Camminiamo nella fede, non nella visione (2 Cor 5,7)

22/12/2013 | Cammino di fede secondo San Paolo

l titolo di questa meditazione è preso da 2 Cor 5,7. Per meditare su questo tema, si propongono due testi, non ancora considerati, a conclusione del nostro itinerario spirituale sulla fede secondo San Paolo: uno è preso da 1 Cor, 13, in cui si ribadisce che guardiamo le cose in maniera confusa, come in uno specchio, in attesa della conoscenza o del rapporto diretto con Dio. Prima di essere noi a conoscerlo, è Lui che ci guida e ci conosce.

L‘altro testo è preso da 2 Cor 4. Questo ci offre l’opportunità di meditare sul cammino vissuto da Paolo. Il messaggio che egli propone in questo testo, attraversato da un grande pathos o coinvolgimento emotivo non solo con la comunità, ma anche col tema che sta affrontando, si conclude nella morte. La porta stretta della morte, che ci coinvolge tutti, crea angoscia, paura, sconcerto, crisi, che Paolo esprime in maniera lucida, con grande semplicità, senza illusioni e senza fanatismi.

La seconda parte della 2 Cor riporta l’inno alla carità con il compimento del tempo finale nello sfondo.  Nonostante l’illuminazione-rivelazione di Damasco e l’esperienza mistica con  Gesù, al punto da dire “Non sono io che vivo: è Cristo che vive in me” e questa esperienza forte di fede,  Paolo vive il dramma dell’oscurità. La visione di Dio non è evidente ed immediata: non esiste! Lo dice molto chiaramente nella 1 Tm 6, 16 verso la fine: “Nessuno ha accesso diretto a Dio, che abita in una luce inaccessibile. Nessuno degli uomini Lo ha mai visto né può vedere“. La fede non ci consente la visione che sta oltre. Siamo in cammino e dunque nell’ombra, nell’oscurità che comporta incertezze e paure. La fede allora non è fanatismo, ma adesione a Dio con tutti i rischi, gli alti e bassi che essa comporta come atto umano di libertà. Questo richiama alla mente il Prologo di Giovanni che termina con la dichiarazione solenne “Dio nessuno lo ha mai visto(Gv 1,18). E’ una pura illusione ciò che dicono quelli che affermano di aver visto Dio! Nessuno lo ha mai visto, per fortuna! E nessuno ha con Lui un contatto diretto. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo,  che è emissione del Padre,  ce lo ha svelato, raccontato. Potremmo dire  allora che Paolo vive il rapporto con Dio solo tramite il volto e l’umanità di Gesù. Non c’è altra via! Non a caso Gesù dice: “Io sono la Via, la Verità e la Vita…Chi ha visto me, ha visto il Padre.” (Gv 14,6) Non c’è altro modo di incontrare Dio ineffabile, inaccessibile, se non – per noi esseri umani – tramite il volto e l’umanità di Gesù, crocifisso e risorto, cioè nel suo massimo atto di Amore. Egli non è il taumaturgo, l’ eroe, ma è colui che rivela l’Amore portato all’estremo. Attraverso Gesù noi intravvediamo la realtà di Dio, che noi chiamiamo “Padre” usando una metafora umana: è un modo di dire che esprime un rapporto di fiducia e di abbandono. Ma Dio non è padre come immaginiamo noi, come non è madre! Tramite Gesù che vive un rapporto filiale, possiamo anche invocarlo con questo appellativo tipico di tutte le culture religiose.

Dopo questa premessa leggiamo il notissimo brano, preso da 1 Cor 13 sul confronto fra i carismi. Il carisma fondamentale dell’agápē/amore, dono dello Spirito per eccellenza, serve a vivere tutti gli altri. Infatti agápē-amore rimane anche quando cesserà la funzione di tutti gli altri. L’ agápē è l’amore di Dio, rivelato e comunicato per mezzo di Cristo nella fede che si manifesta ed attua nell’amore fraterno. Paolo fa il confronto con il carisma della parola; poi definisce la carità nelle sue manifestazioni più evidenti e alla fine, attraverso la similitudine del bambino che passa dall’infanzia alla maturità dell’adulto e quella dello specchio, mette in risalto il passaggio della fede alla visione -conoscenza -comunione con Dio.

13,1Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba e come cembalo che strepita . (La carità non è festa religiosa o fracasso)2Se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri (i disegni di Dio) ed avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità/l’amore, non sarei nulla (Anche la teologia, senza l’amore, è vuota, davanti a Dio!). 3E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe (nel senso di salvezza. La via della salvezza è infatti l’amore che dà senso a tutte le azioni spirituali)4La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio (qui è un chiaro riferimento ai Corinzi che si vantavano di avere molti talenti), 5non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. 7Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. (La carità è l’anima della fede). Come l’amore di Dio è infinito, così…:

8La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza  svanirà. (Anche ai nostri giorni, come a Corinto, i carismi della parola, dell’animazione e dell’assistenza sono molto apprezzati, ma la chiesa stessa e la storia hanno una fine. Tutto sparirà. E resta la carità cioè il rapporto con Dio). 9Infatti in modo imperfetto noi conosciamo ed in modo imperfetto profetizziamo. (E per far capire questo ai Corinzi che si vantavano delle loro azioni, li paragona ai bambini che balbettano). 10Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino. 12Ora vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia.

Questa è la visione. Non è tanto un vedere con gli occhi. Anche qui è una metafora umana.

faccia a faccia” indica un rapporto di amore, un incontro fra due persone che si amano, che comunicano direttamente. Ora non abbiamo un rapporto diretto con Dio, ma riflesso, come lo specchio riflette la luce di Dio. Chi è Dio? Non è un re, un potente, un despota, ma è l’Amore, rivelato fino al dono della vita: ecco la luce!

“in modo confuso” (o imperfetto come un bambino, in forma primitiva, limitata, ma poi conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.(“conoscere” non è un sapere con la mente, derivato da analisi, studio, quanto invece – nel linguaggio biblico – è un rapporto di amore. Così nel cap. 8 Paolo dirà a quelli che affermano di conoscere Dio “conoscere” significa “amarlo ed essere amati”. Dio non è un oggetto. Non sei tu che conosci Dio, ma Lui che ti conosce e ti accoglie.

Allora ci si chiede:  E’ possibile la fede con tutte le angosce, le paure ??

Certo! E’ una condizione normale. La fede ti lascia in tutte le tue difficoltà, perchè viviamo in modo imperfetto, confuso, come nel buio di un tunnel. Si intravvede un barlume di luce alla fine, ma non abbiamo un rapporto con Dio. Molti entrano in crisi ed affermano “Non sento niente!” E tutti proviamo angoscia, paura. Gesù stesso nel Getsémani era preso dalla paura della morte di croce, dall’oscurità totale. La fede non ti toglie nulla del tuo essere fragile creatura! Il rapporto con Dio non dipende dalla conoscenza. Sulla via di Damasco Paolo è rimasto sconvolto. Nonostante questo, continua a dire: “Viviamo nella fede, non nella visione!” Dio non è nell’emozione.

Qual è la realtà di Dio che ci è stata rivelata? Ecco il nostro punto di riferimento: Paolo dice che è l’Amore come si contempla in Gesù, che mi ha amato fino a dare la vita. I santuari raccontano di gente che riacquista la vista, che torna a camminare. Ma questa non è la realtà di Dio. Questo fa parte della percezione che noi abbiamo di alcuni fenomeni di emozioni religiose. Dove si manifesta Dio? Qual è il segno della Sua presenza? Paolo dice: è la carità eroica, l’Amore: quello mostrato da Gesù.  A Lourdes, Fatima, da Padre Pio, a Medjugorje la Chiesa dice che lì si manifesta la fede come accoglienza dell’amore di Dio, che diventa carità fraterna. E’ l’Amore, non l’emozione, la forza curativa delle acque: questa è la verità cristiana. Altrimenti finiamo nell’illusione di forze misteriose che ci risanano… Ma questa è la visione che hanno le sette e coloro che pensano ad  una cattura di energia del divino. Ci sono delle persone che hanno una grande passione religiosa, ma non riescono ad andare d’accordo con nessuno.  Ma questa è schizofrenia in termini di fede: la fede suppone che il dono della vita è l’Amore, se si crede nel volto di Gesù che rivela Dio. La via per incontrare Dio è che quando cesseranno miracoli, santuari, e tutto finirà, resterà l’Amore.

Fenomeni religiosi nei santuari – o anche miracoli – sono sempre esistiti. Che cosa significa “incontrare Gesù nell’Eucaristia”? E’ incontrare Gesù, che dona il suo corpo e il suo sangue: la sua vita con un atto di amore. Il pane consacrato ci mette in comunione con il corpo di Gesù, col suo atto di Amore: questa è la comunione!

Come si fa a pensare che questo Dio – che è così lontano – sia fedele all’uomo?  Ma dove si trova la fedeltà di Dio? Qual è il segno? E’ Gesù Cristo, crocifisso. Per noi non c’è altro! E’ l’Amore che Gesù ha vissuto fino al dono della vita! Cristiani e non cristiani hanno compiuto gesta eroiche per l’umanità: sono segni della presenza di Dio. Come sono stati i tuoi genitori e le persone buone che hai incontrato.

Come si fa ad essere fedeli all’uomo ed a Dio? Dove sta Dio? Non in cielo, ma nell’umanità.

Questa è l’incarnazione. A Natale si continua a dire che Dio è entrato nel mondo in modo irreversibile. Accogliere l’ultimo morente di Madre Teresa o baciare i lebbrosi di Francesco è amare Dio.  Certo, lo scandalo del male nel mondo, soprattutto se di innocenti, rimanda all’unico volto che abbiamo: a Gesù crocifisso.  E alla domanda “Dov’è Dio?” di fronte ai deportati ad Auschwitz, si può rispondere che Dio è lì, nell’umanità sofferente. Dio non è “in cielo”, imperturbabile, e manda giù ogni tanto qualche messaggio. Tutte queste cose si trovano in Paolo!

E la fede cristiana si fonda su quelle parole! E non c’è altro. Possiamo scegliere la via della meditazione profonda come i Buddisti, la recita dei salmi in ebraico o versetti del Corano: sono modi di incontrare Dio, che io rispetto nella loro grande ricerca di Dio, ma per noi c’è il sacramento dell’umanità.

Il nuovo testo che prendiamo in considerazione ci mostra come Paolo è traumatizzato di fronte alla morte, nonostante i suoi incontri e rivelazioni – di cui parla nelle lettere. Vorrebbe essere esentato dalla morte – desiderio legittimo! -, ma poi trova il modo di vivere “nella fede, non nella visione”. Il testo 2 Cor 4,1 -5,10 affronta il problema di come si possa affrontare nella fede le difficoltà della vita.

Cosa vuol dire vivere la fede senza pretendere di averne già la visione? Anche il più santo di questo mondo finirà nella…morte! E la crisi comincia, quando ci si chiede qual è la fedeltà di Dio.

Giobbe l’aveva detto in un terribile testo: “Mi hai preparato, curato, fin dalla nascita. Ma so che cosa avevi nel cuore: distruggermi!” Ma allora dov’è la fedeltà di Dio? Ci ha fatti per la vita e poi…? Ci lascia andare nella morte! E se non si affronta questo problema, si potrà discutere di tutti i miracoli – a Fatima, Medjugorje, a Lourdes. E la risposta non è la Madonna, ma il volto di Dio nell’umanità di Gesù, in cui ha senso anche la Madre che ha vissuto il trauma di vedere morire un figlio. Questa è la fede. E senza visioni! E anche Gesù vive la fede in  mezzo alle sue tentazioni. Anche la Madonna fa un cammino di fede. Non è vero che lei abbia capito tutto all’annuncio!  Lo dicono solo i Vangeli apocrifi.

Il volto di Dio è Gesù Cristo, che condivide la condizione umana.  Il Vangelo di Luca – e dunque un Vangelo canonico – dice che quando Gesù nel tempio disse a sua madre: “Non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49) – aggiunge “Non capirono queste parole“. Sempre Luca scrive all’inizio del suo Vangelo: “Sua madre conservava tutte  queste cose in cuor suo” (Lc 2,51).  E’ una frase tipica dell’AT. E Luca fa un montaggio di queste espressioni assieme al messaggio profondo che lei è la madre del Messia, Figlio di Dio. E quando fa parlare Gesù nel tempio con i sapienti, ha presente tutta l’architettura del suo Vangelo. Indubbiamente ci sono anche Vangeli apocrifi che narrano cose inventate su Maria, ma si tratta di fantasie.   

La vita di Paolo al servizio del Vangelo è segnata dalla sofferenza. Nell’elenco delle varie situazioni, egli insiste sull’antitesi fra sofferenza/morte da una parte e resurrezione/vita dall’altra.  Questo vale non solo per il destino personale di Paolo, ma coinvolge anche i destinatari del Vangelo come sono i Corinzi: “Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita(1 Cor 4,12).

Con il suo stile di vita Paolo segue le orme di Gesù Cristo, il giusto sofferente, che mette la sua fiducia in Dio.  Perciò il suo futuro e quello dei Corinzi stanno nelle mani di Colui che ha risuscitato il Signore Gesù.  Egli pensa a questo futuro come alla piena e definitiva comunione con Gesù risorto assieme a tutti quelli che hanno accolto il Vangelo.  Paolo ricorre a diverse immagini: “vestito/corpo” da smettere (essere spogliato = morte) e “vestito/corpo” da rivestire (= risurrezione); “patria//esilio”, per parlare della condizione del credente che, nonostante la luce della fede, è angosciato dalla prospettiva della morte, sentita come spoliazione ed “esilio” dalla dimora terrena.

4.1Perciò, avendo questo ministero (cioè di annunciare il Vangelo), secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo (Paolo trova il suo coraggio e la sua forza per intervento di Dio che lo ha chiamato). 2Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti ad ogni coscienza umana, al cospetto di Dio (Noi non facciamo i furbi come certuni che vendono la Parola per far piacere ai clienti: noi parliamo con sincerità!). 3E se il nostro Vangelo rimane velato (oscuro, non accolto), lo è in coloro che si perdono: 4in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perchè non vedano lo splendore del glorioso Vangelo di Cristo, che è immagine di Dio (L’unica immagine, icona di Dio, è Gesù Cristo, che non è una teoria su Dio!).  5Noi infatti non annunciamo noi stessi (cioè non facciamo auto-propaganda), ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi siamo i vostri servitori a causa di Gesù (per amore di Gesù siamo al vostro servizio, schiavi addirittura!). 6E Dio che disse: “Rifulga la luce nelle tenebre”, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo (Gesù crocifisso! Alla luce di Dio Creatore) (Dopo questa dichiarazione e sull’illuminazione, Paolo afferma)  7Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta (la creta servì per la creazione iniziale), affinchè appaia che questa straordinaria potenza (di annunciare il Vangelo) appartiene a Dio, e non viene da noi. 8In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, (Paolo enuclea delle situazioni che egli stesso ha vissuto: è stato perseguitato, bastonato, lapidato) 10portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perchè anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo (noi ora viviamo la nostra passione fino all’atto finale che è la morte, in attesa della risurrezione). 11Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, 12 perchè anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. 12Cosìcché in noi agisce la morte, in voi (Corinzi) la vita. 13Animati tuttavia da questo stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato”(Sal 116,10), anche noi crediamo e perciò parliamo, 14convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui assieme con voi (Questa è la speranza orientata al futuro).  15Tutto infatti è per voi, perchè la grazia, accresciuta ad opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.  16Per questo non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore (ecco la fede! Ecco l’amore!) invece si rinnova di giorno in giorno (Nonostante l’invecchiamento e la malattia, uno vive il rapporto con Dio senza farsi illusioni).  17Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria (Paolo è convinto di questa pienezza di vita): 18noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili (E Dio è invisibile!), perchè le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne.

5.1Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, (che è una struttura mobile) riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli (E’ un modo di dire la realtà di Dio).  2Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste, 3purchè siamo trovati vestiti (cioè col corpo), non nudi (cioè senza la spoliazione della morte).  4In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso (ecco l’angoscia, derivata dalla paura di essere schiacciati), perchè non vogliamo essere spogliati, ma rivestiti, affinchè ciò che è mortale venga assorbito dalla vita (E’ il desiderio di ognuno. Solo che ci aspetta la porta stretta, che tutti devono attraversare).  5E chi ci ha fatti proprio per questo, è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito (Oggi abbiamo solo la caparra. Con la creazione e la nascita battesimale, cioè la fede in Gesù, Dio ci ha messo dentro il bisogno di amare).  6Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finchè abitiamo nel corpo (perchè la nostra patria è da un’altra parte) – 7camminiamo infatti nella fede e non nella visione -, 8siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore. (Paolo desiderava ardentemente unirsi a Cristo, ma senza spoliazione, cioè senza il trauma della morte. Qui, nella vita terrena, siamo in esilio rispetto alla patria eterna! Anche in Fil 1,21 Paolo afferma “Per me vivere è Cristo ed il morire un guadagno!”)  9Perciò, sia abitando nel corpo, sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi (Quello che conta è il rapporto con Lui!).  10Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute (non delle dichiarazioni verbali! Le opere compiute sono gesti di amore!) quando era nel corpo, sia in bene che in male.

Il rapporto con Dio è inseparabile con quello dell’umanità: il Natale vuol dire questo! Molti celebrano a Natale tutto, fuorché l’incarnazione.  La fede non è una teoria su Dio: non è un’illusione di incontrare Dio, ma il modo di amare le persone. L’amore per Dio passa necessariamente attraverso l’amore per il prossimo. La conoscenza con Dio è l’Amore.

Spunti per la riflessione:

* Come vivo la mia esperienza di fede, messa alla prova da limiti della condizione umana: sofferenze, privazioni e prospettiva della morte?

* Come riesco a superare dubbi, le aridità spirituali, le paure, l’incoerenza delle persone di fede?

* L’ascolto della Parola di Dio e la comunione-contemplazione di Gesù crocifisso e risorto mi aiutano nel mio cammino di fede?

* La vita di comunità ed il confronto con l’esperienza di altri credenti, favoriscono la mia perseveranza nel cammino di fede?

07.12.2013