Giustificati per la fede, siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo

14/06/2013 | Cammino di fede secondo San Paolo

Dopo un tirocinio intenso i discepoli sono pronti per essere inviati come testimoni. Proseguiamo il cammino accompagnati e guidati da Paolo nella Lettera ai Romani: Giustificati per la fede, siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Così al cap. 5, ma noi inizieremo dal capitolo precedente. Ci basiamo sull’edizione ultima, cioè rivista (del 2008) rispetto all’edizione precedente. Il cap. 4 della Lettera ai Romani (Rm) parla della fede di Abramo e conclude con la dichiarazione solenne che dà il titolo al nostro incontro. Resi “giusti o in giusto rapporto per mezzo della fede, che è il suo fondamento, possiamo dire che la giustizia consiste nella fede – come dirà Paolo commentando il celebre testo di Gen.6. E’ una lunga riflessione di Paolo su cos’è il Vangelo di Dio: è salvezza per mezzo della fede. Meglio: è potenza di Dio che salva, ma non solo gli Ebrei, raccomandati per la loro appartenenza etnica, non solo gli onesti ed i praticanti, ma anche quelli che credono. Che poi traducono la loro fede anche nella prassi di vita coerente. La fede precede sia la prassi, l’etica ed è l’attitudine di totale apertura all’iniziativa di Dio che si manifesta nel Figlio suo, Gesù Cristo, come “giustizia”, cioè “perdono o grazia, salvezza.  Sono termini equivalenti.

Nella Rm il termine “giustizia” – in greco dikaiošýnē – compare 34 volte su 57 ricorrenze dell’intero epistolario paolino; i sinonimi dikaíōma – cinque volte – e dikaíōsis, due volte; il verbo dikaioûsthai, “essere giustificati” nel senso di “essere in un giusto rapporto con Dio”, 15 volte su un totale di 27 dell’intero corpus paolino. Nella Lettera ai Romani paolo riprende e sviluppa il tema della giustificazione per la fede, già anticipato nella Lettera ai Gàlati. Solo per mezzo della fede in Gesù Cristo ogni essere umano entra nel giusto rapporto con Dio.  Chi accoglie l’amore fedele e perdonante di Dio, che si rivela in Gesù Cristo, è sottratto al giudizio di condanna e raggiunge la salvezza definitiva.

Abraham, il patriarca, è padre dei credenti sia ebrei come non ebrei: tutti sono figli e discendenti di Abramo. Non nella carne ma, per mezzo della fede. E così arriviamo al commento finale del cap. 5 della Rm, dove proseguirà col confronto fra Adamo e Cristo, parlando della liberazione uscita dalla catastrofe e dalla rovina della morte: peccato = morte. Nella Rm si ha concentrazione e massima concentrazione del linguaggio della giustizia. Bisogna subito dire che “parlare di giustizia” nella Bibbia, vuol dire parlare di “salvezza”, “iniziativa libera e sovrana di Dio”, “della sua misericordia e del suo perdono”. Per noi invece la “giustizia” richiama l’idea dei tribunali o dei sindacato: delle paghe o delle sanzioni. Queste rappresentano premio o castigo e soprattutto “condanna”. Qui è la giustizia forense o giuridica, mentre nella Bibbia la “giustizia è la fedeltà di Dio: Egli è giusto perchè è fedele. “Giustizia” è il giusto rapporto con Dio.

Con la parola ebraica – midráš – su Abramo, Paolo conferma la tesi che ha annunciato in Rm 1, 16:“Il Vangelo di Dio è una potenza di salvezza/ giustizia per chiunque crede”, esplicitando i riferimenti alla “Scrittura” di Rm 1,2.17; 3,2, dove si annuncia la “giustizia” di Dio, rivelata ed attuata in Gesù Cristo e proposta nel Vangelo. Gesù stesso è il Vangelo: la bella e gioiosa notizia. perchè è fonte di salvezza per quelli che accolgono e si affidano a questo annuncio.

Paolo inizia con una duplice citazione: mettendo a confronto il giusto rapporto che si fonda sulla fede e sull’iniziativa gratuita di Dio (“gratuita” deriva dal greco cháris/ grazia), a cui si contrappone la contrattualità del sindacato, il quale giustamente deve difendere i diritti dei lavoratori, secondo il contratto (si pensi alla famosa parabola dei lavoratori nella vigna che pur iniziando ad ore diverse ricevono la stessa paga, perchè il padrone è “buono”/cháris – (Mt 20, 1-16). Paolo, che si considera discendente di Abramo, attraverso Giacobbe o Israele, dice:

1Che diremo dunque di Abramo, nostro progenitore secondo la carne? Che cosa ha ottenuto? 2Se infatti Abramo è stato giustificato per le opere, ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio.

Uno può aver diritto se ha fatto delle prestazioni in base ad un contratto, ma non davanti a Dio!

3Ora, che cosa dice la Scrittura? Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia.

Non in base ad una prestazione, ma in base alla fede: si fidò di Dio e questo gli fu riconosciuto come giusto rapporto/ giustizia.

4A chi lavora, il salario non viene calcolato come dono, ma come debito

Chiarissima è qui la distinzione che Paolo fa della prestazione a contratto e della fede, che non è un “fare”, ma un “aderire”. Essa comporta anche cose da fare:andare alla messa, compiere opere di carità, osservare i comandamenti, ma prima di essere “prestazione” è un rapporto. Questo è un punto cruciale per uscire dal giudaismo, nel quale Paolo ha operato per metà della sua vita, integerrimo per quanto riguarda la giustizia derivante dalla Torah / Legge.

5a chi invece non lavora, ma crede in Colui che giustifica l’empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. E qui cita il testo del Salmo di Davide 31,1-2:

Beato l’uomo a cui è rimessa la colpa

e perdonato il peccato

6Così anche Davide proclama beato l’uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere:

7Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate

e i peccati sono stati ricoperti;

8beato l’uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato!

La cancellazione, il perdono, la riabilitazione dl peccatore non per quello che ha fatto come penitenza (digiuni, macerazioni), ma solo perchè ha invocato il perdono ed ha ricevuto il perdono della fede. Così l’uomo è reso “giusto”, cioè rimesso in giusta relazione con Dio, così che lo aspetta la salvezza e la vita eterna.

Secondo passaggio: Abramo è stato proclamato giusto quando non era ancora ebreo e circonciso. Paolo infatti deve cercare di risolvere questo quesito. E dunque gli ebrei hanno bisogno di essere giustificati come quei disgraziati che sono dannati perchè non appartengono al popolo eletto, anche perchè peccatori.  Per questo l’Apostolo presenta Abramo che non è ebreo:

9Ora, questa beatitudine riguarda chi è circonciso o anche chi non è circonciso? Noi diciamo infatti che la fede fu accreditata ad Abramo come giustizia. 10Come dunque gli fu accreditata? Quando era circonciso o quando  non lo era? Non dopo la circoncisione, ma prima.

(Paolo prende il racconto della Genesi come una scansione temporale. Abramo ha ricevuto la chiamata prima di essere circonciso [cap.5] e riceverà la circoncisione molto tempo dopo [cap. 17], significa che è stato giustificato prima di diventare ebreo, prima del rito e delle osservanze..

11Infatti egli ricevette il segno della circoncisione come sigillo della giustizia, derivante dalla fede, già ottenuta quando non era ancora circonciso (cioè da pagano, diremmo con un linguaggio un po’ anacronistico. Abramo è il padre di tutti non in base alla discendenza carnale, ma in base alla fede!). In tal modo egli divenne padre di tutti i non circoncisi che credono, così che anche a loro venisse accreditata la giustizia  12ed egli fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo provengono dalla circoncisione ma camminano anche sulle orme della fede del nostro padre Abramo prima della sua circoncisione. C’è dunque una nuova paternità di Abramo che vale sia per gli ebrei come per i non ebrei. Nella fede tutti sono assimilati ad Abramo, suo figli e discendenti.  E’ un testo che fa riflettere. Inoltre i Romani non potevano conoscere la Bibbia e tali sottigliezze.  All’epoca le lettere venivano spiegate e commentate e non esisteva una lettura privata, Sia perchè non sapevano leggere, sia perchè non avevano il materiale, le copie. Così la lettera era letta in un gruppo, dove uno solo leggeva e commentava: in genere la persona, come in questo caso, che ha portato la lettera a Roma.

Terzo passaggio, sempre con una citazione della Genesi. Qui è un po’ più complicata, perchè si toccano le questioni del peccato, della Legge e .- tipico di Paolo – il rapporto fra fede e Legge.

13 Infatti non in virtù della Legge – qui è considerato semplicemente il Decalogo. Infatti tutto il Pentateuco formano la Torah, la Legge – fu data ad Abramo o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede.[In quanto credente Dio gli annuncia un futuro che riguarda la benedizione per tutti i popoli].

14Se dunque diventassero eredi coloro che provengono dalla Legge, sarebbe resa vana la fede ed inefficace la promessa. Se fosse vera solo la discendenza carnale a salvare gli uomini, sarebbe come dire che la dicitura della Legge sarebbe falsa 15La Legge infatti provoca l’ira; al contrario, dove non c’è Legge, non c’è nemmeno trasgressione. Il comando “Non uccidere; non fare adulterio” provoca la trasgressione. Se tu uccidi prima che ci sia il comando, c’è peccato, ma non trasgressione! La legge trasforma ad es. l’omicidio in una trasgressione. L’ira di Dio ha sempre a che fare col peccato: in questo caso un peccato denunciato, manifestato dalla legge.  Perciò ilo castigo.  Quando sentite parlare di ira, pensate sempre alla reazione emotiva di Dio di fronte al male.  Ma la fede è al di fuori di questa legge di condanna.

16Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perchè sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – 17come sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.

Dopo questo passaggio – Legge, peccato, trasgressione – Paolo riassume il ruolo di Abramo, che è padre di una moltitudine e quindi anche di tutti noi, in forza della fede e della promessa data gratuitamente, non in base ad un diritto.

Paolo vuol dimostrare che i non-ebrei diventano “figli” di Abramo e dunque candidati alla giustizia ed alla salvezza in base alla fede, senza bisogno di diventare ebrei. Anche perchè la maggioranza dei cristiani di Roma sono non-ebrei. Aggiunge alla fine: “A quale Dio noi crediamo, che  dà la vita ai morti…” Ecco che si entra nella fede cristiana di un Dio che risuscita da morte. Paolo ha presente tutta la vicenda di Abramo che si conclude col tentato sacrificio di Isacco, ma bloccato da Dio. E Abramo si fida di Dio che è capace di dare la vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono. Ecco la frase più profonda di Paolo!

Si può dire allora che il passaggio dalla condizione di peccatore, lontano da Dio, a un rapporto filiale con Lui, è un atto di creazione. Nella Cor scrive così: “Tra voi non ci sono molti potenti, nobili: siete povera gente senza cultura, senza potere, senza denaro. Ma Dio ha chiamato le cose deboli per confondere le forti, ha chiamato le cose che non esistono, per mostrare che tutto viene da Lui e nessuno osi vantarsi davanti a Lui, quasi avesse dei diritti.

La fede in Dio creatore è la base della fede cristiana.  Alla perplessità sulla resurrezione, l’unica risposta è la creazione: Dio chiama all’esistenza le cose che non esistono!  Se sei in peccato, lontano dal rapporto con Dio, la Sua potenza ti fa nascere, esistere  come figlio.  Qui è la chiave di tutto: Dio che dà la vita ai morti, chiama all’esistenza tutte le cose che non esistono!

L’ultimo passaggio di questa meditazione su Abramo introduce il cap. 5 che è un capolavoro di meditazione contemplativa per l’esistenza  cristiana. Si è chiamati all’esistenza prima con la nascita e poi con la rinascita che è la fede, azione di Dio. Leggiamo l’ultimo brano del cap. 4 (con la citazione ampia di Rm 4, 18.22):

18Egli[Abramo], saldo nella speranza contro ogni speranza, – fiducioso andò sul monte, che Dio gli aveva indicato e lì doveva offrire in olocausto il suo unico figlio, portatore della promessa, cioè del suo futuro. E questa è l’esperienza che faremo (speriamo il più tardi possibile!!) della morte, che è la negazione del Dio della vita – credette e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza [come le stelle del cielo come la sabbia sulla riva del mare]. 19Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo – aveva circa cento anni –[ perchè la vita non dipende dalla vitalità biologica di Abrahm] e morto il seno di Sara. [Isacco, discendenza di Abrahm, viene da due morti, da due vecchi!] 20Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, 21pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. [Ora riprende quello che aveva annunciato prima sul Dio dei viventi, Dio fonte di vita:] 22Ecco perchè gli fu accreditato come giustizia.[Si fidò di Dio e della Sua promessa di essere padre di una moltitudine, che abbraccia non solo la discendenza ebraica ma tutti i popoli. Questa giustizia che Dio gli accreditò in forza di questa speranza contro ogni speranza, non vale solo per lui.] 23E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato, 24ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore,[si noti la solennità di questo testo!] 25il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

Morte e resurrezione: morte come solidale con la condizione di peccato. “è stato consegnato” è un passivo nel greco di Paolo, che vuol dire che non è solo Giuda, Pilato, Caifa hanno provocato la morte di Gesù. E’ Dio che regge tutto. La grande regia della morte di Gesù è nelle mani di Dio. La storia di Gesù è inquinata dalla violenza che parte da Caino ed arriva all’ultima violenza, quella di Pilato, di Caifa: alla condanna di un innocente!  Questo è il peccato. Poi ci stanno tutti gli altri peccati, i crimini della storia, di guerra e contro l’umanità, ma anche i genocidi, tutte le altre forme di violenza più o meno occulta, affettiva, morale, fisica. Solidale con noi, per iniziativa di Dio, con il peccato, ma resuscitato e chiamato alla vita per la nostra giustificazione. Con lui siamo trascinati dalla condizione di peccato a quella di giusti.  E quando ci si aggrappa nella fede a questa azione di Dio, dobbiamo pensare che la resurrezione è uguale a creazione, la resurrezione e creazione è uguale a giustificazione. Che non è solo un’amnistia: no, è far nuovo l’essere umano. L’Autore del IV Vangelo dirà a Nicodemo: “Devi nascere dall’alto, di nuovo: da acqua e spirito (= potenza di Dio)..” Bisogna essere rigenerati da Dio: non da carne, non da volontà di uomo, né da sangue, ma da Dio. Questa è la fede: azione di Dio creatore, che ha risuscitato Gesù. Così siamo in linea con Abrahm: per capire che Dio ha portato a libertà non solo negli anni 30 dell’era cristiana con la vicenda di Gesù, ma da sempre, perchè Abramo è il rappresentante di tutta l’umanità.

Ecco la scelta di Paolo: allargare le pareti e i confini. Ormai tutta l’umanità è candidata ad essere discendente di Abramo in forza della fede che riconosce che Dio ha risuscitato Gesù dai morti.   La morte è certo un atto di amore da parte di Gesù, ma quanto hanno fatto quelli che l’hanno provocata è un peccato. Gesù è entrato nella storia inquinata. Ma perchè ha deciso di nascere proprio là e non in altra epoca ed altro luogo più tranquillo?? Ma quello è solo l’aspetto concreto del peccato del mondo. La storia è inquinata da sempre. Anche se fosse nato fra gli indiani, resta sempre in un’umanità segnata dal peccato. Allora c’era la pax augusta… ma quale pax? Quella imposta dalla violenza delle legioni romane… Paolo aggancia la fede di Abramo con la nostra fede e il culmine è la morte e resurrezione.

Fermiamoci ora sul “belvedere” panoramico della teologia paolina: la condizione dei credenti in pace con Dio (Rm 5,1-5.6-11):

1Giustificati [= resi giusti sempre da Dio creatore, che chiama alla vita, con un atto libero di amore, le cose che non esistono] dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio[Noi non siamo più condannati da un Dio che non è lontano] per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.[ solenne forma liturgica!] 2Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo [cioè siamo sicuri, se non altro perchè siamo in comunione con Dio], saldi nella speranza della gloria di Dio.[Ecco due strutture fondamentali dell’esistenza cristiana: la prima si chiama fede, fondamento, la seconda si chiama speranza. Dunque, per mezzo della fede possiamo accedere all’amore gratuito/Grazia, all’iniziativa gratuita di Dio, nel quale noi siamo immersi, siamo salvi, in attesa della “gloria”, cioè della potenza di Dio o superamento della morte/resurrezione o pienezza di vita – che noi chiamiamo “vita eterna”] 3E non solo: ci vantiamo [= per noi “gloria” è una categoria strana, un po’ difficile. Per Paolo essa è la realtà di Dio che si manifesta. E quando Gesù dice “Padre, chiedo che possano godere la mia gloria, quella che era prima della creazione del mondo” intende dire che la “gloria”  coincide con l’amore che il Padre ha per i figli . Poi prosegue per precisare l’ultima dichiarazione. “Siamo saldi nella fede” significa che “siamo fieri, sicuri”. Non si dimentichi che due aneliti dell’essere umano sono “vivere” ed “essere sicuri”  …ci vantiamo anche nelle tribolazioni[nelle difficoltà, nelle prove], sapendo che la tribolazione produce pazienza [sarebbe meglio intendere la “perseveranza”], 4la pazienza una virtù provata e la virtù/cioè la forza] provata la speranza. 5La speranza poi non delude, perchè l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

E qui ritroviamo la terza struttura: la carità/agàpe, amore. La speranza è fondata non  sulle nostre prestazioni, sulla nostra fedeltà, ma sull’Amore di Dio, non nostro per Lui, ma il Suo per noi! E questo è sicuro, mentre il nostro amore per Dio è traballante. Si noti che l’Amore di Dio è stato messo dentro come realtà profonda per messo dello Spirito, nei cuori [cioè al centro della persona]. Lo Spirito è la sorgente permanente del nostro amore per Dio e fondamento della speranza. La speranza non delude perchè Chi ci ha amato e ci ha coinvolti in questo dinamismo di amore è lo Spirito Santo. Ma come facciamo a sapere che Dio ci vuole bene? Perchè il mondo è bello, perchè le cose vanno bene? Come facciamo a sapere che Dio ci vuole bene, per cui la speranza è sicura?

6Infatti, quando eravamo deboli( cioè peccatori], nel tempo stabilito[Non si riferisce ad un calendario, agli anni 30] Cristo morì per gli empi.  7Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona.  8Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. [ Storicamente si può discutere di tutto, dei Vangeli, quello che Cristo ha detto e ha fatto. L’unica cosa sicura, indiscutibile e certa è che è morto e non per fatalità o incidente, ma per una morte programmata da parte di chi non accetta il suo modo di pensare i rapporti con Dio e pensa di eliminarlo perchè crea problemi per l’apparato religioso in combutta con quello politico. Gesù muore di una morte pubblica, con un’esecuzione militare, con tanto di un picchetto armato, fuori del centro storico, sepolto prima del tramonto del sole, secondo la legge ebraica. L’esecuzione fu fatta dai Romani – e questo è un dato sicuro! – Paolo dirà “Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto, che cioè Cristo è stato condannato secondo le Scritture, e fu resuscitato – secondo le Scritture – il terzo giorno, potenza di Dio Creatore. Questa è la fede che lui ha ricevuto, ha trasmesso a quelli di Corinto e la esplicita ad una comunità che egli non ha fondato. Però sa che se sono cristiani,  hanno questa base. Se è vero questo…] 9A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue [ cioè nella sua morte violenta, come atto di amore. Il “sangue” è solo un simbolo, ma l’idea base è l’Amore. Qui s’intende “atto di Amore”] saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.[ Questo è un po’ più complicato. Il passaggio dalla nostra condizione di peccatori a “giusti”, avviene  nella fede che accoglie l’amore di Dio, rivelato in Gesù crocifisso. Poi Paolo passa dal passato al futuro: “saremo”. E’ un’espressione che l’Apostolo aveva usato dieci anni prima per la chiesa di Tessalonica (cap. 1, 9-10): “Voi avete abbandonato i dei morti per servire il Dio vivo ed attendere dai cieli suo Figlio che ci libera dall’ira incombente” – cioè dal giudizio di condanna a causa del peccato. Il primo atto si chiama dl peccato alla giustizia, l’ultimo atto sarà quando saremo oltre la morte: quando saremo giustificati, ma non salvati per mezzo del Risorto.] 10Se infatti, quando eravamo nemici/empi, ribelli/, siamo stati riconciliati/giustificati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. [Indubbiamente Paolo non è facile da intendere, ma spesso si riduce la fede ad un ritualismo, anche se non si capisce perchè. E siamo al tocco finale di Paolo:] 11Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione. [“riconciliazione” indica il passaggio dallo stato di peccato, di ribellione a quello di salvezza. Il nostro futuro è garantito, perchè si fonda sull’azione di Dio. E questa azione di Dio Creatore, è la gloria di Lui. E cosa ne è dei nostri morti? Non sappiamo e non siamo in grado di dire nulla, perchè non lo sappiamo!]

Spunti per la riflessione

* Vivo la mia fede in Gesù Cristo come relazione giusta con Dio?

* La fede in Gesù Cristo è per me fonte di pace e di speranza?

11 maggio 2013