Una fragile bellezza – La vita con gli occhi di Qoelet

16/10/2017 | Recensioni

Sabato 14 ottobre alle ore 15 e in replica alle 19 andrà in onda un'intervista alla pastora Lidia Maggi a proposito del suo saggio Una fragile bellezza – La vita con gli occhi di Qoelet.
Ed. San Paolo 138 pagg. 12.00 euro
Il saggio di cui parleremo ha per tema uno dei libri del Primo Testamento: il Libro di Qoelet. Nel canone ebraico è una Meghillat, ovvero un rotolo, che, in particolare viene letto per intero a Sukkot, la Festa delle capanne, quando, superato lo Yom Kippur, il Giorno dell’espiazione, al pio ebreo, perché non insuperbisca del suo stato di ritrovata gioia, viene chiesto di costruirsi una capanna di frasche e da quella condizione di precarietà, riflettere sul comportamento dell’uomo e sulla sua sorte, appunto leggendo Qoelet. A un cristiano cattolico può capitare di non ascoltare mai la lettura di Qoelet come “Parola di Dio”. Gli può capitare di non ascoltarla dato che, di domenica, solo nella XVIII “per annum” dell’anno C ne sono letti alcuni versetti.

Lidia Maggi, pastora battista, si occupa di formazione e dialogo ecumenico. Numerose le sue pubblicazioni: ne ricordiamo alcune: Vi affido alla parola. Il lettore la Chiesa e la Bibbia, L’evangelo delle donne – Figure femminili nel Nuovo Testamento, Giobbe e, infine,  Il dolore del mondo.

Brevemente qualche notizia sull’opera e sull’epoca di composizione di Qoelet, un libro all’origine di molte discussioni prima di essere accolto nel canone. Chi è Q.? Più che un nome sembra indicare una funzione: E’colui che parla all’assemblea, o colui che insegna o semplicemente siede in assemblea? Le interpretazioni variano. Si presenta come “figlio di Davide”, re a Gerusalemme, cioè come Salomone. Di fatto non sappiamo chi sia Q., possiamo però stabilirne l’attività intorno alla metà del III sec. a.C. E’ presente a Qumran in rotoli datati intorno al 150 a.C. Porre il Libro di Qoelet sotto il nome di Salomone equivale a certificarne la sapienza. E dunque va letto nel contesto della letteratura sapienziale che ha due idee di fondo: esiste un ordine del mondo e saggio è colui che, conoscendolo, vi si adegua, l’altra dice che in questa vita la felicità o la sventura sono conseguenza del comportamento umano, premiato o castigato dalla giustizia divina. Qoelet va oltre e sulla base della sua esperienza pare concludere dicendo che, se a questo mondo c’è un ordine, all’uomo non è dato conoscerlo, e che i buoni e i malvagi ricevono indifferentemente il male e il bene che la vita offre. Pare concludere così, ma ne parleremo con l’autrice del saggio Una fragile bellezza – La vita con gli occhi di Qoelet.