Pietro annuncia il Vangelo ai non-ebrei

30/09/2015 | Evangelii Gaudium

Negli Atti Luca narra la storia della nascita ed espansione della Chiesa e come l’annuncio del Regno di Dio sia portato fino ai confini della terra. Siamo partiti dal tema “Gesù annuncia il regno di Dio”  ed abbiamo considerato poi la presenza di tale regno nei gesti e nelle parole di Gesù e poi il racconto del regno nelle parabole. Poi abbiamo ripreso il tema degli Apostoli che annunciano e testimoniano il Risorto a Gerusalemme.

Due cristiani della prima ora – Stefano e Filippo – del Gruppo dei “sette” annunciano e testimoniano il Vangelo anche fuori dell’area ebraica, in Samaria. Luca è fermo nel movimento di Stefano e ponte della missione di Antiochia per ricevere in qualche modo il benestare dell’annuncio fatto ai non-ebrei da parte di Pietro. Così blocca questa narrazione con la morte di Stefano e l’uscita di Filippo e dei suoi compagni verso la Fenicia (ora Libano) e Antiochia di Siria,  per narrare l’esperienza che segna la svolta nella storia del primo Cristianesimo. Per la prima volta abbiamo una scelta, un’esperienza di annunciare il Vangelo al di fuori di Israele. Questo per noi è scontato: dopo 20 secoli di Cristianesimo universale, ecumenico, l’idea che non ci fosse bisogno di grandi sforzi per uscire da Gerusalemme, era invece una mentalità condivisa da Gesù e dai suoi discepoli. Sì l’annuncio è per tutti, ma di fatto i primi discepoli di Gesù vivono come lui radicati nella cultura di Israele e del popolo ebraico e lasciano che il destinatario del messaggio di salvezza – “il regno” – sia prima di tutto Israele.  Forse dopo  che la maggioranza di Israele ha aderito al “regno”, si può aprire le porte alla missione fuori di Israele. Si continua con l’idea dei privilegi: cioè  che Dio ha seguito la storia privilegiata del suo popolo. E’ impensabile l’idea che gli altri popoli siano destinatari della salvezza come Israele. Questo è il popolo scelto, eletto, legato a Dio dal patto della fedeltà all’unico Dio, al Decalogo; gli altri sono i popoli maledetti, “impuri”. Per questa idea Giacomo si scontrerà con Paolo, che ha trovato in parte “la porta aperta” già da Stefano. Si ricordi l’annuncio fatto da Filippo  ad un “lontano”, un “diverso” che rappresenta tutti quelli che non sono con “le carte in regola” per essere destinatari del Vangelo come l’eunuco, amministratore dei beni della regina Candace di Etiopia.

Per Luca quella non è una svolta decisiva, ma una scelta fatta da Filippo e dallo Spirito che lo guida. Ma non cambia la convinzione che la missione sia destinata soprattutto a Israele.

Prima di meditare su At 10, 34-11,18, è bene considerare gli antefatti o, per lo meno, la “conversione di Pietro”, perchè l’Apostolo si converte alla missione fuori dall’area e mentalità ebraica, cioè al mondo dei popoli.  Dio ha superato le resistenze di Pietro con l’ esperienza  della “visione”, che gli ha fatto intravedere qual è la sua idea, o, meglio, lo ha costretto ad andare per la Sua strada, anche se Pietro ha cercato di resistere. Alla fine l’Apostolo  si giustificherà con i suoi a Gerusalemme, dicendo “Dio mi ha costretto e non potevo resistere. Ho obbedito a Dio”!

Così Dio ha aperto la porta della salvezza ai “greci” o non-ebrei [“pagani” è un termine anacronistico (del IV secolo), mentre per il mondo di Pietro e Paolo i popoli si dividevano in “ebrei” e “non ebrei”. Questi ultimi erano chiamati anche “gentili” < gentes, o greci, per indicare quelli che hanno un’altra cultura ed un’altra lingua. Ma è meglio parlare del “popolo ebraico” e le “genti”]. Questa è la visione che hanno i primi discepoli di Gesù.

Quello che Luca mette in evidenza nei due grandi capitoli 10 e 11 (prima parte) è che la scelta di portare il Vangelo fuori dell’area ebraica, annunciando senza barriere e distinzioni a tutti e in particolare ai “non ebrei”, risale all’iniziativa di Dio. E tale iniziativa viene fatta scoprire, comunicata in un contesto di preghiera: nella visione e preghiera di Pietro e quella di Cornelio a Cesarea Marittima – sulla costa mediterranea, oggi luogo turistico molto bello, riscoperta e abbellita dagli Israeliani. In realtà la città fu trasformata da Erode il Grande. Prima un grande porto e fortezza, fu poi conquistata dai Crociati.

Lì c’è un primo insediamento cristiano, preparato dall’esperienza di un ufficiale latino-romano, chiamato Cornelio che ci abita assieme alla sua famiglia. E’ simpatizzante dell’ebraismo, come molte persone di alto rango o colte aderiscono all’etica ebraica non depravata come nel mondo greco e romano. Cornelio aiuta il popolo – “fa elemosine” e “fa preghiere” – dice Luca.

La preghiera tradizionale del pomeriggio (alle 3), corrisponde alla nostra “ora media”. Mentre sta pregando, ha la visione di un angelo che gli dice che le sue preghiere sono salite a Dio. Gli ordina di mandare a chiamare un certo Simon Pietro che si trova ospite a Giaffa (=”la bella”) presso un certo Simone.

Pietro ha fatto una specie di “visita apostolica”, scendendo da Gerusalemme alla costa mediterranea.  Lì ha guarito il paralitico Enea e poi ha richiamato in vita una vedova benestante che aiutava i poveri, chiamata Tabità.   Poi egli si ferma presso un conciatore di pelli. (Per gli Ebrei era un mestiere non solo squalificato, ma “impuro”, che “contamina” perchè ha a che fare con gli animali morti). Pietro era dunque ospite di un cristiano, un certo Simone, conciatore.

Mentre i messi di Cornelio sono in viaggio, Pietro, in attesa del pranzo, sale sulla terrazza – dove allora si passava l’estate  a dormire – e prega. Durante la preghiera, forse sotto lo stimolo della fame, vede una tovaglia calata giù dal cielo e tenuta per i 4 capi. Sopra la tovaglia c’è ogni specie di animali: striscianti, uccelli, bestiame: tutti gli animali della Genesi. Per il Levitico (cap. 11) ci sono animali commestibili e non, più che per ragioni igieniche o sanitario, per questione di “purità o impurità”. Per esempio gli animali (pesci) che non hanno squame sono “impuri”. Sono prescrizioni legate alla cultura. Non c’entra l’igiene, ma solo la tradizione. La divisione non riguarda dunque la purezza ma la divisione fra ebrei e non ebrei. Si ricordi il Vangelo quando parla di pesca e di pescatori che raccolgono pesci “buoni” e “cattivi”: è solo per distinguere gli uni dagli altri. Il tabù alimentare – presso alcuni popoli vivo ancora oggi – serve a distinguere una tribù o una famiglia da un’altra.

Lo Spirito invita Pietro a sacrificare gli animali per mangiarli. Pietro risponde che non ha mai mangiato nulla di “impuro” fin da quando era bambino. Ma lo Spirito gli fa capire che quello che lui chiama impuro Dio lo ha reso puro. Mentre sta riflettendo sul significato di puro e impuro, sente chiamare un certo Simone: sono gli inviati di Cornelio. Lo Spirito Santo – scrive Luca – dice a Pietro: “Non dubitare, scendi subito e accoglili!”  Pietro comprende che l’ordine di Dio è anche quello di accogliere lo straniero – cioè l’impuro – e di superare la divisione fra gruppi umani. Pietro accoglie gli inviati e il giorno dopo si mette in viaggio con loro. Così abbiamo l’incontro nella casa di Cornelio dove sono riuniti i suoi parenti e amici, per sentire una parola di salvezza. Si comprende che l’intuizione di Pietro è quella di accogliere lo straniero, cioè l‘impuro.

Nel cap. 11 abbiamo la constatazione da parte degli Apostoli – si ricordi che a Gerusalemme sono rimasti solo loro, cioè i “fondamentalisti”. Gli altri – Stefano e quelli di lingua greca – sono tutti cacciati. La prima chiesa era dunque fondamentalista come Giacomo. Per questo Paolo ha avuto il suo daffare per essere accolto dagli Apostoli a Gerusalemme! Per fortuna è stato aiutato da Barnaba. Il gruppo degli Apostoli non era per nulla aperto. Secondo Paolo, a Dio non interessa solo Israele, ma tutti i popoli. Quello che per noi è scontato è partito da un cambiamento interiore di Pietro e poi anche dei suoi confratelli, Apostoli di Gerusalemme. Ma vediamo la prima parte del testo (At 10, 34-48).

10.34 Pietro allora prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, 35 ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. 36 Questa è la Parola che Egli ha inviato ai figli di Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.  37 Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; 38 cioè come Dio consacrò in Spirito santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perchè Dio era con lui. 39 E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo ad una croce,  40 ma Dio lo ha  resuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse,  41 non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.  42 E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. 43 A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome». 44 Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola.  45 E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sulle genti si fosse effuso il dono dello Spirito Santo;46 li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: 47«Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?»  48E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Questo è un riassunto del discorso programmatico di Pietro, secondo lo schema della catechesi che Luca conosce dalla tradizione; egli ha la traccia e sa come si presenta il messaggio cristiano, che ha al centro il cuore, la morte e resurrezione di Gesù: soprattutto la resurrezione come risposta antitetica all’azione nefanda degli esseri umani, che hanno ucciso Gesù, ma che Dio ha resuscitato. Questo è un “gioco di contrappunto” tipico di Luca che evidenzia il ruolo efficace della resurrezione che dà la vita.

Pietro inizia con una premessa “Sto rendendomi conto…”. Dio lo ha cambiato: dalla sua mentalità chiusa nel ghetto ebraico, gli ha fatto capire che la Sua Parola è per tutti. La Parola della pace – che è il Vangelo, Gesù Cristo Signore – vale per qualsiasi popolo e non c’entrano nazione, cultura e religione. Qualsiasi persona che compie la giustizia, fa la volontà di Dio, “lo teme” (in senso biblico “temere” è credere in un unico Dio) – Fede e amore (o giustizia) sono a Lui accette, non solo gradite.

Pietro comincia allora il racconto – che poi è lo schema del Vangelo, iniziando dalla Galilea col battesimo di Giovanni,  predicando, sanando e guarendo tutti quelli che erano sotto il potere del “diavolo”. Malattie, disgrazie, morte e ingiustizia sono “potere diabolico”. Dio li ha liberati. Questo è il curatore che è anche chi libera da queste periferie delle condizioni umane. E poi Pietro parla di quanto è avvenuto a Gerusalemme: i capi hanno rifiutato Gesù, ma Dio lo ha risuscitato e “noi siamo testimoni”.

Noi abbiamo scelto come programma due verbi “annunciare (con il carisma) e testimoniare” ( cioè prendere posizione o anche “essere coerenti con quello che si dice”). “Testimoniare” vuol dire “schierarsi dalla parte della Parola di Dio, a favore di Gesù in un mondo che gli era ostile e lo ha ucciso”).

Luca evidenzia che tutto questo è stato preannunciato dai profeti, al punto che chi crede in Lui ottiene il perdono dei peccati.  Questo è il “pallino” di Luca: annunciare la conversione ed il perdono. Forse non teniamo abbastanza in considerazione che “accogliere il Vangelo” significa ottenere il perdono di Dio. Per noi “credere” è un problema di testa, una convinzione.

Il perdono dei peccati è libertà dal proprio passato, dalla schiavitù che è più sottile ed invisibile di quella della malattia e della morte. Il Vangelo annunciato non è solo un racconto, ma potenza di Dio che libera dalla paura e dalla incapacità di amare: dal peccato, che è rifiuto dell’amore.

Questa è la terza Pentecoste (la prima è quella degli Apostoli, la seconda quella dei Samaritani e questa è la terza). C’è una piccola Pentecoste nel cap. 4 quando, rientrati dal tribunale, pregano tutti assieme. Allora c’è un piccolo terremoto e tutti sono “pieni di Spirito Santo” e annunciano senza paura la Parola di Dio. Le Pentecoste principali sono quelle che iniziano una comunità o nuova tappa cristiana.

Il discorso di Pietro viene interrotto e scende lo Spirito Santo. Luca nota che i “circoncisi” si domandano: “Ma allora non c’è distinzione con noi ebrei!”. Se Dio manda lo Spirito come agli Apostoli ebrei, vuol dire che tutti sono accetti davanti a Dio! – E’ il battesimo “nello Spirito” di cui si parlerà più avanti.

E’ interessante osservare che qui lo Spirito viene prima del battesimo – mentre noi abbiamo sempre imparato che si riceve il battesimo mediante la fede. Poi viene lo Spirito nella Cresima.

Qui invece lo Spirito precede il battesimo.

Meglio: è il Battesimo nello Spirito che costringe Pietro a dare il segno esterno, visibile del battesimo nell’acqua. Quello che conta non è l’acqua in una maniera o nell’altra, ma la fede. Dove c’è la fede che ha accolto la parola, lì è la porta aperta allo Spirito. Questo irrompe là dove c’è la fede. Il battesimo sigilla, porta a compimento questa unzione o effusione interiore. Questo vale anche per noi. Infatti la prima domanda che viene fatta a genitori e padrini prima del Battesimo è: “Che cosa chiedete alla Chiesa di Dio?” La risposta è “la fede!” Mediante la fede si può ricevere il battesimo e, prima ancora, lo Spirito. Questi agisce prescindendo dall’acqua o non: dove c’è la fede, opera già. Questo ci fa capire che dove una persona, fuori dall’area cristiana o cattolica, vive il rapporto con Dio, opera la giustizia, è battezzata nello Spirito. Il Concilio lo dice più volte  “Ogni essere umano viene a contatto, mediante lo Spirito, con il mistero d’amore, e dunque col Battesimo, che è l’appartenenza al popolo di Dio in termini non visibili mediante la fede.

Domanda legittima: ” A cosa serve allora tutta la preparazione al rito?” La fede si esprime attraverso la ricerca, la preparazione. Senza di esse sarebbe un lavoro culturale, ma senza rapporto con l’azione di Dio. Il guaio di Pietro è di aver accettato di fermarsi alcuni giorni con loro. Se avesse battezzato e fosse subito scappato, non avrebbe avuto guai con i suoi confratelli. Pietro ha accettato di condividere la mensa: così scatta di nuovo un tabù.

11,1 Gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. 2 E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano 3 dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!» 4 Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: 5«Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile ad una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me.  6 Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo.  7 Sentii anche una voce che mi diceva:”Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”  8 Io dissi:”Non sia mai, Signore, perchè nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca”. 9 Nuovamente la voce del cielo riprese: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”. 10 Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su nel cielo.  11 Ed ecco, in quell’istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarea a cercarmi.  12 Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell’uomo.  13 Egli ci raccontò come avesse visto l’angelo presentarsi in casa sua e dirgli: “Manda qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; 14 egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia.”  15 Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi.  16 Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva:”Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”.  17 Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?»  18 All’udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perchè abbiano la vita!».

Nella frase finale c’è ancora l’espressione “i pagani” – come è stata tradotta dalla CEI, ma si intende “le genti” – come sopra.

Chi sono questi che “si calmarono”? Sono i fratelli circoncisi. Ora noi sappiamo che a Gerusalemme erano rimasti solo il Dodici, gli Apostoli di origine ebraica, compreso Mattia che integrava il numero. Come ebrei gli Apostoli sono legati la mondo ebraico e chiusi a quello esterno. E Pietro deve superare questa resistenza.  Si noti che Luca per la terza volta riprende il racconto sulla visione di Pietro e di Cornelio, poi l’Apostolo va a Cesarea, racconta la sua visione e Cornelio la sua: questo replait o tecnica narrativa di ripetizione sottolinea l’importanza del fatto decisivo. Si ricordi che Luca racconterà ben tre volte un avvenimento importante per lui che è la chiamata di Paolo a Damasco (non la “conversione“). Ciò significa che Pietro dopo la visione deve giustificarsi con “ho dovuto superare le mie resistenze, perchè Dio mi ha costretto. “Non potevo dire di no a Dio!”

Questo è il senso di questa narrazione.

La conclusione che traggono i confratelli di Pietro e quelli che lo hanno accompagnato – prima i cristiano-ebrei di Giacomo e poi quelli di Gerusalemme – è che c’è stata un’altra Pentecoste. E dunque chi può impedire che avvenga un battesimo nello Spirito come ha detto Giovanni? (Egli battezzava in acqua. Presto verrà uno che battezza in Spirito) Il battesimo in Spirito è la Pentecoste, presente in tutti i momenti decisivi della Chiesa, ad ogni inizio di chiesa.

Pentecoste c’è anche a Efeso, quando i 12 discepoli di Giov. Battista ricevono lo Spirito Santo e parlano in altre lingue. La Pentecoste è l’esperienza dello Spirito.

E qui Luca rende giustizia finalmente a quello che si è cercato di dimostrare parlando di battesimo, fede e Spirito Santo: “Se dunque Dio ha dato loro lo stesso dono che ha dato a noi per aver creduto nel Signore Gesù, l’unica cosa indispensabile è la fede”. Ed è la fede che purifica. E questo sarà anche l’argomento che Pietro utilizzerà nel Concilio di Gerusalemme – prima assemblea cristiana – per decidere come accogliere i “non ebrei”: sottoporli alla legge ebraica, alla circoncisione oppure basta la fede (cioè lo Spirito Santo), intesa come apertura all’iniziativa di Dio?

La fede non è un sapere, una convinzione, un sistema, ma è la l’accoglienza libera dell’iniziativa  e dell’azione di Dio.

E nel finale c’è un capolavoro lucano: “si calmarono e cominciarono a glorificare Dio” . E’ una forma lucana per dire qui c’è il dito di Dio e noi non possiamo interferire.  “Glorificare Dio” è riconoscerne la potenza nella storia. E Luca in genere chiude i racconti di miracoli, dicendo che la gente cominciò a glorificare Dio, dicendo E’ apparso un profeta.

Dio ha concesso anche ai non ebrei che si convertano, aderiscano a Dio unico per mezzo di Gesù ed abbiano la vita. Luca non distingue come Giovanni: la vita è piena, per cui quella fisica – che è guarigione, salute, benessere – è solo un anticipo della “vita”, la vita piena, totale.

Il rapporto fra preghiera, intesa come rapporto con Dio in cui gli chiediamo qualcosa per noi, e l’incontro con le persone nella vita sono due cose inseparabili per Luca. La vita è il punto cruciale di questo racconto intrecciato in contemporanea della visione di Cornelio e quella di Cornelio.

Spunti per la riflessione e il dialogo

* La preghiera davanti a Dio mi aiuta a comprendere e decidere quello che devo fare nella vita?

Pietro decide grazie alla sua visione; Cornelio, non-ebreo, decide di mandare a chiamare         un ebreo per sentire la Parola di Dio dopo la preghiera.

* L’incontro e il dialogo con le persone – Pietro e Cornelio – favoriscono la mia comprensione della volontà di Dio intuita nella preghiera?

Nella preghiera tu puoi intuire cosa vuole Dio da te, quale scelta fare nella vita, come  risolvere un problema di rapporti con le persone. Tutto si chiarisce poi nell’intreccio, nel  dialogo. Non basta la preghiera e non basta neppure il dialogo.Dio ha concesso anche ai non-ebrei che si convertano ed abbiano la vita: così Pietro si scontra con i confratelli di Gerusalemme ed anche quelli si convertono… all’ecumenismo.     La religione strettamente ebraica acquista una visione universale.