Gli Apostoli annunciano e testimoniano il Signore risorto

25/04/2015 | Evangelii Gaudium

Proseguendo il tema,  partendo dalla esortazione “Evangelii Gaudiun” di papa Francesco, dalla gioia di annunciare il Vangelo, vediamo come gli Apostoli annunciano e testimoniano il Signore  risorto.

Il secondo libro, che Luca ha scritto dopo il III Vangelo, riporta la testimonianza degli apostoli – così egli chiama i discepoli di Gesù, ” i 12″ – riservando questo titolo al gruppo rappresentativo ed anche autorevole  che Gesù ha scelto per essere inviati.

La prima parte del libro degli “Atti degli Apostoli”, o meglio: il Prologo si innesta perfettamente con la conclusione del terzo Vangelo. Propriamente non si tratta di  Atti degli Apostoli, ma di “Atti dello Spirito Santo”, visto che è Lui che agisce per mezzo degli apostoli. In realtà poi, fra gli apostoli Luca collocherà anche Paolo e suoi collaboratori senza chiamarli “apostoli”. (Affermazione che ha fatto adirare Paolo che si riteneva apostolo per volontà di Dio, non per un concorso  umano!)  E Luca gli sottrae proprio questo titolo perchè è fissato nell’idea – poi passata nella tradizione – che  ci furono solo 12 apostoli, mentre per Paolo tutti quelli che si impegnano e  sono stati inviati ad annunciare il Vangelo (Barnaba, Tito, Timoteo e gli altri collaboratori), sono apostoloi.

Luca ha scelto il gruppo dei 12 come simbolo di Israele, integrato da Mattia al posto di Giuda Iscariote.  Il primo atto che farà Pietro sarà proprio quello di colmare il vuoto lasciato da Giuda (anche qui “giustificato” da un Salmo della Scrittura).

Il prologo, cioè i primi versetti degli Atti non fanno altro che richiamare la conclusione del III Vangelo, le ultime istruzioni, il testamento di Gesù e poi la promessa dello Spirito. Prima di ascendere al cielo abbiamo questa specie di programma:  il percorso che farà la storia della Chiesa secondo Luca, da Gerusalemme idealmente fino ai confini della terra (che per lui sono il centro dell’impero, cioè Roma). Quando Paolo arriva a Roma, Luca chiude il suo racconto senza dirci nulla di come è andato il processo (se è stato prosciolto  o condannato), perchè non gli interessa. Infatti gli Atti non sono la biografia di Paolo o di Pietro, ma è la missione dello Spirito. Così quando il Vangelo è arrivato ai confini della terra, come ha stabilito Gesù per mezzo dei suoi testimoni, Luca chiude la sua opera: cioè i 28 capitoli nell’edizione a stampa di quel secondo libro che lui presenta come secondo discorso dedicato sempre allo stesso personaggio, Teòfilo (= amante o amico di Dio).

La diffusione del Cristianesimo nel II secolo. Ed. Minerva Italica 1968

Cominciamo subito con la lettura di questo testo che fa da introduzione al Libro degli Atti, che ci dà anche le coordinate per fare una lettura sapienziale (At 1, 1-8):

1Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi 2fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. (Qui c’è tutto il programma: parla degli apostoli che Gesù ha scelto per mezzo dello Spirito, lasciando ad essi il programma che tratta il percorso degli Atti. Si noti anche la  biografia di Gesù dal Battesimo di Giovanni fino all’ assunzione. A noi suona strano che si parli di “assunzione”. Infatti si parla di ascensione nel caso di Gesù. Ma non c’è assolutamente nessuna differenza, perchè è Dio che assume, cioè strappa dal mondo fisico soggetti alla morte e, in questo caso Suo Figlio che viene glorificato: risorto e asceso/assunto al cielo. 3Egli (Gesù) si mostrò ad essi vivo (tipico modo lucano per dire “risorto”), dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. (Qui i 40 giorni sono quelli che separano la Pasqua dal suo compimento che in greco si chiama Pentecostè) E’ il tempo del tirocinio, della formazione secondo il calendario liturgico ebraico. E racconta l’ultima apparizione con la disposizione che riguarda il loro programma di missione). 4Mentre si trovava a tavola con loro, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre (cioè l’invio dello Spirito. Per questo devono restare al centro della storia, dove si conclude la vicenda di Gesù: a Gerusalemme inizia il Vangelo, a Gerusalemme termina il cammino di Gesù e da Gerusalemme parte la missione della Chiesa. Già l’annuncio fatto a Zaccaria avviene nel tempio durante la liturgia dell’incenso, la sera. Tutta la storia di Gesù termina addirittura nel tempio, nel centro, nel cuore), «quella – disse – che voi avete udito da me: 5Giovanni battezzò con acqua, voi invece, fra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo» (è un modo di indicare l’effusione dello Spirito che è un’immersione nell’acqua del Giordano). 6Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?»

(Domanda cruciale: hanno l’attesa di una restaurazione nazionale, politica, sociale, religiosa del popolo ebraico. Essa è anche la domanda di attesa dei due discepoli di Émmaus che speravano che fosse lui a liberare Israele, ma… E’ l’atteggiamento dei due, delusi, che esprime bene l’attesa del gruppo che seguiva Gesù e che poi lo vedono condannato alla morte oscena della croce). 7Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, (Il problema di Israele – che Luca sente – non è compito loro: la restaurazione di Israele, liberato, raccolto, è un problema di Dio Padre: compito della Chiesa non è restaurare Israele, con la sua liturgia e pratiche. Lo capisce bene Paolo che si dedicherà alle genti, non a Israele! Per questo la missione cristiana è universale e non riservata al popolo ebraico. Da qui la rottura con Giacomo che probabilmente aveva l’idea di convertire gli Ebrei, poi, dopo aver costruito una chiesa solida, si potevano dedicare ai non-ebrei sia in Palestina che nell’impero romano. Luca “sposa” l’idea di Paolo di rivolgersi alle genti fin dall’inizio), 8ma riceverete la forza dello Spirito Santo (è la risposta che si trova in bocca all’angelo Gabriele che risponde a Maria che non poteva essere madre senza conoscere uomo) che scenderà su di voi e di me ( di Gesù, di una persona. La testimonianza non riguarda una legge, le beatitudini, il Vangelo, ma Gesù risorto) sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» ( si noti la geografia, che si dilata da un centro della Giudea dove termina la missione di Gesù, alla regione intermedia della Samaria fra la Giudea e la Galilea. La Samaria non è solo una questione geografica, ma anche etnica, o antropologica, perchè lì ci sono ebrei ma “imbastarditi con le genti “, che gli Ebrei ortodossi non riconoscono. E’ un passaggio fra i Giudei ed i popoli. Non a caso Filippo, prima di Pietro e Giovanni, inizierà la missione in Samaria, dove c’è un tempio e un sacerdote scismatico. L’espressione “confini della terra” è una frase presa di sana pianta dal rotolo di Isaia dove si parla nel cap. 42 dei “popoli ai confini della terra” (cioé tutti i popoli).

Con questo ritmo geografico, oltre la Sicilia si giungeva da Israele a Roma: cioè ai “confini della terra”.  Per  arrivare a Roma si doveva attraversare zone intermedie come l’Asia Minore, la Grecia e poi l’Italia. Paolo nel suo terzo viaggio scende prima a Malta, poi scende a Siracusa, a Reggio e poi Pozzuoli. Da lì va direttamente a Roma. Questo è il percorso geografico che Luca sceglie nella sua opera. Così il Vangelo da Gerusalemme si dilata verso i popoli.

Un testo interessante che si legge dopo Pasqua è preso da At 4,5-22. E’ l’udienza davanti al Sinedrio dei due apostoli Pietro e Giovanni. Gli Atti sono un racconto anche drammatico, che purtroppo pochi cristiani leggono, della prova subita dai primi discepoli, dei primi problemi ed anche di esperienze positive. Si legge che Giovanni era un “cuor solo e un’anima sola”. E’ una narrazione che ha affascinato i lettori quali Francesco di Assisi, S. Benedetto di Norcia, S. Agostino. Essi hanno dato esempi poi di vita apostolica ” un cuor solo e un’anima sola”.

Il testo che Luca ci propone è un grande affresco: con l’ascensione Gesù è rapito da una nube, appaiono due messaggeri dal cielo che dicono “uomini di Galilea, cosa state a guardare il cielo? Il vostro compito è la terra. Gesù tornerà come l’avete visto.” Essi devono svolgere sulla terra la loro missione senza Gesù, ma con lo Spirito promesso.

Poi gli apostoli rientrano nella casa che li ospita a Gerusalemme assieme ai parenti, agli altri apostoli di Gesù e soprattutto alla Madre. E Luca fa l’elenco di tutto il gruppo senza il dodicesimo: e “tutti sono concordi e perseveranti nella preghiera, assieme alla Madre, ai fratelli di Lui, in attesa dello Spirito. Poi fanno una consultazione fra i presenti e scelgono Mattia al posto di Giuda.

Solo dopo può scendere lo Spirito: è il fenomeno della Pentecoste, simbolo del fuoco, della tempesta, del vento. Pietro interpreta questo fenomeno come compimento della promessa di Dio, fatto nel Libro di Gioéle.  Poi invita alla conversione: “Voi avete ucciso e crocifisso colui che Dio ha stabilito Cristo e Signore.”   Allora gli ascoltatori di Pietro domandano: “Cosa dobbiamo fare?”

“Convertitevi!” – è la risposta – “Convertitevi, cambiate modo di pensare e di vivere e fatevi battezzare nel nome di Gesù, il Signore. Così ricevete il dono dello Spirito ed il perdono dei peccati.”  Nasce il primo nucleo di battezzati che hanno ascoltato la Parola: 3000 persone nel giorno di Pentecoste.  Questo è il  modo di raccontare di Luca: l’ espansione della Chiesa avviene in  progressione numerica.   Qui si ha il quadro che ha affascinato i lettori di tutti i tempi: i credenti erano perseveranti nell’insegnamento/ Didaché degli Apostoli, nella koinonìa (comunione vuol dire amicizia e condivisione dei beni). Non è separabile l’unione dei cuori dalla condivisione dei beni per fare sparire la miseria. Non c’erano poveri fra di loro, perchè condividevano tutto. Questo è il segno che ha favorito l’espansione della prima Chiesa.

Oggi è possibile talvolta la condivisione dei beni, ma quella dei cuori è un’altra cosa! Anche nelle migliori comunità religiose il problema non sono i soldi, ma la concordia, l’amicizia, l’affetto. La prima comunità vale d’esempio per tutte le parrocchie. Qualcuno ha tentato nelle parrocchie un minimo di condivisione: la Charitas, che però spesso è solo una delega ad alcuni che si dedicano ai vecchietti, ai malati o agli immigrati. Ma l’idea di  condividere è ben diversa! Ed è estremamente difficile! L’amicizia, l’Eucaristia, la preghiera e l’amicizia – il volersi bene senza distruggersi gli uni gli altri – è un quadro ideale, molto importante perchè la testimonianza è legata a questo stile di vita. Si può ben predicare il Vangelo, ma se non lo si vede con i propri occhi, è difficile dire “testimonianza”.

La prima testimonianza comincia con la guarigione di uno storpio (At 3). Pietro e Giovanni, mentre vanno nel pomeriggio a pregare al tempio, incontrano un poveraccio portato lì per chiedere l’elemosina. Egli spera di ricevere soldi, ma Pietro dice: «Non possiedo né oro né argento, ma nel nome di Gesù alzati e cammina!» E quello si alza felice ed entra nel tempio (riservato alle persone sane, perchè i disabili non possono entrare nel luogo sacro, riservato agli Ebrei). I presenti sono entusiasti e circondano i due Apostoli che si scherniscono dicendo che loro non c’entrano. E’ il Dio dei Padri che ha guarito quella persona ed ha risuscitato il suo servo Gesù!

Quella persona è stata guarita nel nome di Gesù, che hanno rifiutato davanti a Pilato, chiedendo un assassino (Barabba) e uccidendo l’autore della vita.

Per noi salute è una cosa, salvezza un’altra. In ebraico ed in greco è la stessa cosa. L’integrità fisica è segno della salvezza totale. E questo avviene grazie a Gesù che non ha trasformato lo spirito, ma la sua umanità, il suo corpo. Egli è risorto nel suo corpo, non solo nello spirito. In un certo senso dunque la prova che Gesù è vivo, opera attraverso i suoi inviati, i suoi apostoli. Incomincia ad accorrere gente. Pietro parla della promessa di Dio che si compie. Arrivano le guardie perchè stanno parlando della resurrezione nel nome di Gesù e questo dà fastidio ai capi del tempio che sono sadducei (che non credono alla resurrezione dei morti) e materialisti.

Essi li fanno arrestare ed il giorno dopo li conducono davanti al Sinedrio. Non si dimentichi che siamo in un tribunale, in un processo. E quando si sente parlare di testimoni, si pensa che qualcuno deponga pro o contro: nel nostro caso a favore di Gesù o contro di lui.

5 Il giorno dopo si riunirono in Gerusalemme i loro capi, gli anziani e gli scribi, 6il sommo sacerdote Anna (suocero di Caifa, che così è entrato nella schiera sacerdotale), Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacerdoti (i grandi sacerdoti sono anche grandi proprietari terrieri e banchieri che controllano le finanze del tempio). 7Li fecero comparire davanti a loro e si misero ad interrogarli: «Con quale potere o in quale nome voi avete fatto questo? (cioè la guarigione dello storpio)». 8Allora Pietro, colmato (Non è un bel termine e per giunta piuttosto arcaico! Forse era meglio dire “ripieno o colmo”) di Spirito Santo, (La presenza e citazione dello Spirito Santo è molto importante, perchè esso abilita Pietro ad essere testimone) disse loro: «Capi del popolo e anziani, 9visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato ad un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato (salvato o guarito è la stessa cosa in ebraico ed in greco), 10sia noto a tutti e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta dinanzi risanato. 11Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo (Questa è una frase del salmo 117 (118), chiamato “Salmo pasquale” e legato alla festa. L’immagine della pietra scartata dai costruttori si ritrova anche in un testo omiletico di Pietro: la 1 Pt. 2,4-5 che è una lettera battesimale e pasquale. Quando non c’era calcestruzzo, si cercava una pietra grande ed angolare, su cui poggiare tutta la casa. E Gesù è fondamento di una nuova comunità!). 12In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». (Il nome è: Il Signore è salvezza, significa uscire dalla morte o dalla sua minaccia).

Si vede dunque che è impossibile leggere Luca senza un continuo riferimento al Vangelo, alla storia biblica, ai salmi, ai Profeti!

13Vedendo la franchezza (in greco si dice “parressìa” = “dire tutto, senza peli sulla lingua, in piena libertà”) di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù (cioè “persone libere”). 14Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare.  15Li fecero uscire dal Sinedrio e si misero a consultarsi fra loro 16dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. 17Ma perchè non si divulghi maggiormente fra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome (Essi sperano di imporre la censura totale sulla figura ed il nome di Gesù. E il nome è la persona!)».  18Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. 19Ma Pietro e Giovanni (Ecco la martyria, la testimonianza) replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi.  20Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».

Questa è la “testimonianza” che in italiano non va assolutamente confusa con il “buon esempio”, come molti pensano. Testimoniare è prendere la parola e sostenere il proprio Credo. Si noti il principio della libertà di coscienza: davanti a Dio giudicate voi, scegliete! Dobbiamo obbedire a Lui o a voi uomini? La resurrezione di Gesù è opera di Dio e questa resurrezione ci costringe a parlare, cioè a divulgare quello che egli ha fatto. Come davanti alla creazione, non si può tacere quello che Dio ha fatto perchè è opera Sua! Si obbedisce alle leggi umane, alla polizia… (“obbedire” <ob + audire significa “ascoltare”). Qui emerge quella che si chiama “obiezione di coscienza”: davanti ad un ordine sbagliato (o anche criminale, come uccidere innocenti in guerra in nome di un principio religioso,  politico o sociale) bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini! Si noti come si presenta la testimonianza di Pietro e di Giovanni: “Quello che abbiamo visto e ascoltato”. Testimone non è uno che non sa nulla di Gesù, ma ha visto l’azione di Dio o quello che Egli fa nella storia e udito la Sua Parola e non può non parlare! D’altra parte il “testimone” è uno che presenta i fatti: ha visto e udito e dunque racconta. Una persona estranea non testimonia niente, non può essere testimone!

21Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire (Contraddizione assurda! Altro che giustizia!!), li lasciarono andare a causa del popolo, perchè tutti glorificavano Dio per l’accaduto. (I potenti avevano paura della gente che glorificava Dio – tipica formula lucana per dire “l’intervento di Dio” – per quanto aveva veduto). 22L’uomo infatti nel quale era avvenuto questo miracolo della guarigione aveva più di quarant’anni (era quindi una persona adulta e conosciuta dalla gente).

Si può capire ora il binomio “annunciano e testimoniano”. E’ possibile annunciare senza testimoniare?

Paolo parla di tante cose, ma non del principio della libertà di coscienza. Probabilmente qui Luca ha presente una vicenda storica di Socrate che viene accusato di corrompere i giovani di Atene, perchè li fa ragionare. E dopo l’accusa viene condannato a morte. E lui risponde che è meglio obbedire al “dàimon/Spirito” che agli Ateniesi. Luca in qualche maniera sembra voler presentare gli apostoli sul modello della testimonianza libera, coraggiosa di un grande filosofo e maestro dello spirito quale è Socrate.

Integrazioni

Lo Spirito Santo nell’AT non è la terza Persona della Trinità: è solo una forza dall’alto, potenza di Dio. Per esprimere l’idea di Spirito di Dio nell’AT si ricorre all’idea del vento, della tempesta e del fuoco. Lo Spirito ispira i Profeti: Geremia e soprattutto Ezechiele, che è l’uomo “dello Spirito” e scrive “lo Spirito è sopra di me”, “lo Spirito mi portò a  Gerusalemme” (Ez 11), “lo Spirito risuscita le ossa inaridite” (Ez 37). Quindi c’è l’idea dello  Spirito, fonte di vita.

Il perdono dei peccati per gli Ebrei è legato al grande rituale col sangue, simbolo di comunione con Dio, perchè la vita è il sangue. Ma c’è anche l’idea che Dio è in grado –  mediante lo Spirito – di eliminare il peccato dal cuore. Ezechiele: “Vi prenderò dalle genti, vi  riporterò sulla vostra terra, vi aspergerò con acqua pura.” Si ricordi che un modo per essere         riammessi all’assemblea liturgica era il bagno rituale dopo l’infrazione delle regole di       impurità (contatti con i cadaveri, coi malati): con l’acqua corrente e pura. Ezechiele – che è    un sacerdote – sa molto bene come funzionano questi riti. Con Dio dirà: “Metterò il mio  spirito dentro di voi, toglierò il cuore di pietra e metterò un cuore di carne”. Lo Spirito  è il perdono dei peccati ( e cioè il cambiamento del cuore che è il centro della persona. Non     un cuore indurito, incapace di capire l’azione di Dio, ma un cuore di carne, capace di amare).         Lo Spirito per Ezechiele – è la forza che cambia il cuore ed è fonte di perdono.

Spunti per la riflessione e il dialogo

*   C’è una differenza fra annunciare e testimoniare?

C’è una differenza fra i due termini?

*   Ha valore una testimonianza muta che non annuncia l’azione di Dio che ha risuscitato Gesù Cristo dai morti?

Spesso uno si rifugia nella scusa “Non posso parlare altrimenti la gente si arrabbia… Allora do il buon esempio, silenzioso. Va bene? E’ il minimo, ma non è testimonianza! E’ semplicemente paura di parlare!

*  Come si annuncia e testimonia oggi Gesù Cristo, il Signore risorto?

Dove e quando? Esiste solo la parola o c’è un altro modo? Non è facile, soprattutto davanti  ai giovani di oggi. Gli adulti invece sono indifferenti o al massimo fanno un sorriso di  compassione.  Certo la vera testimonianza è quella dei martiri, ma è una proposta troppo estrema, perchè martiri sono quelli che vengono uccisi per la fede.

*  Qual è il ruolo dello Spirito Santo nella testimonianza resa a Gesù Cristo risorto?

Si capisce che non è frutto del carattere o della cultura di una persona, ma dell’azione dello Spirito Santo. Persone non istruite, non colte – come i semplici pescatori del lago – riescono a tener testa all’autorità del tempio, grazie allo Spirito Santo.

(14 aprile 2015)