopo qualche anno – se  va bene – c’è il matrimonio!)

L‘obiezione di Maria è chiaramente inventata da Luca. Non c’erano testimoni che verbalizzavano cosa si sono detti i protagonisti. Si tratta di un montaggio di testi, presi da Isaia, da Samuele…. Luca sa come si deve fare un annuncio. Certo ha fatto indagini. Nel prologo afferma lui stesso il suo metodo per fare un racconto completo ed ordinato e in queste indagini ha frequentato Gerusalemme, Antiochia di Siria ed altri ambienti, dove c’erano i primi discepoli. Probabilmente Luca non ha neppure conosciuto Paolo!

La lingua usata dagli Apostoli non era il greco, ma l’aramaico (che Luca non conosce. Egli sa solo l’ebraico!) Luca è un greco che raccoglie tutte queste notizie e conosce molto bene l’AT, ma sempre in greco. Egli ha utilizzato la traduzione greca dei LXX e ha aggiunto l’indagine che egli ha fatto nelle chiese. Ha preso lo schema di Marco, ha aggiunto materiale attinto dalla tradizione dei detti di Gesù. Il Padre nostro e le Beatitudini sono in Luca ed anche in Matteo, ma non in Marco. Poi Luca ha fatto un racconto della nascita della Chiesa (nel suo secondo libro: gli Atti degli Apostoli). All’origine della Chiesa – come quella di Gesù – c’è Maria, assieme ai familiari, fratelli, che sono a Gerusalemme. Come nasce Gesù e gli è attribuita la potenza di Dio – chiamata Spirito Santo – così la Chiesa nasce a Pentecoste.

Ecco chiarito il ruolo della Madre, della Chiesa e dello Spirito Santo.

2. Maria nell’opera di Luca

Nel Vangelo delle origini di Luca, Maria ha un ruolo centrale fin dal racconto dell’Annunciazione. Maria è la destinataria della rivelazione di Dio circa l’identità del Figlio che concepirà e darà alla luce e che chiamerà Gesù.  Ella accoglie la parola dell’inviato di Dio con l’adesione pronta e fedele di Abramo e degli altri credenti della Bibbia: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). L’annuncio di Nazaret incomincia ad avverarsi nell’incontro delle due madri, la madre del profeta, Elisabetta e la madre del Messia, Maria di Nazaret.  Sotto l’impulso dello Spirito di Dio, Elisabetta saluta Maria come “benedetta” fra tutte le donne, grazie al figlio che è il frutto della benedizione di Dio.  Elisabetta riconosce in Maria la “madre del mio Signore” e la proclama “beata” perchè ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore (Lc 1,42-45).

Come risposta alla benedizione e alla beatitudine di Elisabetta, Maria canta il Magnificat, in cui esalta la potenza salvifica di Dio, il santo ed il misericordioso che, nel suo Figlio Gesù, porta a compimento la promessa fatta ad Abramo ed alla sua discendenza (Lc 1, 46-55). Come umile serva del Signore, Maria si colloca nella storia del suo popolo: del servo Israele che, a partire dall’esodo e dal cammino nel deserto, fa esperienza dell’agire paradossale di Dio.  Egli disperde i superbi nei loro disegni nascosti e rovescia i potenti dai troni, ma salva gli umili; lascia a mani vuote i ricchi, ma riempie di beni gli affamati.  Nel Magnificat si esprime la speranza di Maria.

Il ritratto di Maria, prototipo del credenti, è proposto da Luca nella nascita di Gesù a Betlemme e nella sua prima manifestazione nel tempio di Gerusalemme.  Nella notte della nascita di Gesù a Betlemme, mentre i pastori raccontano quello che hanno visto e quello che è stato detto loro del bambino, si dice: «Maria da parte sua custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Maria è la credente che “custodisce nel cuore le parole-eventi” – (in greco rêmata) e cerca di comprenderne il senso profondo, confrontandole con la promessa di Dio. In occasione di un pellegrinaggio a Gerusalemme per la festa della Pasqua, Gesù dodicenne si ferma nel tempio. Dopo tre giorni di ricerca, i genitori lo trovano nei portici del tempio a parlare ed a discutere con i maestri della legge. Maria, la madre, gli chiede perchè li ha lasciati per tre giorni nell’angoscia. Gesù risponde :«Perchè mi cercate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49). Il racconto si chiude con un’annotazione che è la chiave di tutta la storia: «Ma essi non compresero le sue parole» (Lc 2,50). L’incomprensione di Maria e Giuseppe prelude  a quella dei discepoli che, sulla via verso Gerusalemme, non comprendono le parole di Gesù che annuncia la morte del Figlio dell’uomo (Lc 9,44-45). Dopo l’episodio del tempio, Gesù ritorna con i genitori a Nazaret e “stava loro sottomesso”. Luca chiude il Vangelo delle origini con una frase che riassume l’attitudine di Maria: «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51b).  In attesa del loro pieno svelamento, alla luce della pasqua di risurrezione, Maria conserva nel cuore le parole che nascondono e rivelano l’identità profonda del suo figlio Gesù.

L’immagine di Maria “credente” è proposta da Luca nella spiegazione-applicazione della parabola del seminatore. Il terreno buono «sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza» (Lc 8,15). Dopo l’istruzione sul retto modo di ascoltare, segue la scena dei parenti che vogliono incontrare Gesù. A chi lo informa di questo, Gesù risponde: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,21). In questo ritratto lucano del vero discepolo rientra Maria, che Luca presenta come colei che accoglie e custodisce nel cuore la parola di Dio. Se ne ha una conferma nella beatitudine, che solo Luca riporta a proposito della madre. Quando una donna del popolo, rivolgendosi a Gesù, esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!», egli risponde: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11, 27-28). Con questa beatitudine si definisce il discepolo credente, del quale Maria è il prototipo.

Nel quarto Vangelo si presenta la figura della “madre di Gesù” in rapporto alla sua missione di inviato dal Padre come Cristo e Figlio di Dio: nel racconto del primo segno, il dono del vino buono alle nozze di Cana e la consegna della madre al discepolo amato prima della morte di Gesù in croce (Gv 2,1-11; 19, 25-27).

Conclusione

Il ritratto di Maria, madre di Gesù, il Messia e Figlio di Dio, coincide con quello della donna credente, che accoglie e custodisce nel cuore la parola di Dio.  Maria è la madre credente, prototipo dei discepoli e della chiesa, formata dai credenti in Gesù.  Come donna credente, umile e perseverante, è la madre della speranza, perchè genera Gesù, compimento delle promesse di Dio, garanzia di salvezza per tutti quelli che si affidano alla misericordia di Dio.

L'Assunta (dipinto di G. B. Tiepolo)- chiesa della Purità - Udine